Chi inneggia alla pedofilia continua a operare sotto la protezione del Governo

Illustrazione, risposta del Governo e replica all’interpellanza dei senatori Giovanardi, Malan, Gasparri e Formigoni sulla presenza del Circolo culturale «Mario Mieli» all’interno del gruppo di lavoro dell’UNAR presso la Presidenza del Consiglio
Illustrazione dell’interpellanza da parte del senatore Malan (Inizio – minuto 15.40 del video)

Signor Sottosegretario, abbiamo presentato questa interpellanza il 5 agosto scorso. La prima firma è del senatore Giovanardi, la seconda è la mia, la terza è del senatore Gasparri, che presiede l’Aula in questo momento, e la quarta del senatore Formigoni.

L’UNAR – l’Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozioni delle discriminazioni fondate sulla razza e sull’origine etnica, detto per brevità Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali – senza che nessuna norma di legge lo preveda, da tempo si occupa delle persone LGBT. Questo Ufficio, come scrive più volte nei suoi documenti, opera avvalendosi di un gruppo nazionale di lavoro, nominato con decreto direttoriale del 20 novembre del 2012, costituito da 29 associazioni che raggruppano persone omosessuali. Tra queste spicca il Circolo culturale omosessuale «Mario Mieli».

L’UNAR, tra le altre cose, ha elaborato un documento intitolato «Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015)», sul quale ho presentato diverse interrogazioni che non hanno mai avuto risposta. Il documento è pubblicato sul sito della Presidenza del Consiglio dei ministri, sotto l’egida del Dipartimento per le pari opportunità. Questa Strategia è stata arricchita da vari altri documenti che sono tutti sulla stessa linea. Nel testo della Strategia si legge che le 29 associazioni, tra le quali il circolo di cultura omosessuale «Mario Mieli», hanno partecipato al processo di definizione della strategia stessa e che «è stata preziosa la consultazione delle associazioni LGBT, le quali hanno svolto un ruolo attivo e propositivo». Sto citando parole del documento del Governo italiano che prosegue: «Le Associazioni sono tra gli stakeholder» – e qui chiedo scusa, perché evidentemente non è conosciuta la lingua italiana in alcuni ambiti ministeriali – «privilegiati nell’elaborazione della Strategia nel suo complesso, sia nell’identificazione degli obiettivi che nella previsione delle azioni positive da realizzare». In altre parole, queste associazioni, tra le quali il circolo «Mario Mieli», hanno avuto un ruolo determinante nel definire le strategie.

Nell’ambito di queste strategie, il paragrafo 4.1 del capitolo 4 si intitola «Asse educazione e istruzione» e dunque riguarda studenti, giovani e bambini che frequentano le scuole. Tra le misure da mettere in atto si propone l’accreditamento delle associazioni LGBT presso il Ministero dell’Università e della Ricerca scientifica in qualità di enti di formazione e la «valorizzazione dell’expertise» – torna questa lingua straniera – «delle associazioni LGBT in merito alla formazione e sensibilizzazione di docenti, degli studenti e delle famiglie». Noto, di passaggio, che, secondo la Costituzione, è alle famiglie che spettano il diritto e il dovere di occuparsi primariamente dell’educazione dei bambini: qui, invece, abbiamo le associazioni LGBT che sono messe al di sopra delle famiglie, dei docenti e, naturalmente, degli studenti.
Ebbene, veniamo al Circolo di cultura omosessuale intitolato a Mario Mieli, il quale morì suicida negli anni Settanta. Egli scrisse nel 1977 la sua opera principale – e pressoché unica – «Elementi di critica omosessuale». Molti conoscono una delle frasi più note di questo libro, che citerò con un certo imbarazzo. Scriveva il signor Mario Mieli, a nome del quale è stato intitolato questo Circolo di cultura omosessuale che figura tra gli interlocutori privilegiati del Governo italiano per stabilire come educare alla sessualità i bambini nelle scuole: «Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro. Per questo la pederastia è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, educastra, nega, calando sul suo erotismo la griglia edipica. (…) La pederastia, invece “è una freccia di libidine scagliata verso il feto”». Questa frase, che è stata citata parecchie volte, sia pure meno di quanto meriterebbe, si potrebbe pensare che sia fuori contesto: in realtà, è l’intero libro del Mieli che va in questa direzione e questo è quasi il fulcro del libro di Mario Mieli, che va in questa direzione. Secondo questo “studioso”, in sostanza, la chiave nell’educazione sana di un individuo sta nell’avviarlo fin dalla nascita all’erotismo con adulti, con preferenza per quelli dello stesso sesso, per evitare – lo diceva già la frase che ho letto – che il bambino venga traumatizzato e la sua personalità limitata da tabù e convenzioni sociali.

