Del totale degli infortuni sul lavoro, quanti sono dovuti all’inosservanza delle norme già esistenti e quanti, invece, all’insufficienza delle norme?

Di fronte al totale silenzio del Governo, presentata un’interrogazione

Intervento in Aula nella discussione dell’articolo 2 della delega al Governo in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro

Signor Presidente,

ho chiesto di intervenire sul complesso degli emendamenti per avere occasione di interloquire con il Governo.

Durante la discussione generale, ho chiesto espressamente al Governo di farci conoscere un elemento che credo avrebbe dovuto fornirci di sua spontanea volontà. Del totale degli infortuni che si lamentano sul lavoro, quanti sono dovuti a inosservanza delle norme che già esistono e quanti invece sono dovuti a insufficienza delle norme? Quanti infortuni sono avvenuti perché, pur rispettando le norme, queste ultime si sono rivelate insufficienti o è accaduto qualcosa per cui l’infortunio è avvenuto lo stesso? Quanti invece sono classificati come infortuni del lavoro quando nella pratica si tratta di incidenti stradali, avvenuti mentre il lavoratore si recava o tornava dal posto di lavoro o si spostava, ad esempio, da un cantiere all’altro?

Dal momento che a questa facilissima domanda in sede di replica non si è risposto, visto che il Governo peraltro non ha dato alcuna spiegazione circa la reiezione degli emendamenti, ho presentato un’interrogazione per conoscere questo dato semplicissimo, che credo dovrebbe essere nelle disponibilità del Governo e addirittura dovrebbe essere preliminare per sapere cosa dobbiamo fare.

Siamo tutti d’accordo che l’obiettivo è la riduzione degli infortuni sul lavoro, questo è chiaro, ma, per capire in quale modo agire, dobbiamo sapere quanti di questi infortuni sono dovuti alla mancata osservanza delle norme che già esistono e quanti invece all’insufficienza delle norme. Infatti, se, come io penso (a parte gli incidenti stradali che non possono essere limitati con provvedimenti che riguardano le attrezzature di sicurezza sul posto di lavoro), la maggior parte degli incidenti avviene per mancata osservanza delle norme che già esistono, non serve a nulla modificare le norme di sicurezza. Tutt’al più, si deve intervenire sui controlli e, forse, sulle sanzioni per la mancata osservanza.

Di fronte a questa domanda, che mi sembra costruttiva – e la cui risposta dovrebbe suscitare la curiosità di tutti – il Governo ha opposto silenzio totale in sede di replica. Quanto meno, per normale rispetto del Parlamento o più banalmente per normale educazione, a una domanda estremamente pertinente sarebbe gradita una risposta; quanto meno, una spiegazione dell’assenza della stessa. Invece, il Governo nulla ci ha detto in sede di replica; nulla ci ha detto in sede di formulazione dei pareri; nulla ci ha detto in risposta all’interrogazione alla quale, se non seguirà una risposta nel corso della discussione, avrà poco senso darla in seguito – anche se permarrà il mio interesse, più che la mia curiosità. Se qui stiamo facendo solo un atto di propaganda, allora va benissimo non sapere nulla sulle cause del numero degli incidenti di lavoro che avvengono in questo Paese; se, invece, stiamo cercando di far qualcosa di utile per difendere la salute e la vita dei lavoratori, questo è un dato indispensabile.

Pertanto, reitero l’appello: il Governo dovrà intervenire per formulare i propri pareri (benché distratto dal continuo afflusso di senatori che vanno a parlare al suo rappresentante che ha il compito di seguire il provvedimento); anziché limitarsi a dire di essere conforme al relatore, invito il suo rappresentante competente (e il senatore che gli sta parlando di volerglielo riferire) a darci una risposta oppure a spiegare perché non la dà.

Noto peraltro l’autorevole, seppur distratta, presenza del Ministro della Salute che, se è vero che è qui per sorreggere la Maggioranza, è pur sempre Ministro della Salute e gli incidenti sul lavoro sono anche competenza sua – quanto meno per capirne le cause; forse dovrebbe essere anche una sua curiosità; forse al telefono sta, per l’appunto, domandando questa informazione.

Ripeto l’appello al Governo affinché risponda alla mia domanda, che non è una curiosità oziosa, ma è fondamentale per capire che cosa stiamo facendo.

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