Signor Presidente, noi abbiamo presentato la mozione n. 271, perché siamo preoccupati. La situazione delle concessioni autostradali è indubbiamente molto delicata e da anni presentava delle problematicità, poi è diventata un’urgenza e anche uno shock per tutti gli italiani che hanno visto le immagini del crollo del ponte di Genova e hanno saputo delle numerose vittime che ci sono state. Ebbene, da questa vicenda sta venendo fuori un’operazione che non risolve nessuno dei problemi e ne crea degli altri. Per due anni si è parlato della revoca delle concessioni su questi 3.020 chilometri di autostrade. Più della metà delle autostrade italiane è racchiusa in questa concessione che a suo tempo fu data senza nessuna procedura competitiva, solo con operazioni finanziarie, dove coloro che avrebbero dovuto mettere i capitali sono stati piuttosto bravi a prenderli e non a mettercene e poi hanno gestito le autostrade con tutti i pregi e i difetti che abbiamo visto (e purtroppo si sono visti molti difetti).
Di fronte a questa situazione si è assistito a un duello nella maggioranza tra coloro che erano a favore della revoca della concessione, in particolare il MoVimento 5 Stelle, e coloro che erano fortemente contrari a tale revoca e si è arrivati a questa sorta di compromesso per cui forse (perché qui siamo soprattutto all’annuncio) ci sarà la del tutto opinabile soddisfazione di vedere la famiglia Bénetton (o Benettòn come la filologia suggerisce si dovrebbe pronunciare questo nome) fuori dall’azionariato di Atlantia, e dunque di Autostrade per l’Italia, però a caro prezzo. E chi mette i soldi per comprare le loro quote azionarie, atteso che l’esproprio evidentemente non dovrebbe essere previsto, anche in base alla Costituzione che tutela l’impresa privata? I soldi dovrebbero metterli gli italiani, cioè i contribuenti italiani. Dunque, ritenuta la gestione di Autostrade per l’Italia (che indubbiamente ha delle responsabilità gravi) carente o addirittura colpevole, a seconda di come la si veda, si dà una cifra molto grossa a coloro che sono stati indicati come i principali colpevoli.
Intanto sarebbe opportuno vedere tutte le collaborazioni che ci sono state anche a livello ministeriale, perché bisogna ricordare che tutte le autostrade italiane sono proprietà dello Stato e non dei concessionari, i quali hanno dei contratti che dovrebbero onorare; la maggior parte delle volte lo fanno, quando non lo fanno poi di solito vengono premiati, come abbiamo visto con la vicenda della tratta Asti-Cuneo.
Il fatto di mettere soldi dei risparmiatori italiani in un’azienda è veramente folle, in questo periodo: lo Stato italiano ha bisogno di soldi per i mille interventi che ci vengono chiesti, in particolare in questo periodo di crisi. Cosa si fa? Anziché intervenire a sostegno delle piccole, medie e grandi aziende, che hanno bisogno di fare investimenti per stare al passo con la concorrenza internazionale; anziché sostenerle in questo momento difficilissimo, in cui hanno problemi drammatici di liquidità, dove si mettono i soldi di Cassa depositi e prestiti? Per pagare la famiglia Benetton, in modo che qualcuno abbia la soddisfazione di dire: «I Benetton sono stati cacciati via dalle Autostrade». A quale prezzo? Non lo sappiamo: calcoli ragionevoli, che sono in corso, ci parlano di cifre molto, ma molto alte. Non si capisce veramente la logica, dunque.