L’autore Mario Mieli stigmatizza il fatto che il padre, nel senso generale di “i padri”, rifiuti «contatti erotici aperti con il figlio (il quale invece desidera “indifferenziatamente” e quindi desidera» sessualmente «anche il padre) – così come gli altri maschi adulti, in forza del tabù antipederastia, rifiutano rapporti sessuali con il bambino». Queste sono le persone che cita negativamente Mario Mieli. Secondo Mieli, l’attrazione dei maschi verso le donne è dovuta al fatto che esse incarnano quella femminilità che gli uomini hanno negato in sé, e il rapporto del bambino con la madre, essendo represso dal divieto di pederastia, «lascia una traccia nefasta nella vita (erotica) di ciascuno», per cui meglio sarebbe che i bambini avessero rapporti sessuali con le loro madri oltre che, primariamente, con i padri. «L’eterosessualità», continua Mario Mieli, «è essenzialmente reazionaria poiché (…) perpetua il maschio fallocrate, quel prototipo di maschio fascista (…)». «L’amore eterosessuale» – scrive più avanti – «è negazione della donna». «L'”amico del cuore” dell’infanzia e dell’adolescenza è in realtà “oggetto” di desiderio in senso lato e quindi (anche) sessuale». Sono sempre parole della sostanzialmente unica opera di Mario Mieli. Poi, naturalmente, non sfugge la famiglia, che è vista in modo totalmente negativo.

Parlando di religione, Mario Mieli scrive: «L’amore per Dio e il timore di Dio sono il risultato nevrotico di un amore per i genitori censurato dal tabù dell’incesto e da quello antiomosessuale (…)», quindi la religione è frutto di una malattia mentale generata dal fatto che il bambino non ha rapporti sessuali con i genitori, che invece sarebbe augurabile dovesse avere, secondo questo individuo.

A scanso di equivoci – per chiarire, se ce ne fosse bisogno, che le sue parole riguardanti queste pratiche non sono teoriche, non sono delle provocazioni intellettuali, ma sono una esortazione alla pratica – nelle conclusioni riassuntive dell’intero contenuto del libro Mario Mieli scrive: «La liberazione dell’Eros e l’emancipazione del genere umano passano necessariamente attraverso la liberazione dell’omoerotismo che comprende… l’espressione concreta della componente omoerotica del desiderio da parte di tutti gli esseri umani». Il peggio, però, viene dopo: «Non possiamo» – scrive Mieli – «raffigurarci l’importanza del contributo fornito alla rivoluzione e all’emancipazione umana dalla liberazione progressiva del sadismo,» – queste sono le cose che andrebbero promosse per garantire l’emancipazione umana – «del masochismo, della pederastia propriamente detta, della gerontofilia, della necrofilia, della zooerastia, dell’autoerotismo, del feticismo, della scatologia, dell’urofilia, dell’esibizionismo del voyeurismo». Vale a dire che, secondo Mario Mieli, non possiamo comprendere a pieno il grande beneficio di tutte queste pratiche – alcune delle quali apertamente proibite dalla legge – non soltanto la pederastia, «se non muovendo in prima persona alla disinibizione e alla concreta espressione di tali tendenze». Non basta, cioè, dire che la pederastia è fondamentale per il bambino, ma bisogna anche praticarla. Noi non sappiamo se il signor Mario Mieli l’abbia praticata o meno e, tutto sommato, a tanti anni dalla sua morte – peraltro autoinflitta – è un fatto secondario ai fini di questa interrogazione, ma di sicuro lui non soltanto ne esaltava la funzione fondamentale nell’educazione dell’individuo, ma esortava concretamente a praticarla, indipendentemente dal fatto che poi lui fosse all’altezza, si fa per dire, o piuttosto alla bassezza dei suoi suggerimenti (sappiamo che praticava pubblicamente anche la coprofagia e altre pratiche di questo genere).

