Altro che abolizione delle Province: il Governo le moltiplica per quattro!

Con un provvedimento già previsto nella riforma costituzionale, al posto delle 100 Province si introducono ben 450 Unioni territoriali intercomunali

Dichiarazione di voto sulla modifica dello Statuto della Regione Friuli-Venezia Giulia

Signor Presidente, abbiamo all’esame un provvedimento che, innanzitutto, sarebbe stato più logico rinviare a dopo il referendum costituzionale. Si tratta, infatti, di un provvedimento che – sostanzialmente, accanto ad altre cose secondarie – abolisce (così almeno dice il titolo ma, come spesso accade per le leggi di questo Governo, il titolo contiene qualcosa di allettante poi il testo è ben diverso) – le Province. Ma se dovesse – per disgrazia generale e non certo per il problema delle Province essere approvato il referendum costituzionale, questo organismo verrà già abolito a livello nazionale; pertanto, si tratta di una sorta di eccesso di zelo, probabilmente perché la Presidente della Regione è vice segretario del Partito Democratico. Pertanto, innanzitutto sarebbe stato più logico posticipare, anche perché l’abolizione è tutt’altro che immediata ma avverrà nel momento in cui scadranno le Province attualmente elette, quindi non vi è una particolare fretta: farlo adesso o a novembre cambierebbe poco.

In secondo luogo, abbiamo – e anche questo è interessante per tutta l’Italia, non certo solo per il Friuli-Venezia Giulia – un saggio di quello che accadrebbe se passasse questo tipo di riforma dell’ordinamento degli enti locali contenuta anche nella riforma costituzionale. «Abolite le Province!», scrivono i titoli: benissimo. Nel Friuli-Venezia Giulia, Regione di un milione e 200.000 abitanti, con questo provvedimento si vogliono abolire 4 Province per creare la bellezza di 18 Unioni territoriali intercomunali – che non si chiamano effettivamente più Province ma sono la stessa cosa. Attualmente, in tutta l’Italia, c’è solo un ente tra la Regione e il Comune e si chiama Provincia; un domani non si chiamerà più Provincia – quindi festeggiamo tutti quanti – ma, in Friuli-Venezia Giulia, Unione territoriale intercomunale e, in altre Regioni, magari si chiamerà in altro modo: Area vasta, Area vastasa e così via (ciascuno ci mette la propria fantasia). Abbiamo, quindi, questa bellissima cosa.

Trasportato a livello nazionale, al posto delle poco più di 100 Province avremo 450 Unioni territoriali intercomunali. Mi chiedo quale sia la funzionalità di un ente che, mediamente, governerà poco più di 60.000 abitanti (perché questo avverrà) e probabilmente anche meno, perché mi sembra difficile che si voglia frazionare la città di Trieste. Quindi, esclusa Trieste, un milione di abitanti sarà frazionato in 17 Unità territoriali, poco più di 50.000 abitanti: una cosa che non è ottimale a nulla.

Ma non bastano le «unioni territoriali intercomunali»; ci sarà anche la Città metropolitana, che è stata rifiutata in Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia ma che viene introdotta in questa sede. Pare di capire che sia destinata a Trieste – città di grande prestigio, importantissima nella nostra storia, però di 200.000 abitanti. Nel resto d’Europa, che io sappia, ci sono nove o dieci Città metropolitane. In Italia ne abbiamo già un gran numero – una decina abbondante – grazie alla sciaguratissima legge Delrio. Ora ne avremo almeno un’altra e poi, forse, altre ancora. Abbiamo quattro Province: Gorizia, che è capoluogo di una delle quattro “abolende” Province, ha la bellezza di 35.000 abitanti; si potrebbe fare una bella Città metropolitana di 35.000 abitanti: Londra, Parigi e Gorizia (lo dico sempre con grande rispetto per questa importante città che è cara a tutti noi Italiani). Insomma, si tratta di un provvedimento che poteva davvero aspettare e che soprattutto si poteva fare meglio.

Sottolineo una particolarità: la Città metropolitana ipotizzata per Trieste non avrebbe l’assurda e mostruosa conformazione che hanno le Città metropolitane volute dalla legge Delrio, votata dall’attuale maggioranza. Per esempio, nella mia ex Provincia (adesso Città metropolitana), il sindaco di Torino, eletto da 800.000 abitanti, comanda sui 2 milioni e 200.000 abitanti della Provincia, 1 milione e 400.000 dei quali non hanno la possibilità di votarlo o di non votarlo, né di sfiduciarlo; per cui c’è un sindaco metropolitano (trovo già il nome abbastanza strano) che può essere sfiduciato non dalla Città metropolitana ma solo dal Consiglio comunale. Infatti, abbiamo sostanzialmente una metropoli con le colonie, cioè i Paesi dove viene imposto un sindaco scelto da pochi abitanti. Invece, a Trieste, la Provincia è costituita dai 200.000 abitanti della Città e da pochissime altre decine di migliaia di persone, dunque un progetto simile potrebbe avere un senso. Ma non sarà così perché sarà necessaria la doppia maggioranza; per cui, ci sarà il rischio che i pochissimi altri Comuni che non sono Trieste potranno imporre la propria volontà al Comune di Trieste.

Si tratta di un pasticcio straordinario al quale Forza Italia dirà “no”, perché noi siamo per le riforme serie, per riforme che facciano cose che servono ai cittadini, che rispettino i principi democratici; e non per le scelte di facciata che servono a dire che sono state abolite le Province quando, invece, sono state moltiplicate per quattro.

Aggiungo un piccolo dettaglio: queste 18 unità territoriali intercomunali vengono imposte ai Comuni. Alcuni Comuni si sono rifiutati di entrare in questi agglomerati forzosi e, a quanto pare, in questi Comuni sono state messe in atto dal potere centrale (regionale, non nazionale) diverse azioni per indurli a più miti consigli – tipo commissariamenti e tagli dei trasferimenti. Direi che si tratta di una procedura inaccettabile e di un risultato risibile e probabilmente peggiorativo, che si aggiunge al pasticcio della legge nazionale che ha malamente riformato le Province. Comunque, ribadisco, questo testo ha un pregio: ci dice come funzionerà la cosiddetta abolizione delle Province a livello nazionale: avverrà la loro moltiplicazione per quattro. A tutto questo noi diciamo “No”.

Torna in alto