Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, intanto la ringrazio perché per la terza volta nel giro di due mesi è qui al Senato, dimostrando una disponibilità non comune. (Applausi).
Il centrodestra ha ricevuto dagli italiani un mandato chiaro ad attuare un programma fondato sulla crescita, il sostegno al lavoro, le famiglie e le imprese e su una progressiva e concreta riduzione delle tasse. I provvedimenti che sono stati presi sono molti: la legge delega di riforma fiscale, che ha attuato interventi fondamentali, come la riduzione da quattro a tre degli scaglioni Irpef, l’estensione della flat tax per i lavoratori autonomi, l’introduzione del principio “più assumi, meno paghi” per le imprese. I risultati si sono visti, sono stati molto concreti: è aumentata l’occupazione, che è arrivata a livelli record diverse volte; sono aumentati i redditi da lavoro; ci sono stati molti rinnovi contrattuali, sia nel pubblico, sia nel privato; c’è stata una forte emersione del sommerso, con un record nella lotta all’evasione fiscale (c’è stato un forte recupero sotto questo aspetto); c’è una crescita del lavoro stabile.
Quando sento coloro che dicono che non c’è una strategia, mi dico: immaginiamo se ci fosse stata la strategia! Per esempio, il senatore De Cristofaro ha detto che non c’è stata nessuna strategia per l’occupazione giovanile. Pensate che, con nessuna strategia, dal 23,7 per cento di disoccupazione giovanile del 2022 si è passati al 18,1 per cento. (Applausi). Ricordo che dieci anni fa quel tasso che oggi è al 18,1 per cento era al 37,8 per cento. Dieci anni fa, se ricordo bene, c’era al Governo il senatore Matteo Renzi, che purtroppo non vedo, ma che sicuramente era qui poco fa.
Allora, la domanda è la seguente: come ha fatto il Governo a non aumentare le imposte sui cittadini e sul lavoro, anzi a diminuirle, al punto di riuscire a portare al 2,3 per cento nel 2024 la crescita del potere d’acquisto dei salari, che è un record degli ultimi trent’anni, con un 2025 anch’esso positivo, tra i numeri più alti degli ultimi trent’anni? Eppure è aumentata la pressione fiscale, come sentiamo spesso dire dalle opposizioni.
Le chiediamo anche riguardo al lavoro fatto per contrastare il fenomeno del drenaggio fiscale (fiscal drag), che ha dimostrato effettivamente di essere stato sconfitto, nonostante il drenaggio fiscale si verifichi soprattutto in relazione all’inflazione, che è stata ai suoi massimi nel 2021 e nel 2022, prima che questo Governo iniziasse a lavorare, ed è scesa drasticamente negli ultimi tre anni. La ringrazio, Presidente. (Applausi).
PRESIDENTE. Il presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Meloni, ha facoltà di rispondere all’interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. Senatore Malan, la ringrazio, perché con la sua interrogazione lei mi consente di fare chiarezza rispetto a una delle tante falsità che vengono ossessivamente ripetute sul nostro lavoro, come se ripetere la stessa cosa falsa cento volte alla fine la facesse diventare vera.
Sono mesi che – come lei ricordava – viene ripetuto che, poiché in Italia si registra un aumento della pressione fiscale, allora significa che il Governo ha aumentato le tasse. Mi chiedo come sia possibile che abbia aumentato le tasse il Governo che ha accorpato i primi due scaglioni dell’Irpef, tagliato di due punti il secondo scaglione Irpef, ampliato e reso strutturale il cuneo fiscale, che, insieme all’Irpef, da solo vale 21 miliardi di euro rimessi nelle tasche dei cittadini e dei lavoratori; ha alzato a 85.000 euro la tassa piatta per gli autonomi, detassato gli aumenti contrattuali ai fringe benefit, portato a zero le tasse sui premi di produttività, introdotto la decontribuzione per le mamme lavoratrici; ha alzato la soglia di esenzione Irpef (Applausi) e poi introdotto l’iperammortamento, i crediti di imposta per gli investimenti al Sud, la superdeduzione del costo del lavoro (Applausi). E non cito tutti i provvedimenti per ragioni di tempo. Com’è possibile?
Infatti, questo Governo non ha aumentato le tasse, le ha diminuite. Allora, com’è possibile che aumenti la pressione fiscale? È possibilissimo, perché la pressione fiscale – come lei ricordava, perché lo sa e secondo me lo sanno tutti in realtà, anche all’interno e fuori da quest’Aula – misura il rapporto tra le entrate dello Stato e il prodotto interno lordo, ma le entrate per lo Stato non aumentano solo se aumentano le aliquote delle tasse per capirci. Le entrate fiscali aumentano anche, ad esempio, quando c’è più gente che paga le tasse, perché ha trovato un posto di lavoro. (Applausi). È chiaro che, ad esempio, se il numero delle persone che lavorano stabilmente aumenta di 1,2 milioni, le entrate per lo Stato aumentano, così come, se c’è un milione di occupati in più, le entrate per lo Stato aumentano, perché ci sono più persone che pagano le tasse, anche se quelle tasse sono più basse.
Intervento in aula