Le domande che poniamo in questa interrogazione, signor Sottosegretario, sono quindi le seguenti: perché il Governo si avvale di un Circolo che è intitolato ad un individuo il cui unico contributo – si fa per dire – dato alla cultura del nostro Paese è un’opera in cui queste idee vengono propugnate?

Visto che il Governo ha inteso avvalersi del contributo di questa associazione, quali sono le cose che sono state recepite, proposte da questa associazione, che poi devono essere portate nelle scuole ed imposte, o quantomeno “suggerite” ai genitori, ai docenti ed ai ragazzi?

Infine vorremmo sapere, signor Sottosegretario, se il Governo non ritenga di dover interrompere il più presto possibile questa collaborazione. Sottolineo che questa interrogazione è stata presentata quattro mesi fa ed evidentemente il contributo – si fa per dire – di questa Associazione è continuato in questi quattro mesi.

Signor Sottosegretario, la Sua figura è sicuramente autorevole e Lei certamente, quando è qui in quest’Aula, rappresenta il Governo, ma è curioso che venga il Sottosegretario per l’Interno a rispondere a questa interrogazione quando l’interrogazione è posta alla Presidenza del Consiglio e semmai, oltre alla Presidenza del Consiglio, può essere coinvolto il Ministero dell’Istruzione presso cui queste associazioni dovrebbero essere accreditate, secondo quanto un documento governativo auspica. Io, francamente, non comprendo molto, e spero che le cose che ci dirà faranno superare questa piccola anomalia. È anche onestamente sconvolgente pensare che di questo nessuno parli: c’è stato forse qualche articolo qua e là, ma la grande comunicazione non parla di un’associazione intitolata a un signore, noto unicamente – oltre che per mangiare i propri escrementi in pubblico, e lo dico citando Internet, non faccio del pettegolezzo – per avere esaltato la pedofilia e la pederastia e per avere sottolineato che i bambini che non la praticano crescono male (e non come lui, invece, che è venuto su benissimo!).

