Come mai il MIT non ha rilevato la fatale carenza di manutenzione e investimenti sulla rete ASPI, forse perché i funzionari sono sempre gli stessi?

Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. –

Premesso che:

la carenza di manutenzione e investimenti sulla rete autostradale in concessione a ASPI è stata evidenziata non solo dal tragico crollo del ponte Morandi, ma anche da una serie di notizie emerse nel corso degli ultimi 3 anni;

da ultimo, nel libro appena uscito della giornalista de “Il Sole-24 ore” Laura Galvagni “Il crollo del ponte Morandi e non solo: tra finanza e politica, una storia tipicamente italiana”, si afferma, con ricchezza di cifre e citazione di fonti, che già tra il 2000 e il 2011 gli investimenti erano inferiori a quanto stabilito, ma negli anni seguenti sono crollati, insieme a manutenzione e controlli, consentendo una crescita spettacolare dei dividendi, non solo altissimi in termini assoluti, 1,86 miliardi di euro nel 2017, ma particolarmente impressionanti se si tiene presente che sono stati pari all’incirca il 50 per cento dei ricavi, una percentuale ingiustificata tenendo presente che è un’attività garantita, senza concorrenza, su una proprietà dello Stato;

il 1° giugno 2017 il sottosegretario pro tempore Umberto del Basso De Caro (rispondendo in Senato a un atto di sindacato ispettivo dell’interrogante, 3-03533, sull’applicazione all’interno del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti della rotazione degli incarichi dirigenziali prevista dall’articolo 1 della legge 6 novembre 2012, n. 190, detta “anticorruzione”, la cui importanza è costantemente ribadita dall’ANAC nei suoi piani anticorruzione quale misura finalizzata a limitare il consolidarsi di relazioni che possano alimentare dinamiche improprie nella gestione amministrativa) spiegava che presso il Ministero tutti gli incarichi vengono ciclicamente posti ad interpello e assegnati a domanda degli interessati, precisando che la situazione della direzione sulla vigilanza delle concessionarie autostradali presenta delle ulteriori particolarità per via del trasferimento di ramo di azienda avvenuto ope legis nel 2012 e che addirittura, per l’incarico di prima fascia presso la direzione, il Ministro pro tempore valutava la necessità di garantire la continuità dell’azione amministrativa, nominando direttore colui che svolgeva le medesime funzioni presso l’ANAS; in sostanza si era seguito il criterio esattamente opposto a quello voluto dalla legge “anticorruzione”,

si chiede di sapere:

se i competenti uffici del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, ora Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, abbiano rilevato la carenza di investimenti e manutenzione da parte di ASPI, in particolare dopo il 2011; in caso negativo, come questo sia potuto accadere considerando che per riscontrare tale carenza di investimenti e manutenzione non era neppure necessario fare dei sopralluoghi, ma era ed è sufficiente leggere i bilanci della società concessionaria; in caso negativo, quali iniziative furono prese per ovviare a tale carenza e come mai sono evidentemente state inefficaci;

se la mancanza di rotazione degli incarichi dirigenziali prevista dalla legge abbia influenzato l’inefficacia dell’attività del Ministero rispetto ai mancati investimenti e alla pericolosa carenza di manutenzione;

se, almeno dopo il giugno 2017, si sia applicata presso il Ministero la rotazione degli incarichi richiesta dalla legge.

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