DL SEMPLIFICAZIONI: MONOCAMERALISMO DI FATTO “E NORME PASTICCIATE”

Signor Presidente, per semplificare la normativa, il Governo ha varato un provvedimento, che si è arricchito di ulteriori norme nel passaggio alla Camera, e arriva quindi ricco di ben 222 pagine di norme, che andranno poi in Gazzetta Ufficiale.

Può darsi che nel medio termine questo costituirà una semplificazione. Lo vedremo e, sotto alcuni aspetti, sicuramente sarà così, perché il provvedimento contiene molte norme condivisibili. Nel frattempo, però, tutti gli uffici pubblici, gli uffici dei Comuni, i privati e le aziende dovranno studiare 222 pagine di norme. Loro avranno, forse, ancora meno tempo di noi. Queste norme infatti, sono in vigore fin dall’inizio, essendo questo un decreto-legge, e dunque se le sono trovate così, dall’oggi all’indomani. Adesso, poi, arriva anche la valanga di norme introdotte dalle modifiche apportate alla Camera, cui devono adempiere e che devono studiare.

E noi, che come senatori dovremmo contribuire a scrivere tali norme di tempo praticamente non ne abbiamo. La discussione di questo provvedimento è iniziata in Commissione alle 13,15 ed è praticamente finita subito, perché non sono stati neanche aperti i termini per la presentazione degli emendamenti, né degli ordini del giorno. Gli ordini del giorno – lo dico per chi è fuori da quest’Aula – sono impegni che si chiede al Governo di assumere nell’attuazione delle norme che vengono approvate. E a questo proposito non mancavano certo le occasioni.

In tal modo, i senatori avrebbero almeno avuto modo di fare il loro lavoro, cioè intervenire sull’operato del Governo. Invece, niente di tutto ciò è possibile. A causa di questo ormai sistematico monocameralismo di fatto, il Senato è totalmente esautorato. Per questo, i componenti della maggioranza si troveranno a dover votare norme che neppure loro hanno avuto il tempo di leggere, tantomeno di analizzare, né, comunque, di modificare; norme che, poi, i cittadini si troveranno a dover rispettare.

Speriamo che gli errori siano pochi, perché è veramente impensabile che non ce ne siano in una tale mole di norme. Basta vedere i dati statistici. Nel frattempo, però, l’aggravio per i cittadini è notevole. La lettera inviata dal Presidente della Repubblica ai Presidenti di Senato e Camera in questi giorni, sembrerebbe scritta a proposito di questo provvedimento che non è ancora stato sottoposto alla firma del Capo dello Stato, altrimenti, ci sarebbe materia per discutere.

Si prenda il titolo, che ha un respiro già molto ampio. Questo decreto-legge dovrebbe recare misure di governance (naturalmente, perché in italiano, a quanto pare, non esiste la parola governo o governanza) del Piano nazionale di ripresa e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure. Ebbene, nonostante questo titolo molto ampio, sarebbe lungo l’elenco degli articoli e dei commi che non hanno nulla a che fare con queste indicazioni.

Qual è il problema? Il problema è che la Costituzione e la giurisprudenza della Corte costituzionale dicono che bisogna fare altrimenti e anche la lettera del Capo dello Stato dice che bisogna fare altrimenti. Il problema è che non ci sono garanzie per i cittadini. Non vi è garanzia che le norme siano fatte con un certo criterio, che siano leggibili con un minimo di facilità e con un approccio minimo al quale non sia necessario affiancare una serie di ricerche, che oggi, grazie a Internet, si fanno velocemente, ma non sempre.

Tra queste misure, poi, vengono introdotte, anche modifiche pressoché costituzionali, perché la cabina di regia presidenzialista che viene delineata non è una cosa da poco, visto che gestisce le enormi risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il fatto è che, se c’è un regime presidenzialista, il Capo del Governo dovrebbe essere eletto direttamente dai cittadini. Altrimenti, se non lo è, se tutto resta in capo al Governo e se il Parlamento è lì solo per dire sì a scatola chiusa, si pone un problema di tenuta istituzionale.

Per fare un esempio di ciò che può essere infilato in un provvedimento, quando si schiaffano 222 pagine di norme, tutte in un colpo solo, sotto un titolo generico, cito l’articolo 47-ter¸ cheho visto poco fa, nonostante il poco tempo a disposizione, che è una marchetta – chiedo scusa per la parola, a chi conosce le origini etimologiche della stessa – riguardante coloro che hanno le concessioni autostradali, che del resto sono una nota categoria di poveri. La norma però non serve a coloro che hanno vinto la concessione autostradale dopo una gara o con una finanza di progetto, in cui c’è almeno una qualche forma di competizione, ma consente a coloro che le hanno vinte senza tali procedure di fare ancora i lavori, per un anno, senza metterli a gara, a loro volta, neppure all’80 per cento. Questo vuol dire che li faranno da sé, con aziende interne, aggiungendo un vantaggio ai profitti già enormi delle autostrade, che sono tutti direttamente conseguiti sulla pelle dei cittadini e degli utenti autostradali, che siano privati che vanno in vacanza, coloro che utilizzano l’autostrada per lavoro o anche coloro che devono pagare le merci che passano attraverso le autostrade. Tutti questi profitti, già enormi, saranno dunque incrementati per il fatto che essi potranno affidare i lavori a chi vogliono, quindi ad aziende o a gruppi amici, che possono realizzare ulteriori profitti anche su questo. Si propone dunque un privilegio particolare per coloro che hanno ottenuto le concessioni autostradali, senza aver dovuto faticare, secondo il motto «ti piace vincere facile».

Cito quasi a titolo umoristico il fatto che, paradossalmente, subito dopo questa norma, che è palesemente una sovvenzione per coloro che non hanno dovuto affrontare alcun tipo di competizione, c’è un articolo che, in modo del tutto generico, secondo me senza alcuna portata reale e concreta, dice che si incoraggia la concorrenza. Subito prima, però, nell’articolato troviamo una norma che incoraggia la non concorrenza, consentendo ulteriori privilegi a coloro che non hanno mai dovuto affrontare una gara o una competizione.

Come si può dunque essere a favore di un coacervo di norme come queste? Per fortuna, in un certo senso, il Governo metterà la fiducia, impedendo persino formalmente all’Assemblea di esprimersi, cosa che in ogni caso non avrebbe potuto fare, perché il decreto-legge scade venerdì e, di conseguenza, essendo all’opposizione, Fratelli d’Italia voterà ovviamente contro. Del resto, a scatola chiusa non compriamo nulla e se poi, quando apriamo la scatola, vediamo cose di questo tipo, allora siamo veramente e fermamente convinti, sempre di più, della nostra posizione all’opposizione.

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