Non riesco a capire come una notizia di questo genere, ovvero che un’associazione di questo genere collabori con il Governo per stilare documenti importantissimi che vengono poi imposti in tutta la pubblica amministrazione; e non solo: anche nelle scuole – e non solo quelle pubbliche (sappiamo bene che con il concetto di scuole paritarie si arriva ad una collaborazione tale per cui anche le scuole private devono recepire quanto recepito dalle scuole pubbliche). Ebbene, è scandaloso che di questo non si parli, salvo quelle pochissime informazioni che siamo in grado di ottenere facendo comunicati e cercando di dirlo in ogni circostanza. Mi chiedo anche come mai – e in questo senso è positivo il fatto che abbiamo aspettato quattro mesi per avere una risposta a questa interpellanza – non ci sia mai stata una singola nota del Governo, della Presidenza del Consiglio, del Ministero dell’istruzione, dell’UNAR, spiegando per quale motivo non c’è da allarmarsi (francamente, infatti, non vedo come non ci sia da allarmarmi). Neppure il Circolo «Mario Mieli» ha pensato di fare alcunché per spiegare come mai si sia intitolato il Circolo a Mario Mieli. Va anche sottolineato che molte associazioni LGBT, per partito preso, hanno difeso a ogni costo il circolo «Mario Mieli» dicendo che i cattivi sono quei quattro senatori che hanno presentato questa interpellanza, affermando che le sue dichiarazioni vanno tutte contestualizzate perché – questa è la loro tesi – Mario Mieli ha preso alcune posizioni per rispondere all’emarginazione alla quale venivano sottoposte le persone omosessuali. Credo personalmente che, con quelle dichiarazioni, egli semmai contribuisca all’emarginazione degli omosessuali perché, se si crede a lui – io non ci credo, ma lui dimostrava di crederlo – il vero omosessuale deve essere pedofilo e pederasta. Ripeto, io non ci credo, perché ritengo che siano cose ben diverse. Anche alcuni eterosessuali possono avere tendenze verso bambini di piccolissima età, ma è cosa ben diversa dalla eterosessualità in generale, così come l’omosessualità è cosa diversa dalla pedofilia. Questo signore, però, diceva esattamente il contrario, e cioè che, se non si comincia subito, poi il bambino si rovina.

Possibile che questo signore abbia trovato solo difese e solo quattro senatori a chiedere ragione di questo? Francamente, indipendentemente da ciò che ci dirà – e spero che sarà risolutivo in qualche modo, Signor rappresentante del Governo – credo che già solo questo ponga il Governo veramente dalla parte sbagliata, così come l’UNAR e il circolo «Mario Mieli».

 

Risposta del sottosegretario di Stato per l’Interno (minuto 15.41 – fine del video)

Signor Presidente, con riferimento all’interpellanza indicata e illustrata in oggetto, a prima firma del senatore Giovanardi, con la quale sono state richiamate all’attenzione alcune questioni riguardanti l’attività dell’UNAR – l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali – per quanto di competenza si rappresenta quanto segue.

L’Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza e sull’origine etnica – UNAR – è stato istituito con il decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215, con il compito di «svolgere in modo autonomo e imparziale, attività di promozione della parità e di rimozione di qualsiasi forma di discriminazione fondata sulla razza o sull’origine etnica». In merito a quanto segnalato dagli onorevoli senatori nell’interpellanza in discussione circa il presunto allargamento delle competenze dell’UNAR anche alle tematiche LGBT, si sottolinea, innanzitutto, che l’UNAR è stato costituito e opera presso la Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per le pari opportunità. Tale Dipartimento, ai sensi dell’articolo 16 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1 ottobre 2012, recante «Ordinamento delle strutture generali della Presidenza Consiglio dei ministri», è la «struttura di supporto al Presidente che opera nell’area funzionale inerente alla promozione e al coordinamento delle politiche dei diritti della persona, delle pari opportunità e della parità di trattamento e delle azioni di Governo volte a prevenire e rimuovere ogni forma e causa di discriminazione». Le predette funzioni sono svolte dal Dipartimento per le pari opportunità secondo quanto previsto dal decreto ministeriale 4 dicembre 2012, recante «Organizzazione interna del Dipartimento per le pari opportunità» che, all’articolo 8, attribuisce all’UNAR la funzione di garantire l’effettività del principio di parità di trattamento tra le persone, prevedendo, altresì, che «In stretto raccordo con le altre strutture del Dipartimento, l’Ufficio elabora proposte di intervento, azioni di sistema e metodologie per l’assistenza legale e il supporto alle vittime di comportamenti discriminatori che, con precipuo riferimento alla razza ed etnia, siano collegabili ad altri fattori e al fenomeno delle discriminazioni multiple». Al riguardo, si segnala che il Dipartimento per le pari opportunità promuove l’attuazione dei principi in materia di parità di trattamento e di rimozione delle discriminazioni in tali ambiti nel rispetto di quanto stabilito da specifiche direttive ministeriali emanate annualmente per dettare le linee guida dell’azione amministrativa. In particolare, le direttive generali per l’azione amministrativa per gli anni 2012, 2013 e 2014 assegnano all’UNAR l’attuazione di obiettivi operativi rilevanti in materia di prevenzione e contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere.

