FIAT: oltre agli ecoincentivi, la riconversione di alcuni impianti e il ritorno in Italia di parte degli assets sarebbero auspicabili

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata sui recenti sviluppi della vicenda FIAT
Interrogazione del senatore Malan

La mia domanda al Signor Ministro verte sull’efficacia degli ecoincentivi introdotti dal Governo in questi mesi e sulla possibilità di proseguirli nel futuro specialmente per le auto non inquinanti, che potrebbero essere uno dei punti principali del rilancio dell’azienda e del suo indotto, che forse è la parte che più di tutte patisce in questa fase di crisi.

Risposta del Ministro per le Attività produttive

La continuazione della politica degli ecoincentivi è uno degli strumenti che il Governo, con ogni probabilità, userà perché – come dicevo all’inizio – si sono dimostrati efficaci. C’è però una precisazione da fare: questo interventi – come pure quello fatto in termini di rottamazione dal precedente Governo – servono a rallentare una situazione di dèrapage congiunturale, nella quale l’economia non tira e questo ha riflessi sulla domanda; di per sé, questo tipo di interventi serve a frenare la caduta ma non a risolvere la situazione. I problemi sono di carattere strutturale e devono essere affrontati soprattutto dall’impresa, perché ricordo a tutti che siamo in Europa e di aiuti all’impresa non si può fare uso.

Replica del senatore Malan

Innanzitutto, ringrazio il Ministro per la puntuale risposta che ci ha fornito.

Crediamo sia necessario un cambiamento dell’intera strategia politica industriale dell’azienda. Gli incentivi di questo periodo servono a rilanciare il mercato dell’automobile in un periodo di congiuntura, mentre quelli concessi nel passato non hanno ottenuto quest’effetto; anzi, trattandosi di incentivi erogati in epoca non di crisi ma di mercato normale, hanno avuto l’effetto di togliere al management dell’azienda quella spinta che avrebbe dovuto avere per ri-direzionare la propria strategia e la propria produzione, perché è da lì che può scaturire il rilancio.

Bisogna prendere in esame progetti di riconversione per certi impianti, in particolare per quello di Termini Imerese che non può assolutamente essere chiuso, perché si farebbe mancare una importante realtà in una zona dove l’occupazione è già molto difficile. Forse si dovrebbe puntare proprio sulle produzioni delle auto non inquinanti, delle auto a metano, e anche utilizzare le moderne tecniche portate dai mezzi telematici, con le quali si possono mobilizzare non solo i lavoratori ma anche le fasi o le tecniche di produzione, delocalizzando rispetto ad altri settori. Dovrebbero forse essere riportate in Italia fasi di lavorazione che nel passato sono state trasferite all’estero. Infine, credo che il Governo, certo di avere il sostegno di tutti, potrebbe invitare la proprietà dell’azienda a far fronte al rilancio anche riportando in Italia una parte di quegli asset diversificati, specialmente quelli creati all’estero, approfittando degli anni buoni del passato. Crediamo sia giunta l’ora di utilizzare questi beni per rilanciare la FIAT in Italia.

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