Ddl Zan: Malan (FdI) , torna in emendamento Pd a dl Infrastrutture

Signor Presidente, abbiamo qui un ennesimo decreto-legge, corposissimo (ci sono 200 pagine). Ma perlomeno, in omaggio a quanto dice la Costituzione e a quanto dicono le sentenze della Corte costituzionale e i messaggi del Presidente della Repubblica, dovrebbe essere omogeneo, perché il titolo è molto chiaro: “Disposizioni urgenti in materia di investimenti e sicurezza delle infrastrutture, dei trasporti e della circolazione stradale”. Poi ci sono alcune norme sulla funzionalità del Ministero competente, ma – si potrebbe pensare – insomma ci siamo, per una volta siamo dentro la Costituzione. E invece no, perché addirittura all’articolo 1, quello che dovrebbe essere dedicato specificamente a disposizioni urgenti per la sicurezza della circolazione di veicoli di specifiche categorie di utenti, alla Camera, con un emendamento delle Presidenti delle Commissioni ambiente e trasporti, entrambe deputate del Partito Democratico, senza illustrazione dell’emendamento, senza discussione, senza analisi alcuna e senza i pareri delle Commissioni che sarebbero più competenti su questi argomenti, si introducono le stesse cose che c’erano nel disegno di legge Zan, bocciato dal Senato con un voto democratico la settimana scorsa. Si tratta, con il pretesto che sono cose che poi magari passano per la strada, di vietare qualunque tipo di cartellone o forma di pubblicità, che ovviamente include anche qualsiasi tipo di annuncio pubblico che può essere fatto da un partito politico, da un’associazione, da un gruppo religioso.

«È vietata sulle strade e sui veicoli» – per cui attenzione a quello che si scrive sulle automobili – «qualsiasi forma di pubblicità il cui contenuto proponga messaggi sessisti o stereotipi di genere offensivi (…)». Chi decide che cos’è sessista, parola di cui per la verità si fa un uso così ampio che può essere qualunque cosa? E che cosa sono gli stereotipi di genere? Che roba è? Chi giudica? Che cosa sono gli stereotipi di genere? La donna che cucina rientra fra gli stereotipi di genere? Suppongo di sì, per cui dovrà per forza esserci sempre un uomo che cucina e un uomo che fa le pulizie? Benissimo, non c’è nulla di male, ma che sia imposto per legge e che sia addirittura revocato il permesso di pubblicità a chi fa affiggere questi manifesti è francamente una cosa grottesca.

L’articolo prosegue prevedendo anche il divieto di messaggi lesivi del credo religioso: siccome esistono diversi credo, se uno sull’auto ha scritto “Gesù Cristo è figlio di Dio” – ci sono tanti che girano con il simbolo del pesce che vuol dire proprio “Gesù Cristo figlio di Dio” e così via – chi non è cristiano può sentirsi offeso e ne abbiamo già visti molti di questi casi. Tutto questo viene inserito in un decreto-legge contenente disposizioni urgenti per rilanciare le infrastrutture.

Infine, stando sempre alla norma, sono vietati i messaggi discriminatori con riferimento all’orientamento sessuale e all’identità di genere, proprio quella che molte voci, anche da sinistra e tra coloro che erano d’accordo sul resto del disegno di legge Zan, hanno detto che sarebbe stato un errore inserirla nel provvedimento perché identità di genere vuol dire auto-attribuzione dell’identità di genere.

Sulla base di queste cose ci sono Paesi – non parlo di Paesi strani, ma del Regno Unito, ad esempio – in cui non si può più scrivere che gli assorbenti, tipicamente destinati alle donne per le esigenze particolari che hanno, sono per le donne, perché anche un uomo può avere le mestruazioni: se infatti una donna dice di sentirsi uomo, non le si può dare della donna, perché altrimenti è discriminatorio verso la sua identità di genere ed essendo in realtà una donna può avere necessità degli assorbenti. Potrei aggiungere mille altre cose di questo genere.

Tutto questo viene inserito nel provvedimento che stiamo esaminando.

È questo il modo di fare le leggi, con degli emendamenti presentati a tradimento in Commissioni che non c’entrano nulla con certi temi? (Applausi). È una vergogna totale andare in questo modo contro quello che peraltro è stato deciso in Parlamento: tra l’altro, qui non dovremmo discutere di nuovo di questi argomenti perché, essendo stato bocciato il disegno di legge Zan, per sei mesi non dovremmo toccarli.

In ogni caso, nel provvedimento in discussione ci sono anche delle norme che riguardano effettivamente le infrastrutture.

Ho ascoltato l’intervento dell’ex ministro delle infrastrutture e dei trasporti, senatore Toninelli, che ha parlato poco fa: siccome ho un numero limitato di minuti per intervenire, invito chi mi ascolta ad andare a rivedere quello che ha detto l’ex ministro Toninelli, perché ha fatto un attacco pesantissimo al Governo, accusandolo di fare regali alle concessionarie autostradali, specie a quelle grandi, di prorogare delle norme di giustizia che consentirebbero di ridurre le tariffe e così via. Ho condiviso perfettamente quanto ha detto, anche se temo che poi tutte queste cose le voterà domani, quando arriveremo al voto finale, perché fa parte della maggioranza; comunque vedremo.

Aggiungo che effettivamente c’è una serie di norme che vanno a fare ulteriori regali: due anni di proroga, in sostanza, alle concessionarie degli autogrill, delle stazioni di servizio, sia dal punto di vista carburanti, sia dal punto di vista cibo e ristorazione. Ricordo che la proroga delle concessioni è vietata dall’Unione europea, ma questo Governo è europeista solo a fasi alterne. Quando l’Europa fa comodo, bene; se non fa comodo, noi facciamo le cose per conto nostro, preparando il grande regalo ai Benetton – questi in confronto sono proprio gli spiccioli, neanche la mancia – che consiste nel pagare 8 miliardi (più di quello che la legge consentirebbe) la quota di maggioranza della società Autostrade da parte di Cassa depositi e prestiti, a spese naturalmente dei cittadini, che per diciotto anni si troveranno degli aumenti micidiali sulle tariffe.

Ci sono poi altre cose su cui il Governo regolarmente non risponde: la concessione autostradale della Brescia-Padova è stata prorogata in carico all’attuale gestore sulla base di un documento annullato dal Consiglio di Stato, annullamento confermato dalla Corte di cassazione.

Il Governo non solo non fa nulla, ma non risponde alle interrogazioni.

Se questo è il modo di fare decreti-legge, veramente ne abbiamo abbastanza! (Applausi).

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