Si segnala, in proposito, che l’impegno dell’Italia nel contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere è stato rappresentato dall’adesione al programma «Combattere le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere», del Consiglio d’Europa per l’attuazione e implementazione della raccomandazione del Comitato dei Ministri. Per quanto riguarda l’esperienza del nostro Paese, l’adesione al programma del Consiglio d’Europa è stata fondamentale, poiché ha rappresentato l’inizio di un lungo e laborioso percorso che, con la Strategia nazionale LGBT (2013-2015), adottata con decreto ministeriale del 19 aprile 2013, ha dato avvio a un piano di azioni integrate e multidisciplinari. Partendo da un approccio pragmatico sono stati individuati, sulla base dell’analisi delle maggiori criticità, quattro ambiti strategici di intervento e i relativi obiettivi e misure specifiche da mettere in campo per promuovere la parità di trattamento delle persone LGBT, quali: l’educazione e l’istruzione, il lavoro, la sicurezza e le carceri, i media e la comunicazione. In particolare, si evidenzia la centralità dell’asse educazione e istruzione all’interno della strategia, in quanto la scuola rappresenta l’agenzia fondamentale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni e per la promozione dei diritti umani, in funzione di una società aperta e pienamente inclusiva. Gli obiettivi e le misure descritte nell’asse educazione della strategia sono tutte volte al rispetto del principio, dettato dal Consiglio d’Europa, del diritto dei bambini e dei giovani all’educazione in un ambiente scolastico sicuro, al riparo dalla violenza, dal bullismo o dall’esclusione sociale.

Si sottolinea che la Strategia nazionale LGBT è stata condivisa con le amministrazioni centrali coinvolte nei predetti ambiti e, tra queste, il Ministero dell’Istruzione – oltre ai Ministeri dell’Interno, della Giustizia, della Salute, del Lavoro e degli Affari esteri, della Conferenza delle Regioni, dell’ANCI, nonché con le associazioni di settore e con le parti sociali. In particolare, per quanto attiene all’asse educazione e istruzione, si segnalano le circolari del Ministero dell’istruzione del 18 dicembre 2013 e del 21 ottobre 2014 rivolte ai direttori delle direzioni generali dei Dipartimenti del MIUR, ai direttori generali degli uffici scolastici regionali e ai dirigenti degli ambiti territoriali provinciali di informazione sulle attività di sensibilizzazione e formazione previste dalla strategia nazionale LGBT. Al riguardo, si richiamano le attività di formazione per le figure apicali del MIUR sulle attività LGBT che sono state realizzate nell’ambito dell’Accordo di collaborazione, sottoscritto nel giugno 2013, tra il Dipartimento per le pari opportunità e il Comune di Torino.

Con riferimento al documento richiamato nel testo dell’interpellanza e denominato in quest’ultima «Comunicare senza pregiudizi» si segnala che si tratta, in realtà, del documento contenente le «Linee guida per una informazione rispettosa delle persone LGBT». Tali linee guida nascono nell’ambito di un progetto finanziato dal Consiglio d’Europa, in attuazione del programma sopracitato, nel cui ambito è stato realizzato un ciclo di seminari dal titolo «L’orgoglio e i pregiudizi», in collaborazione con la Federazione Nazionale della Stampa e l’Ordine dei giornalisti. In particolare, sono stati realizzati quattro seminari – svoltisi nel mese di ottobre 2013, a Milano, Roma, Napoli e Palermo – che hanno visto un’ampia partecipazione di giornalisti, blogger ed esperti della comunicazione. Tenuto conto del forte interesse suscitato dai seminari e dai laboratori svolti nell’ambito del progetto in questione, si è ritenuto opportuno raccogliere i risultati e i punti comuni emersi dal dibattito in un unico documento che possa aiutare chiunque desideri affrontare e conoscere i delicati temi LGBT. Le linee guida non rappresentano una carta deontologica, ma soltanto uno strumento di lavoro il cui scopo è quello di evitare che l’informazione professionale veicoli stereotipi e pregiudizi.

