Con un solo articolo del ddl Cirinnà, si cancellano interi diritti fondamentali riconosciuti dalla Dichiarazione Universale e si apre il mercato di donne e bambini

Addio alla libertà di manifestare i propri valori religiosi e alla priorità dei genitori nell’educazione dei propri figli: al loro posto, le adozioni per le coppie dello stesso sesso, l’utero in affitto, la strumentalizzazione della donna e la mercificazione dei bambini

Intervento in Aula per l’illustrazione degli emendamenti al ddl Cirinnà

Signora Presidente, illustro gli emendamenti e ordini del giorno che ho presentato all’articolo 1, intendendo che, specialmente sugli ordini del giorno, deve per forza esserci un parere da parte del rappresentante del Governo dato che non abbiamo un relatore. Infatti, anche se si continua a dire che c’è un relatore, in realtà non c’è per scelta della Maggioranza. C’è un filmato dell’Onorevole Scalfarotto che dice che è stata una scelta del Partito Democratico, quella di non avere un relatore. Dunque il relatore non c’è ma c’è obbligatoriamente il rappresentante del Governo, che può anche rimettersi all’Aula sugli emendamenti – come ha di solito fatto in Commissione – ma sugli ordini del giorno dovrà per forza dare un parere.

Dato che parliamo di ordini del giorno, su quelli mi voglio esprimere. Ne ho presentato alcuni, insieme al presidente Gasparri, per ribadire alcuni principi perché le norme contenute in questa legge toccano alcune questioni estremamente delicate che riguardano la famiglia, l’educazione dalla prole, i rapporti tra genitori e figli e il rapporto di genitori e figli di fronte allo Stato. Ci sono alcuni ordini del giorno che peraltro, in forma molto simile, sono stati incredibilmente respinti in Commissione e, tra questi, quello che impegna il Governo a non violare i diritti fondamentali riconosciuti dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo quali la libertà di manifestare i propri valori religiosi nell’educazione e il diritto di priorità dei genitori nell’educazione da impartire ai propri figli e altri simili a questo.

Perché questi emendamenti c’entrano con questo disegno di legge? Perché, se passa questo disegno di legge, ci saranno bambini che risulteranno figli di due donne o di due uomini e la famosa educazione gender – uso questa parola perché sintetica e di uso diffuso – ovvero quella secondo la quale non c’è differenza tra maschio e femmina perché sono questioni opinabili, passeggere e con mille sfumature, diventerà quasi un obbligo nelle scuole perché bisognerà spiegare ai bambini come mai alcuni bambini hanno due padri o due madri e bisognerà, quindi, spiegare menzogne – e cioè che i bambini non nascono da un uomo e una donna ma dall’affetto di due persone. Non è così! Certo, è meglio se c’è l’affetto. Dunque è importante stabilire che in questo contesto, nella forte mutazione sociale – direi antropologica – che si vuole creare nella famiglia e nella società attraverso questo disegno di legge, bisogna capire quali sono i confini; per cui, la posizione del rappresentante del Governo su questi emendamenti sarà molto importante.

Un altro ordine del giorno impegna il Governo ad impedire la predisposizione della modulistica scolastica, amministrativa e didattica «in chiave di inclusione sociale, rispettosa delle nuove realtà familiari costituite anche da genitori omosessuali» – parole contenute nella Strategia Nazionale per la Prevenzione e il Contrasto delle Discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, documento che porta la firma del Governo ma che so che molti nel Governo non condividono. Allora il Governo si deve esprimere una buona volta, visto che sono due anni che non risponde alle mie interrogazioni su questo argomento. Questo orrendo documento, che è la Strategia Nazionale per la Prevenzione, propone – lo dice proprio il documento – di cambiare il modo di esprimersi non solo degli esponenti degli enti pubblici ma, addirittura, degli esponenti ecclesiastici. Ritorniamo all’imperatore che vuole imporre la sua legge alle confessioni religiose. Io voglio sapere in questo contesto – qui abbiamo un’attinenza molto precisa – qual è la posizione del Governo.

Ci sono poi, invece, diversi emendamenti che chiedono di inserire in questo disegno di legge – in forma di articolo premissivo o in forma di comma aggiuntivo o in altre forme dal punto di vista tecnico – la precisazione che l’istituto delle unioni civili non sia considerato famiglia o matrimonio. Come ho illustrato ieri, purtroppo del matrimonio ha tutte le caratteristiche. Gli articoli citati nella prima parte di questo disegno di legge non solo sono riferiti al matrimonio (articolo 29 della Costituzione), ma non ce n’é neanche uno che possa essere riferito a qualunque delle formazioni sociali di cui all’articolo 2, a cui il Presidente si è appellato per non consentire il voto segreto. Ricordo che l’articolo 29 della Costituzione non parla solo di matrimonio, ma anche di famiglia. Allora, quando si pretende o si desidera – usiamo una parola neutra – con questo disegno di legge dire che famiglia sono anche due uomini e donne, si va a toccare comunque l’articolo 29 anche se questa cosa non la chiamate “matrimonio” ma “unione civile”. La potete chiamare con una sigla, con un numero che vi piace e che vi viene in mente ma, secondo questo disegno di legge, è comunque famiglia. Allora come si fa a dire che non è famiglia? C’è scritto. Potete dire che non è matrimonio perché non lo chiamate così ma unione civile. Ma quando si dice che è famiglia, è famiglia. Avete sbagliato. Nell’ambito delle truffe dovevate sostituire alla parola «famiglia» un’altra parola truffaldina perché, guarda caso, la parola «famiglia» è nella Costituzione.

Allora, con questi emendamenti chiedo che venga precisato in questo disegno di legge che questo non è famiglia perché c’è un problema. Se qualcuno pensa che prendere questo disegno di legge e toglierne l’articolo 5, che è quello riguardante l’adozione, faccia sì che poi alle unioni civili non vengano assegnate le adozioni, vuol dire che non conosce la giurisprudenza in Italia e all’estero e che non ha ascoltato tutti gli esperti che abbiamo sentito in Commissione giustizia – sia quelli che in cuor loro sono favorevoli alle adozioni da parte di coppie dello stesso sesso sia quelli contrari. Tutti hanno detto che, se si produce una norma che è sostanzialmente uguale al matrimonio, finirà che le adozioni verranno assegnate. C’è anche questa precisazione nei miei emendamenti. Vogliamo essere seri oppure vogliamo fare solo dell’ipocrisia? Se vogliamo essere ipocriti, andiamo avanti in questo modo. Se questo disegno di legge va avanti anche senza l’articolo 5, le adozioni per le coppie dello stesso sesso, l’utero in affitto, la strumentalizzazione della donna e la mercificazione dei bambini ci saranno.

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