Con un decreto-legge che cambia una norma per sempre, e senza consultare le altre forze politiche, l’Election Day viene trasformato da strumento di garanzia in strumento di comodo

Intervento in Aula nella discussione sullo svolgimento contemporaneo delle elezioni regionali e amministrative – richiesta di non passaggio all’esame del provvedimento

Signor Presidente,

Forza Italia è sempre stata a favore del principio dell’election day, il quale, oltre a essere motivo di risparmio e uno strumento di chiarezza nei confronti degli elettori – che in tal modo, in una sola tornata nell’anno, possono votare ed esprimersi per i vari livelli di Governo nelle varie consultazioni in quell’anno indette – dovrebbe essere anche uno strumento di garanzia. Non a caso, è stato scelto un nome di lingua inglese: la Costituzione degli Stati Uniti, infatti, fa sì che, sin dal 1787 (e quindi da 230 anni), si sappia quando si voterà. Nelle prossime elezioni presidenziali – per esempio – si voterà il martedì successivo al primo lunedì di novembre del 2016. Non è, quindi, uno strumento nelle mani dell’Esecutivo, che ne fa carne di porco per i propri comodi, e questa è una bella differenza: uno strumento di garanzia, da una parte, e uno strumento di comodo, dall’altra.

Qui, naturalmente, abbiamo l’uso dello strumento di comodo. E si tratta di un comodo che, purtroppo, va persino al di là della portata del provvedimento in esame che in sé, nel suo effetto, si potrebbe anche votare – e, anzi, ci vede favorevoli, sia per le consultazioni regionali che per quelle amministrative, per la data del 31 maggio. Perché no?

Nel frattempo, sono stati fatti begli spostamenti, come il ritardo di 66 giorni e così via, per andare a scovare l’inizio di un ponte che, verosimilmente, è la condizione migliore per indurre la maggior parte dei cittadini a non votare, salvo poi lamentarsi con qualche tirata demagogica del tipo: «Oh, guarda, sono andati in pochi a votare».

Il problema è anche lo strumento. Il presidente Calderoli ha citato un fatto estremamente importante: certo, nel passato sono stati realizzati interventi assai vagamente simili a questo, ma è sempre stata svolta una consultazione con tutte le forze politiche prima di fare il decreto-legge. E allora, con senso di responsabilità e presumendo un rapporto di civiltà e collaborazione – e non di prepotenza, arroganza e volontà di stabilire pericolosi precedenti – una volta consultate le forze politiche, si concordavano misure vagamente somiglianti a queste, per consentire uno svolgimento delle consultazioni elettorali ordinato e conveniente per tutti.

Il testo in esame, però, già presenta una nota che ci preannuncia che la forzatura è voluta. Non si poteva fare come si è fatto in ogni altra circostanza, ossia cambiare la data per quest’anno? No: si è voluto cambiare per sempre una norma con un decreto-legge e, per di più, in una materia molto delicata. Le elezioni regionali, infatti, per tutto il resto sono regolate da una legge elettorale regionale: è la Regione che stabilisce se vi sono le preferenze, che tipo di collegi vi sono, se vi è il listino o meno o se il candidato Presidente viene eletto o meno, mentre solo la materia della data resta nelle mani del livello nazionale. Si va dunque a forzare questa norma, quando si poteva benissimo ottenere lo stesso effetto con altri strumenti.

Ora, dal momento che si sa che taluni sedicenti costituzionalisti sono capaci di scrivere qualunque porcheria – e anche l’opposto di quello che hanno sostenuto l’anno o il semestre prima, magari sotto Governi diversi – da qui potrebbe nascere quello che è già stato prospettato. Uno degli aspetti più importanti della legge elettorale approvata qui al Senato, e ora in discussione alla Camera, è la cosiddetta clausola di salvaguardia sulla data di entrata in vigore: guarda caso si parla di date, e lo sottolineo.

Poiché siamo ormai abituati a vedere ogni più spudorata forzatura su questa materia – e anche su altre – direi che è estremamente appropriata la proposta di non passare al seguito dell’esame del provvedimento. Se eventualmente passasse questa proposta – il che vorrebbe dire che il decreto cade – il Governo potrebbe ben rimediare alla situazione e, a quel punto – sì – con un decreto-legge, consultate tutte le forze politiche, per consentire comunque di far svolgere le elezioni in modo ordinato e appropriato, e magari anche in una data scelta in modo meno malizioso e meno volto a tenere lontani gli elettori dalle urne (mentre compito nostro sarebbe fare proprio l’opposto).

In questa circostanza, visto che sono molto rare le occasioni per farlo, non posso tacere né omettere di denunciare il fatto gravissimo che sta avvenendo nell’altro ramo del Parlamento, dove il Partito che, per ironia delle parole, si chiama Democratico, sta commettendo un’epurazione addirittura di dieci componenti di una Commissione, approfittando di quel famoso premio di maggioranza che, quando era preteso dagli altri, era così brutto.

Allora, di fronte a cose di questo genere dobbiamo stare bene attenti: ogni passo è verso il peggio. L’abbiamo già visto novant’anni fa nel nostro Paese. Non dobbiamo aspettare di arrivare al punto di non ritorno. Cominciamo da oggi.

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