In relazione a quanto segnalato dagli onorevoli senatori interpellanti circa l’elaborazione della strategia nazionale LGBT, si sottolinea che la stessa ha richiesto la necessaria collaborazione non soltanto delle istituzioni a vario titolo coinvolte in tali ambiti, ma anche delle associazioni di settore. A tale scopo l’UNAR, con decreto direttoriale del 20 novembre 2012, ha istituito il Gruppo Nazionale di Lavoro (GNL), di cui fanno parte 29 associazioni di settore, per la definizione e pianificazione delle politiche della strategia nazionale.
Con riferimento alla richiesta contenuta nell’interpellanza in discussione circa l’opportunità dell’accreditamento di taluna di queste associazioni presso il MIUR, si segnala che, per quanto riguarda una delle misure considerate dalla strategia nazionale LGBT nell’asse educazione, ovvero «l’accreditamento delle associazioni LGBT presso il MIUR, in qualità di enti di formazione», non si è inteso in alcun modo prevedere misure prescrittive, tenuto conto che obiettivo della strategia è principalmente quello di fornire indicazioni e spunti di riflessione sui temi in questione, nel rispetto del principio di massima condivisione tra le istituzioni centrali e la società civile, così come indicato dal Consiglio d’Europa. Si sottolinea che l’eventuale accreditamento presso gli istituti scolastici è di competenza esclusiva del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Per quanto riguarda il Circolo culturale «Mario Mieli», costituito nel 1983, si tratta di un’associazione specializzata nella prevenzione e nel contrasto delle discriminazioni fondate su orientamento sessuale e identità di genere. Tale associazione risulta iscritta dal 2012 presso il registro UNAR, di cui all’articolo 6 del decreto legislativo n. 215 del 2003, che raccoglie tutte le associazioni e gli enti che svolgono attività nel campo della lotta alle discriminazioni, e fa parte delle 29 associazioni LGBT che costituiscono il predetto gruppo nazionale di lavoro.

Al riguardo si sottolinea che, a prescindere da quanto sostenuto da Mario Mieli in alcuni passaggi delle proprie opere (passaggi che sono stati anche ricordati dall’interpellante nel suo intervento e riportati nel testo dell’interpellanza), il Circolo culturale si è sempre caratterizzato per attività volta all’affermazione della tutela dei diritti civili, non è mai stato coinvolto in casi di pedofilia, né risulta aver sostenuto la liceità di pratiche di tal genere.

GIOVANARDI (AP (NCD-UDC)). Come no?

(Sottosegretario di Stato per l’interno) In ogni caso, si richiama l’attenzione sul fatto che la collaborazione del Circolo culturale in questione con l’UNAR, così come quella con ogni altra associazione, è stata sempre sottoposta alla verifica attenta da parte dell’Ufficio, che ha pertanto mantenuto una propria autonomia di analisi e decisionale.

Per quanto riguarda gli opuscoli intitolati «Educare alla diversità a scuola», richiamati nel testo dell’interpellanza, si segnala che essi sono il risultato del progetto «Educare alla diversità a scuola», commissionato nel 2012 dall’UNAR a una scuola di specializzazione di psicoterapia, accreditata dal MIUR addirittura nel 2004, con l’obiettivo di elaborare uno strumento di conoscenza e di supporto sulle delicate tematiche della prevenzione e contrasto dell’omofobia e, soprattutto, del bullismo. L’elaborato, approvato dall’UNAR nel luglio 2013, consiste, infatti, in un kit di materiale informativo e formativo, suddiviso per i tre ordini di scuola (primaria, secondaria di primo grado, secondaria di secondo grado) e rappresenta uno strumento di supporto all’attività dei docenti per favorire la creazione di un clima scolastico basato sul rispetto e sull’accoglienza delle differenze, nonché sulla prevenzione delle discriminazioni e dei fenomeni di bullismo.

