Perché, contro la legge, il suo ministero ristora, a spese degli italiani, i concessionari autostradali al 100% dei minori incassi per Covid?

Signor Presidente, per venire incontro alle aziende italiane che sono state in grandissima parte in grave difficoltà per l’emergenza Covid, per le misure fortemente limitative, a volte di chiusura totale, stabilite dal Governo, il Governo e il Parlamento hanno approvato diversi provvedimenti chiamati ristori. Sinteticamente, le condizioni per avere dei ristori erano: un calo del fatturato di almeno il 33 per cento, altrimenti non si aveva nulla; un limite massimo del ristoro del 10 per cento del fatturato da ristorare se l’azienda aveva più di 4 milioni di fatturato, al di sotto di questa soglia si poteva arrivare fino al 20 per cento, ma in ogni caso l’importo non poteva superare i 150.000 euro. Ebbene, queste misure si sono rivelate ampiamente insufficienti, decine di migliaia di aziende sono fallite o hanno chiuso, perché quando si perde il 100 per cento degli incassi e molte spese restano e lo Stato ristora soltanto il 10 per cento, è chiaro che si è costretti a chiudere e a volte non si chiude dopo il fallimento proprio per evitare di inguaiare anche i creditori ed i dipendenti e almeno per non intaccare il proprio patrimonio personale. Molte aziende invece sono del tutto fallite.

Contemporaneamente, un funzionario del Ministero dei trasporti, di sua iniziativa – ma io spero che il Ministro sia a conoscenza di cose che riguardano miliardi di euro – scrive ai concessionari autostradali, che non sono stati colpiti direttamente, anche se certo indirettamente sì, perché c’erano meno persone che circolavano per le strade, ma le autostrade non sono rimaste chiuse. È continuato il regime di monopolio, addirittura mentre ristoranti e bar dovevano chiudere, i cosiddetti autogrill continuavano a funzionare e per le autostrade è stato concordato con i concessionari un ristoro del 100 per cento anche senza il raggiungimento del 33 per cento di riduzione del fatturato e senza limiti massimi. È una cosa assolutamente inaccettabile. Questi soldi vengono pagati con l’ennesimo rincaro dei pedaggi autostradali che dovranno pagare anche le aziende che, ancora in mille difficoltà, riescono a tirare avanti e inclusi i titolari delle aziende che hanno dovuto chiudere. È una palese ingiustizia, una cosa ingiustificabile che si aggiunge ad un altro elemento: solo ad Autostrade per l’Italia verrà riconosciuto un miliardo di risarcimento, 452 milioni sono già stabiliti in un documento che le mostro Ministro, perché vedo che scuote la testa, e contemporaneamente questi stessi benefici riguarderanno tutti i concessionari autostradali, che pure hanno sempre incassato tutto anche quando incassavano, come in tutti gli anni precedenti, molto più di quanto il piano economico e finanziario approvato anche dal Governo prevedesse. (Applausi).

 

PRESIDENTE. Il ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, professor Giovannini, ha facoltà di rispondere all’interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

 

GIOVANNINI, ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. Signor Presidente, in via generale ricordo che la rete autostradale in concessione è gestita da operatori pubblici e privati sulla base di specifici atti convenzionali. I livelli tariffari applicati sulla rete autostradale in concessione sono definiti in aderenza alle disposizioni convenzionali e le variazioni tariffarie sono rese efficaci attraverso l’adozione di appositi decreti interministeriali da parte del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e del Ministro dell’economia e delle finanze e non già mediante meri provvedimenti adottati dai dirigenti ministeriali.

In base alle previsioni di cui all’articolo 16 del decreto-legge n. 109 del 2018, il cosiddetto decreto Genova, la definizione degli adeguamenti tariffari è di competenza dell’Autorità di regolazione dei trasporti (ART), la quale ha introdotto un nuovo sistema tariffario improntato al principio del price cap, che assicura un livello tariffario correlato al costo del servizio. A partire dall’anno 2019, nelle more dell’adozione del nuovo sistema tariffario dell’ART, non è stato applicato alcun incremento tariffario sulla rete autostradale.

Quanto alle misure economiche dirette a mitigare gli effetti derivanti dall’emergenza sanitaria da Covid-19, si rappresenta che le stesse sono determinate in stretta aderenza alla metodologia definita e comunicata dall’ART con nota del 15 luglio 2021 e applicabile a tutte le società concessionarie. Detta metodologia, nel prevedere un ristoro esclusivamente parziale, prende a riferimento i pregiudizi economici effettivi e, pertanto, tiene conto non solo dei minori ricavi di periodo, ma anche dei minori costi sostenuti.

Per quanto concerne l’importo di 542 milioni di euro, riportato nel terzo atto aggiuntivo alla convenzione, sottoscritto in data 21 marzo 2022 e approvato con decreto interministeriale n. 72 del 23 marzo 2022, registrato dalla Corte dei conti in data 29 marzo 2022, si evidenzia che tale importo non costituisce alcun credito di detta società in quanto risulta interamente superato dalla citata nuova metodologia di calcolo definita dall’ART. Infatti, come precisato nel piano economico finanziario (allegato E, suballegato 1), gli effetti economici prodottisi durante l’intero periodo di emergenza da Covid-19 saranno quantificati dal concessionario avendo riguardo all’intero periodo d’emergenza e sulla base della metodologia definita dall’ART e valutati naturalmente da quest’ultima per quanto concerne la corretta applicazione di detta metodologia.

 

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Malan, per due minuti.

 

MALAN (FdI). Signor Ministro, ho visto di tutto in questi anni per difendere gli interessi dei concessionari autostradali a scapito dei cittadini e non solo di quelli che circolano per le autostrade, perché tutti noi paghiamo i costi dei pedaggi autostradali. Infatti, chiunque compri qualcosa sa che quelle merci saranno passate quasi sempre attraverso un’autostrada.

Ebbene, finora ho visto di tutto, ma le giravolte che lei ha espresso in quest’Aula superano veramente qualunque limite. Lei ha citato l’allegato E, ma guardi che ce l’ho anch’io: in esso è scritto 542 milioni all’Aspi, Autostrade per l’Italia, per i soli mesi da marzo a giugno del 2020 e lei ha detto che il rimborso è solo parziale. Ha detto una parzialissima verità, nel senso che effettivamente – bontà sua – il Ministero ha deciso che se hanno incassato 100 di meno, ma hanno anche speso 10 di meno, il rimborso non sarà di 100 ma sarà di 90. In questo senso il rimborso è solo parziale. Ma allora le chiedo, Ministro, che senso abbia il decreto ristori, che anche lei ha votato, perché c’è anche lei in Consiglio dei ministri e non partecipa solo agli incontri con i concessionari autostradali; che senso ha stabilire dei limiti per gli altri e poi questi limiti superarli per chi è in condizioni di enorme vantaggio, ha profitti che sono nel traffico della cocaina si conseguono e sono in situazioni di monopolio? È veramente un’ingiustizia gravissima.

Migliaia di aziende sono fallite e si finanziano invece i profitti di investitori internazionali, perché Aspi ormai ha una maggioranza estera e la Cassa depositi e prestiti è in minoranza. È una cosa assolutamente ingiustificata e vergognosa. Darò tutti gli atti alla Corte dei conti e chiedo di destituire quel dirigente, che peraltro è lì da venticinque contro la legge anticorruzione, perché evidentemente agisce non secondo i dettami della difesa degli interessi pubblici, ma per difendere altri interessi. (Applausi).

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