DPCM NATALE: EVITIAMO INUTILI DISCRIMINAZIONI. INTERVENTO IN AULA

Signor Presidente, il decreto-legge 2 dicembre 2020, n. 158 ha stabilito, per il periodo natalizio, delle forti limitazioni agli spostamenti che rendono ancora più strette le norme già previste dal precedente decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 novembre scorso, arrivando a consentire la circolazione soltanto nell’ambito del Comune di residenza per i giorni 25 e 26 dicembre e 1° gennaio.

Noi condividiamo la necessità di invitare tutti gli italiani a estrema prudenza. La prudenza deve essere esercitata in ogni circostanza.

Purtroppo ci si può contagiare anche tra parenti o tra amici carissimi; il virus è estremamente egualitario e colpisce tutte le classi sociali, tutte le etnie, tutte le Regioni del nostro splendido Paese. Dunque non si può pensare, ed è molto pericoloso farlo, che tanto è Natale e allora non succede nulla. Pertanto, condividiamo e facciamo nostro l’appello alla prudenza: si possono incontrare gli amici e i familiari ma non è indispensabile abbracciarsi, è opportuno stare comunque a una distanza decorosa e opportuna dalle persone. Già può essere una gioia rivedersi e trascorrere insieme qualche momento, in particolare per le persone isolate, per gli anziani o anche per i non anziani che vivono da soli, per i genitori separati e per i loro figli, che hanno rare occasioni di trascorrere insieme qualche momento. Dire però che quello che non si può fare il 24 o il 25 dicembre lo può fare prima del 20 dicembre e dopo il 6 gennaio non ha senso. Intanto ci si può contagiare anche il 15 dicembre o il 10 gennaio, in secondo luogo, purtroppo (ma così è la vita), di solito in quei giorni ci sono le vacanze, i bambini non vanno a scuola e in molti casi i genitori non lavorano (anche se ce ne sono tantissimi che lavorano in questi giorni); questa è pertanto un’occasione per ritrovarsi. Nelle altre circostanze, prima e dopo, è molto più difficile, in particolare per quanto riguarda le situazioni dei genitori separati lontani dai loro figli e delle persone anziane da sole.

Come centrodestra abbiamo pertanto presentato unitariamente una mozione che chiede di andare al di là dei confini comunali, per evitare situazioni di inutile discriminazione. Limitare al Comune gli spostamenti è una cosa scritta veramente da burocrati, anche poco informati. (Applausi). Non c’è bisogno di essere tutti i giorni per le strade del nostro splendido Paese per sapere che ci sono Comuni come Roma, che ha più di due milioni e mezzo di abitanti e un’estensione di 1.200 chilometri quadrati (e ce ne sono parecchi così: pensate che Malta, un Paese membro dell’Unione europea, ha 300 chilometri quadrati di territorio, mentre Roma ne ha il quadruplo e Ravenna ne ha il doppio). Poi ci sono tanti Comuni sotto i cento abitanti e intorno al chilometro quadrato di superficie. È ovvio che in questi piccoli Comuni non soltanto si ha il piacere ridotto di circolare (questo non è il punto), ma è estremamente inverosimile che gli affetti familiari (i genitori, i figli, i fratelli) siano residenti in quello stesso ristrettissimo territorio. La questione è cercare di limitare i contatti; verissimo, bisogna cercare di limitarli, ma non dimentichiamo che ci si contagia benissimo anche tra abitanti dello stesso Comune, non è che ci si contagia soltanto uscendo fuori dal Comune. È chiaro che spostamenti di lunga portata (in molti casi, ma non sempre) implicano l’utilizzo di mezzi di trasporto pubblici (come treni, aerei e così via), dove ci potrebbe essere un assembramento. Ma, se si parla di spostamenti di pochi chilometri o di poche decine di chilometri, è evidente che andranno a piedi (in qualche caso bucolico e quasi ideale) oppure andranno con i mezzi propri, di conseguenza senza avere contatti con persone che non facciano parte della stessa famiglia. È una valutazione che avrebbe dovuto essere fatta da chi ha redatto e firmato il decreto-legge, cioè il Presidente del Consiglio e gli altri membri del Governo. Noi chiediamo di intervenire adesso; per la verità è già un po’ tardi: sarebbe stato meglio farlo prima, perché le famiglie e le persone devono anche programmare i loro viaggi e devono cercare di far combaciare i loro momenti liberi. Arrivare al 15 dicembre è già tardi, ma meglio tardi che mai.

Il decreto-legge è del 2 dicembre: se si fosse intervenuti quando il decreto-legge è stato adottato dal Governo, sarebbe stato tutto più facile.

Pertanto noi facciamo una richiesta molto semplice: evitiamo di discriminare in modo irragionevole, cioè senza nessun altro criterio che non sia il caso, chi abita in Comuni diversi. Abbiamo parlato, per esempio, di estendere la possibilità di spostamento a livello provinciale ovvero a livello di Città metropolitane: si potrebbe integrare questo criterio con un parametro di distanza chilometrica per evitare i tantissimi casi di quegli italiani che vivono a ridosso di confini di Provincia, consentendo degli spostamenti in quei giorni.

Ricordiamo che certamente occorre adottare tutte le misure preventive rispetto al contagio, ma dobbiamo anche pensare in particolare alle situazioni di quelle persone che fra di loro sono lontane e a quelle che sono lontane da tutti e che solo in quei giorni tante volte riescono a vedere chi gli sta davvero a cuore, cioè i loro familiari e gli affetti più cari. Il fatto di privare queste persone di questi momenti di gioia in un anno così difficile – pensiamo a quante famiglie sono state colpite da lutti, sia a causa del Covid che per altri motivi naturalmente – non fa bene neppure alla salute. Non è una questione di buoni sentimenti: lo dicono eminenti immunologi, gli affetti, l’ottimismo, la compagnia e il conforto di altre persone aiuta a tenere più alto il livello del nostro sistema immunitario.

Nel ricordare quindi che occorre la massima prudenza anche tra parenti e tra quanti vivono nello stesso Comune, credo che sia davvero opportuno approvare la mozione da noi proposta, con eventuali modifiche che certamente esamineremo molto volentieri, in modo da consentire alle persone in questi giorni molto particolari di un anno molto difficile di poter essere nuovamente vicine ai loro cari.

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