Si sottolinea che tale materiale è stato ideato e realizzato per il corpo docente e non è mai stato diffuso da parte dell’UNAR nelle scuole, né mai pubblicato ufficialmente, né stampato o distribuito negli istituti scolastici, poiché la diffusione di materiale didattico nel circuito scolastico è di esclusiva competenza del MIUR. L’UNAR ha autorizzato soltanto una diffusione parziale degli strumenti conoscitivi, attraverso l’ente che, previa richiesta, ha dato la possibilità a studiosi e docenti di avvalersi dei risultati della ricerca.Conseguentemente, non corrisponde al vero la notizia concernente la diffusione del kit nelle scuole da parte dell’UNAR.

Per quanto concerne i rapporti dell’UNAR con il Ministero dell’istruzione, si segnala che è in corso un accordo di collaborazione, siglato nel dicembre 2013, a seguito del quale è stato bandito, nel dicembre 2014, un avviso pubblico nazionale destinato al finanziamento, con risorse congiunte, di progetti contro la violenza e le discriminazioni, rivolto soprattutto alle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, con l’obiettivo di educare le nuove generazioni al valore positivo della diversità e alla cultura del rispetto dell’altro.

 

Replica del senatore Giovanardi

Vergogna, vergogna, vergogna, vergogna, vergogna, vergogna! Potrei utilizzare i miei cinque minuti ripetendo all’infinito la vergogna – ma non per il povero Sottosegretario per l’interno, che non c’entra nulla, catapultato qua a leggerci una surreale risposta. Vergogna per un Governo che copre chi inneggia alla pedofilia e alla pederastia; che copre questo atteggiamento indegno e collabora con un Circolo, il «Mario Mieli», che non soltanto è intitolato a un signore che scriveva queste cose aberranti, ma che nel suo sito scrive che il nocciolo della questione degli omosessuali è quello di trovarsi ad affrontare, in quegli anni, lo scioglimento dell’opposizione eterosessuale-omosessuale, ma soprattutto nella denuncia dell’inconsistenza del vizio ideologico dietro al principio di monosessualità. Scrive sempre il Mario Mieli che a questa prospettiva unilaterale, incapace di cogliere la natura ambivalente e dinamica della dimensione sessuale, oppose un principio di Eros libero, molteplice e poliforme. Nel corso di questa operazione merita con assoluta chiarezza quanto tragicamente ridicola fosse «la stragrande maggioranza delle persone, nelle loro divise mostruose da maschio o da donna».

Qui di mostruoso c’è il Governo, che non solo copre la pedofilia, la pederastia e tutte le altre operazioni che abbiamo sentito prima, ma collabora con questo Circolo. Sarebbe come se si volesse fare la lotta contro l’antisemitismo e il Governo collaborasse con il Circolo Adolf Hitler. Sarebbe come se il Sottosegretario ci venisse a dire: «Sì, è intitolato ad Adolf Hitler questo Circolo, ma i suoi componenti non hanno mica messo gli ebrei nelle camere a gas, si sono limitati a fare un’apologia di chi metteva gli ebrei nelle camere a gas. Questi del Circolo «Mario Mieli» non praticano, ma semplicemente sono intitolati a un signore che inneggiava ai rapporti sessuali del padre con i figli, della madre con i figli. Sarebbe questo Circolo che ispira la politica del Governo italiano!

