Assegno unico per i figli: bel titolo ma va riempito

Signor Presidente, l’Italia attraversa un periodo ormai molto lungo di denatalità: è da tredici anni consecutivi che ogni anno ci sono meno nati del precedente. Si tratta peraltro di record assoluti della storia della Repubblica: nascevano più bambini in Italia quando gli italiani erano meno di 40 milioni, appena arrivati all’Unità del nostro Paese, di quanti ne nascano oggi. Ne nasce poco più di un terzo del periodo in cui sono nato io, e questo nonostante il fatto che tra il 15 e il 20 per cento circa dei nuovi nati – una percentuale non sempre facile da rilevare da parte dell’Istat, se non dopo un certo periodo – siano bambini stranieri, nel senso di figli di genitori entrambi stranieri (pertanto, stranieri a tutti gli effetti); sessant’anni fa, invece, di bambini stranieri in Italia ce n’era qualcuno, ad esempio figli di diplomatici, di qualche lavoratore di passaggio e poco altro. Il crollo è quindi veramente epocale. Supponendo anche che l’anno prossimo ci fosse un improvviso recupero della natalità, gli effetti di questa situazione si protrarranno per decenni. Potranno anche nascere più bambini dal 2022 al 2023 – anche se assai poco ci fa presumere che questo avvenga – ma le sette, dieci o dodici classi d’età che sono rimaste con pochissime nascite resteranno a quel livello, con tutti i riflessi che questo avrà sulla nostra forza lavoro, sugli aspetti previdenziali e anche sull’andamento generale della società. C’è anche un effetto ulteriore: le persone, in particolare le donne – prima che vengano approvate determinate leggi partoriscono solo le donne; poi, quando saranno approvati determinati provvedimenti, si dovrà dire che partoriscono anche gli uomini che si sentono donne (Applausi), che però sono uomini – si ridurranno quando questo grosso calo di natalità arriverà all’età fertile. Quindi gli effetti sono molto pesanti.

C’è una serie di cause, evidentemente: la crescente instabilità delle famiglie, sia pure molto inferiore agli altri Paesi; la sempre più breve durata media dei matrimoni o delle relazioni di coppia (anche questo, a seconda della Costituzione, che probabilmente si vorrà aggiornare, è l’ambiente in cui nascono i bambini preferibilmente). Ci sono altre cause, ma senza dubbio c’è anche quella economica.

Oggi una coppia che abbia un livello di reddito medio o anche medio-basso, in cui lavorano entrambi, se non ha figli, può comportarsi con una certa rilassatezza: naturalmente, con attenzione al bilancio familiare, può anche pagarsi qualche lusso, qualche vacanza e qualche uscita al ristorante. Se questa stessa coppia ha uno o due, per non parlare di tre figli (che tra l’altro è il numero che può garantire l’equilibrio della popolazione: considerate tutte le coppie o persone che non hanno figli, è davvero il numero indispensabile), siamo sulla soglia della povertà: le persone devono misurare il centesimo, perché lo Stato oggi dà alle coppie con figli – sempre che dia qualcosa in termini di detrazioni fiscali, perché al di sopra di un certo livello, molto basso, non dà assolutamente nulla – molto meno di quanto incassa in più per tutto ciò che si deve comprare quando si hanno bambini, dalla culla, al lettino, all’auto più grande (perché una coppia può avere un’auto piccola, mentre una che abbia due figli ha bisogno di un’auto e di una casa più grandi). (Applausi). È un cattivo affare avere figli, in un’epoca in cui già c’è una difficoltà economica generalizzata.

Dunque ben venga l’assegno unico universale. Bellissimi il nome e il proposito (andare incontro alle esigenze di coloro che decidono – coraggiosamente, nel nostro Paese – di avere figli), che tuttavia, almeno per ora, hanno a che fare con una grandissima carenza di fondi, al di là delle modulazioni. C’è chi in Commissione ha fatto un encomiabile lavoro (il senatore Floris, la senatrice Toffanin e il senatore Serafini, insieme naturalmente ai colleghi degli altri Gruppi parlamentari). Tuttavia, basta fare il conto generale: oggi i minori di età sono circa 10 milioni e i soldi stanziati sono 3 miliardi di euro per sei mesi. È facile fare il calcolo: siamo sui 50 euro per ogni bambino.

Pertanto, quando si parla di cifre come 140, 200 o 500 euro è bellissimo, ma la media (quella nota per un poeta romano) è di 40 o 50 euro al mese. Ciò evidentemente non induce nessuna coppia ad avere figli. È sempre meglio di niente, ma il problema non è che oggi non ci sia niente: l’anno prossimo queste misure saranno anche sostitutive di altre, pure insufficienti, che oggi ci sono.

Pertanto dietro il nome e il proposito c’è il grosso rischio che il risultato sia addirittura negativo, perché le risorse sono quelle che sono e non possono essere illimitate.

Quando constatiamo però che con questa norma, nel combinato disposto con l’assegno del reddito di cittadinanza, una coppia in cui nessuno lavora può arrivare a prendere, con tre figli, 1.700 euro al mese, non aspettiamoci che ci siano soldi per coloro cui veramente bisognerebbe darli, né che una persona cerchi o accetti un lavoro. (Applausi).

Infatti, se si va a lavorare, le spese aumentano enormemente. Anche se si ricevono 1.700 euro (a parte il fatto che lavorare non sempre a tutti piace), a questa cifra bisogna sottrarre le spese per babysitter, asilo nido e tutte le spese che si sostengono per il fatto di andare a lavorare; invece, se si sta a casa, si bada ai figli in prima persona, anche con maggiore soddisfazione umana. (Applausi).

Cerchiamo quindi di partire da un bel titolo e arrivare a una bella sostanza, perché per ora ci sono grandi carenze.

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