Se si vuol fare quest’operazione, non sarebbe più logico fare quello che i principi della concorrenza e della convenienza per i cittadini suggerirebbero, ossia di fare una gara, come se ne sono fatte tante per società pubbliche, per trovare un socio privato che ci mettesse capitali e capacità? In quei casi, si è fatta una gara, nella quale sono state valutate le diverse offerte. Naturalmente, il soggetto appaltante – lo Stato, in questo caso – dovrebbe stabilire parametri ben precisi (la manutenzione, la tutela dell’occupazione, l’efficienza nella gestione di quest’azienda e di questa grande attività), in modo che non vada in passivo. Autostrade per l’Italia, infatti, ha avuto profitti enormi e un margine operativo lordo addirittura di 2 miliardi di euro su meno di sei miliardi di euro di incassi, una cifra spaventosa (di solito, solo nelle attività illecite si ha un margine di guadagno così alto); poi però negli ultimi due anni (parlo del 2018 e del 2019) si è passati a un bilancio in rosso. Attenzione, allora: qui si sta correndo il rischio di impiegare miliardi – e parecchi – dei risparmiatori italiani, che dovrebbero essere impiegati altrove, per mettere su una società statalizzata (si ritorna alla vecchia IRI, che fu fondata durante il fascismo e poi in seguito ha fatto molte attività) che poi rischia di essere in perdita. Qui bisogna trovare un soggetto capace di gestire e dare risultati nel lungo termine, in particolare sicurezza e bilanci sani. In questi anni abbiamo invece visto la gestione manageriale massimizzare gli utili a beneficio degli azionisti (che siano i Benetton o tanti altri risparmiatori che hanno messo i soldi lì): bella cosa; il problema è che se lo si fa a spese della manutenzione – riducendola al limite e al livello minimo, ma a volte anche al di sotto, come si è visto negli episodi tragici che sono avvenuti – poi, come vediamo in questi giorni, si devono fare gli interventi tutti insieme, con disagi gravissimi (per tutta la Liguria in particolare, ma anche altrove).
Siamo allora contrari a quest’approccio statalista, che ricorda l’economia del Venezuela ed esperienze anche negative che ci sono state nel passato. C’è la volontà – e probabilmente c’è – dei maggiori azionisti di Autostrade di uscire dall’azionariato? Si faccia una gara, perché le autostrade sono proprietà dei cittadini italiani, non dei signori che gestiscono Cassa depositi e prestiti. Che razza di criterio è – come abbiamo letto nei comunicati dopo quest’accordo avvenuto a livello di Governo – che entrino Cassa depositi e prestiti (e già questo è un problema) e poi altri investitori istituzionali di suo gradimento? Ma dove siamo? Qui abbiamo veramente la scelta tra chi è buono e chi è cattivo; ma esistono dei principi di concorrenza e non sono principi astratti bensì per la convenienza: avete presente come sono cambiati i prezzi della telefonia da quando c’era il monopolio a quando c’è la concorrenza? Qui è la stessa cosa: ci vuole la concorrenza, che naturalmente dev’essere fatta tenendo presenti tutti i parametri (la sicurezza, la tenuta societaria, la manutenzione e gli investimenti necessari, perché anche le autostrade devono stare al passo con i tempi).
La soluzione di mettere tanti miliardi del contribuente per dare una soddisfazione servirà per sventolare la bandierina fino al 20 settembre, quando ci saranno le elezioni, perché subito dopo salterà fuori che la cifra da dare ai famosi azionisti è troppo alta e perché quest’accordo è talmente vago che in realtà non è tale.
Più che altro si è trovato l’accordo sul comunicato stampa da fare alla fine del Consiglio dei ministri.
Qui ci vogliono invece soluzioni serie, in quanto bisogna tutelare l’occupazione e una realtà finanziaria e imprenditoriale che è molto importante per il Paese, indipendentemente da come può essere stata gestita e dalle carenze che ci sono state. Bisogna tutelare tutti gli aspetti, nell’interesse del complesso dell’Italia. Un’azienda così grande e strategica è un patrimonio di tutti: questa è una valutazione oggettiva e non di chi ha gestito la vicenda. Occorrono dunque soluzioni efficienti al passo con i tempi e non soluzioni stataliste che probabilmente servono per collocare qualche amico su qualche poltrona in qualche consiglio di amministrazione. Infatti, si riducono i parlamentari ma si aumentano i posti per persone parassitarie non elette da nessuno, che fanno il danno del Paese.
