OMOFOBIA: MALAN, ‘MADRE PROTESTA PER LEZIONI LGBT, VOTI PIU’ BASSI AL FIGLIO’

Una mamma dice sì ad corso di educazione sessuale in una scuola primaria, poi scopre che, senza richiedere alcuna autorizzazione, sono state affrontate tematiche Lgbt e protesta con l’insegnante e il dirigente. Al termine dell’anno scolastico il figlio, “da sempre studioso con profitto”, viene penalizzato in tutti i voti finali. A denunciare e raccontare la vicenda in modo particolareggiato, in un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, il senatore di Fratelli d’Italia Lucio Malan. Il prologo. “Nel corso dell’anno scolastico 2020/2021, alla signora M.M. madre di L. N., del 2010, frequentante la classe quinta della scuola primaria del convitto nazionale ‘Umberto primo’ di Torino, così come a tutti gli altri genitori, nell’ambito del piano di offerta formativa”, viene proposto un corso di educazione sessuale, allegando tutta la documentazione che verrà utilizzata durante le lezioni. La mamma ritiene la proposta idonea all’età del figlio e rilascia il relativo consenso. “L. -scrive Malan nell’interrogazione- è un bambino sano, bene educato e ben seguito dalla madre nonché da sempre studioso con profitto, in particolare in matematica, materia nella quale alla fine del 2020 si è classificato a livello nazionale nell’ambito di una nota competizione accreditata presso il ministero dell’Istruzione”.

Il 22 aprile del 2021 si accende la miccia che fa esplodere il caso: la signora M.M. riceve “dalla maestra, M.L.C., nella chat su WhatsApp dei genitori della classe del figlio, le fotografie degli elaborati sotto forma di cartelloni realizzati dai ragazzi raffiguranti scritte di propaganda Lgbt”. La madre chiede spiegazioni al figlio, che racconta, “con evidente imbarazzo, che sono state le maestre a fare tutto quel ‘lavoro’ e che in sostanza lui ha scritto parte di quei cartelloni sotto la loro totale indicazione e supervisione”. “La signora M.M. -scrive sempre il senatore di Fdi nell’interrogazione- pensava che quei lavori fossero stati inseriti nel corso di educazione sessuale per il quale lei aveva rilasciato il consenso informato, ma è emerso che i lavori di propaganda Lgbt sono stati eseguiti in altra circostanza”. Così “il 27 aprile 2021 la madre di L.” scrive “un’e-mail all’insegnante M.L.C., presentando le proprie ferme rimostranze, fra cui la natura sensibile dell’argomento trattato e la mancanza di informazione sulle attività citate, per le quali non le è stata chiesta alcuna autorizzazione, a differenza di quanto avvenuto per il corso di educazione sessuale”.

La maestra, sempre secondo il racconto di Malan, “avrebbe risposto” che il tema è stato affrontato “dietro una ‘forte richiesta da parte di alcuni alunni’ della classe, ‘trattato in maniera soft, ponendo l’attenzione sul rispetto della diversità’ ex articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea”. Tuttavia, si legge sempre nell’interrogazione, “il figlio non avrebbe confermato che alcuni alunni avessero richiesto di trattare la tematica Lgbt”. La mamma così chiede e ottiene “un colloquio con il rettore della scuola, professoressa G.G.”, che difende “acriticamente l’operato delle insegnanti del figlio, responsabili di quel ‘lavoro’ in classe sulle tematiche Lgbt”. Arriva il termine dell’anno scolastico e della quinta classe e al momento del ritiro della pagella L. trova “penalizzati tutti i suoi voti finali: il sospetto della madre -denuncia Malan- è che la scuola si sia voluta rivalere sul figlio, ingiustamente penalizzandolo nella valutazione finale a causa delle sue rimostranze verso quella lezione trattante tematiche Lgbt”.

Di qui le richieste del senatore di Fdi al ministro dell’Istruzione, per sapere “come giudichi i fatti esposti; se e quali provvedimenti intenda adottare nei confronti dei responsabili dello svolgimento di tale lezione fuori offerta formativa e senza il consenso dei genitori; come si concili tale progetto ideologico con il ruolo della famiglia, che ha in maniera privilegiata il compito di educazione dei figli, considerato anche il fatto che essa rappresenta l’ambiente più idoneo ad assolvere l’obbligo di assicurare una graduale educazione della vita sessuale, in maniera prudente e armonica, conformemente alle proprie convinzioni morali”. Al ministro, Malan chiede inoltre “in che modo si ritengano rispettati i diritti fondamentali riconosciuti, garantiti e tutelati dalla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, in particolare l’articolo 18, che garantisce la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, i propri valori religiosi nell’educazione; l’articolo 26, nella parte in cui attribuisce ai genitori il diritto di priorità nella scelta di educazione da impartire ai propri figli; e l’articolo 30 della Costituzione italiana che garantisce e tutela il diritto e dovere dei genitori ad educare i propri figli”.

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