“Il Governo sta facendo benissimo sulla questione di Sakineh e di Carla Bruni. I forti interessi che abbiamo in Iran non sono un ostacolo, ma possono essere un punto di forza nel difendere i diritti delle donne in quel Paese e la dignità internazionale”.
Lucio Malan - tra i cinque membri della Chiesa Valdese che ha promosso un Appello al Sinodo proprio per prevenire fughe in avanti in materia di intepretazione biblica e omosessualità - ha dichiarato:
“Sono riuscito a leggere il testo approvato dal Sinodo grazie a un sito gay, poiché al nostro sito dissidente è stato con tracotanza negato l’accesso alla seduta, mentre su quello della Chiesa Valdese ci sono solo titoli generici e in grande ritardo.
Nonostante gli appelli pacati e accorati alla prudenza, nonostante fino a poco tempo fa era ancora accreditata l’opinione che si sarebbe rinviata la decisione all’anno prossimo, si è imposta l’ala che fa del politically correct la propria Sacra Scrittura”.
Un’accelerazione fortemente voluta dalla Moderatora che, due giorni prima dell’apertura del Sinodo, aveva rilasciato un’intervista in cui - lei che è solo “organo amministrativo”, come dice il sito della Chiesa Valdese - prefigurava la decisione finale e anche i suoi tempi. Già solo questo sarebbe stato ragione sufficiente a decidere diversamente. Mentre il nostro annuncio a pagamento sul settimanale della Chiesa veniva invece affiancato da un pezzo affossatorio del direttore, molto vicino alla Moderatora, che sosteneva che persino le premesse dell’Appello erano insussistenti.
Siamo così giunti a una situazione paradossale: diamo il via libera alle benedizioni delle coppie gay, ma sulla famiglia resta in vigore un documento del 1971 totalmente rigoroso sulla visione di essa come formata da uomo e donna e fondata, ordinariamente, sulla procreazione. Ma è chiaro che le coppie gay vengono ammesse alla benedizione in quanto forma di famiglia - a meno che non si intenda introdurre la benedizione di qualsiasi cosa, dagli amici del bar alla squadra bocciofila. Una decisione perciò fortemente discutibile nel contenuto, ma certamente demenziale nella struttura dell’atto. E pensare che quest’anno il Sinodo è presieduto da un magistrato!
Le istanze di coloro che si opponevano - a cominciare dal pastore della Comunità di Lingua Francese di Roma, i cui membri sono in gran parte immigrati recenti - sono state dileggiate con affermazioni teologiche di straordinaria leggerezza. Una delle più assurde? Quella secondo cui l’apostolo Paolo avrebbe condannato la pratica omosessuale “a causa dell’influenza della mentalità della sua epoca”. Ma anche i ragazzini sanno che all’epoca l’omosessualità godeva di un’approvazione sociale assai superiore a quella di oggi!
Insomma, un colpo di mano rozzo imposto ai membri del Sinodo con fretta irragionevole, senza risolvere le pesantissime contraddizioni tra ciò che si è approvato e ciò che è ancora vigente, e senza perciò porre alcun confine all’apertura. Non si vede infatti su quale base si potrebbe ora rifiutare la benedizione della Chiesa a unioni poligamiche, incestuose o adulterine. Non verrà fatto perché non è trendy come l’omosessualità e nessuno lo richiederà, ma non vedo strumenti logici in base ai quali ci si potrebbe rifiutare. Queste benedizioni non si capisce perciò cosa saranno, se non una trovata nel tentativo di aumentare il bottino dell’8 per mille.
Quando un organismo mantiene tranquillamente vigenti norme in frontale contraddizione, non è più un organismo, ma è al totale marasma. Non è perciò strano che nella Chiesa Valdese ci siano molte più presenze settimanali sul nostro sito dissidente che a tutti i culti valdesi in Europa messi insieme.
La crisi sta in ciò che è stato sostenuto una pastora, ricevendo purtroppo vasta approvazione: “La Bibbia non è la Parola di Dio, nella Bibbia si trova la Parola di Dio. Il nostro compito è “scavare” per liberarla dalla stratificazione della cultura”. Il che, oltre ad essere violentemente contrario alla vigente confessione di fede, significa due cose gravissime: che la Bibbia è un libro come un altro - poiché tutti sanno che la saggezza di Dio si può trovare dappertutto – e che conoscere la Parola di Dio è roba da “chierici” - cioè gli specialisti che, secondo la pastora, debbono liberarla dalla stratificazione della cultura.
Un giorno triste e grottesco, in una valle che vide per molti secoli i valdesi andare incontro a qualunque pericolo pur di restare fedeli alla Bibbia, che per loro era tutta quanta (e il bello che in teoria lo è ancora oggi) <<Sacra Scrittura, pienamente contenuta nei libri dell’Antico e Nuovo Testamento>>.
Ringrazio i coraggiosi dei 9 voti contrari e i 29 astenuti. Non resta che pregare: avremmo dovuto farlo di più e prima”.
"Con Francesco Cossiga scompare un grande italiano. La sua profonda fede cristiana cattolica non gli impedì, anzi, lo spinse a grande apertura verso le altre confessioni, in particolare con i valdesi che incontrò nel 1989 a Torre Pellice".
"È stato un vero patriota e lo dimostrò nella sua forte difesa di Stay Behind, conosciuta anche come Gladio - l’organizzazione segreta militare che, come negli altri Paesi NATO, avrebbe dovuto entrare in azione in caso di invasione sovietica. Uno dei modi migliori per ricordarlo sarebbe approvare il suo ddl n. 230, firmato da dieci altri senatori, per riconoscere lo status di militari a chi servì la Patria in Gladio, gratuitamente e in segreto, per poi essere accusato in pubblico di essere golpista. Cossiga ebbe il coraggio di difendere la loro causa, proponendo di concedere l’onore di fregiarsi di un distintivo specifico, e con un comma specifico propose di estendere l’onore anche a sé in quanto, a suo tempo, sottosegretario <<specificatamente incaricato a compiti o funzioni collegate a Stay Behind>>”.
“Si potrebbe dire malignamente che
tutti quelli – dell’opposizione e della maggioranza -
che hanno criticato la legge elettorale ne hanno in qualche modo beneficiato. Io sostengo invece la correttezza di questa legge, della quale si e' detto tutto e il contrario di tutto”.
Lo ha detto il senatore Lucio Malan ai microfoni di Radio Radicale.
''Della legge elettorale si e' detto che favorisce la frammentazione. La verita' e' che siamo passati dalle venti liste del 2006 alle quattro o cinque del 2008. E questa legge ha definito chiaramente una maggioranza, sia alla Camera che al Senato, pur con qualche differenza''.
“Quanto alla possibilita' per gli elettori di esprimere il nome di un candidato, anche con i collegi uninominali erano i partiti a scegliere, e anzi si decideva collegio per collegio quale candidato schierare, se uno della Lega o del Pdl o di un partito di centro. E la stessa cosa avveniva a Sinistra, nella scelta se candidare un esponente di Rifondazione o del PD o di Italia dei Valori”.
“Penso che sia meglio che gli elettori scelgano il partito. E se davvero ci fossero preclusioni verso certi candidati, si possono votare altre liste. Le preferenze danno l'illusione di una scelta e la certezza di costi enormi. Credo francamente che non sia il caso di tornare alle preferenze''