Sottosegretario, le hanno fatto dire delle sciocchezze, perché l’UNAR è stato censurato dal vice ministro Cecilia Guerra quando ha distribuito nelle scuole la prima stesura dei libretti. È stata data una nota formale di demerito al direttore dell’UNAR, dottor Marco De Giorgi, per la diffusione nella scuola di materiale mai approvato e addirittura mai conosciuto dagli organi competenti ad esporne la relativa autorizzazione. Quello che ha avuto la nota di demerito è ancora lì, insieme alle 26-27 associazioni, a fare la politica nelle scuole.

Cosa c’era scritto in quei libretti «Educare alla diversità nella scuola», destinati anche ai bambini di tre anni? Che la colpa è della religione (quella cattolica soprattutto), del ruolo educativo della Chiesa, della famiglia e della società che rovinano i ragazzi convincendoli che ci sono maschi e femmine. Mentre, come scriveva Mieli, con la teoria del gender ognuno dovrebbe crescere… Ma si rende conto di quello che ci è venuto a dire, Sottogretario? Io lo dico in Senato, lo dico fuori e lo diremo dappertutto: voi coprite la pedofilia! Voi dovevate dire: “Caro Circolo «Mario Mieli», o cambi nome o non collabori più con il Governo”.

È una cosa scandalosa, vergognosa. È inutile poi strapparsi le vesti quando capita il caso singolo di pedofilia se la pedofilia viene coperta a livello governativo, e quando si viene qui a dare delle risposte grottesche, offensive e ridicole. Quattro pagine di burocratese che non danno una risposta a ciò che abbiamo scritto.

Questa è la seconda interrogazione. Ce n’era infatti un’altra su un libro pornografico presentato in una scuola; anche in quella interrogazione la Presidenza del Senato ci ha impedito di scrivere per esteso le teorie del signor Mario Mieli perché eccessivamente pornografiche, come nell’altro libro distribuito dalle scuole, che era stato poi anche elogiato dal ministro Giannini. Cose che i senatori non possono sentire sono quelle a cui si intitola un circolo «Mario Mieli» con cui il Governo collabora e con cui fa tutte le strategie, con le informative nelle scuole anche per i bambini di tre anni. Evidentemente, secondo questo Governo, è corretto che a educare i bambini nelle nostre scuole siano quelli che diffondono, sin dal titolo del loro Circolo, teorie di questo tipo.

Veramente avrei dovuto usare i cinque minuti a mia disposizione per dire solo: vergogna, vergogna, vergogna! Ma non ci fermeremo qui, perché vorrei sapere se questa risposta è stata scritta dal Presidente del Consiglio – visto che l’UNAR illegittimamente dipende dalla Presidenza del Consiglio; illegittimamente, perché la legge, che deriva da una direttiva europea, riguarda la razza e l’etnia, e nient’affatto le politiche LGBT, che vengono appese a una circolare amministrativa.

Ma qui non c’è solo l’aspetto formale. C’è la colonizzazione. Ma quale organismo indipendente e autonomo, l’UNAR, che dovrebbe contrastare le discriminazioni razziali e quelle etniche, quando i consulenti sono 26 associazioni di parte! Ma si è mai visto un organismo autonomo e indipendente che nella scuola dovrebbe combattere le discriminazioni e che viene composto da 26 associazioni che battono tutte dalla stessa parte? Che sono tutte associazioni di omosessuali?

Tra l’altro, come ha detto giustamente il mio collega Malan, non sono gli omosessuali che noi rispettiamo, che combattono per le discriminazioni che possono subire e che noi condanniamo; non quelli normali, no: in tale associazione c’è una concentrazione di aberrazioni e di teorizzazioni che danneggiano lo stesso mondo omosessuale, perché qualunque omosessuale onesto, davanti a queste aberrazioni, non può fare altro che scandalizzarsi. Si scandalizzano loro e non si scandalizza il Governo? Signor Sottosegretario, vergogna!

Naturalmente siamo totalmente e completamente insoddisfatti della risposta.

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