Evangelici.net: «Il Governo? Dice sì alle unioni civili ma vota contro la famiglia»

“Il Presidente del Consiglio prende l’impegno di approvare la legge sulle unioni civili entro l’anno? Prima ci dica perché considera così irrilevante la tutela della famiglia”. È secca la reazione del senatore evangelico Lucio Malan (FI) alle parole che il Premier ha speso sabato scorso di fronte all’assemblea del PD. “Un anno fa, rileva Malan, in un silenzio piuttosto anomalo per Renzi, l’Italia ha votato contro la risoluzione dell’ONU sulla tutela della famiglia. E – aggiunge – nonostante le richieste formali, non si è mai degnato di dare una risposta sull’operato della nostra delegazione. Eppure, conclude il senatore, la vicenda meritava almeno un po’ di attenzione”.

I fatti risalgono allo scorso anno, per la precisione al 25 giugno del 2014, quando il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, nell’ambito del suo impegno di “promozione e tutela di tutti i diritti umani, civili, politici, economici, sociali e culturali”, ha approvato una risoluzione a “protezione della famiglia”. Due semplici pagine dove il Consiglio, preparando il ventesimo anniversario dell’Anno internazionale della famiglia, riconosce «che la famiglia ha la responsabilità primaria per lo sviluppo e la protezione dei bambini», si dice «convinto che la famiglia come nucleo fondamentale della società e ambiente naturale per la crescita e il benessere dei suoi membri, in particolare i bambini, dovrebbe venire dotata della necessaria protezione e assistenza affinché possa assumere pienamente le sue responsabilità nella comunità», e riafferma che la famiglia, per il suo ruolo, «è meritevole di protezione da parte della società e dello Stato». Per questo motivo il Consiglio propone di «convocare un gruppo di discussione sulla protezione della famiglia e dei suoi membri che si occupi dell’applicazione degli obblighi negli Stati, e discutere le difficoltà e le migliori pratiche al riguardo».

La risoluzione, passata dopo un anno di lavori con 26 voti favorevoli, 14 contrari e 6 astenuti, ha registrato il voto contrario dell’Italia – oltre che dell’Europa e del Nord America, che avrebbero visto con maggior favore una definizione più elastica rispetto a quella, evidentemente troppo vincolante, di “famiglia”: per alcuni dei Paesi contrari sarebbe stato opportuno parlare di “famiglie”, per altri sarebbe addirittura impossibile definire il concetto.

Il “no” dell’Italia è stato oggetto, a novembre 2014, di un’interrogazione parlamentare presentata da Malan insieme ai colleghi Aracri e Gasparri. Nel documento, indirizzato per competenza al ministro degli Esteri, i firmatari rilevano che la risoluzione Onu «non contiene… alcun elemento che possa essere ritenuto in contrasto con la nostra Costituzione». «Tra i favorevoli – segnalano – compaiono Paesi assai diversi tra loro per storia, cultura e religione, quali Algeria, Cina, Congo, Etiopia, India, Indonesia, Kenya, Marocco, Namibia, Filippine, Federazione Russa, Arabia Saudita, Sud Africa e Venezuela; tutti gli Stati membri dell’Unione europea rappresentati in Consiglio hanno invece votato contro» e per questo Malan, Aracri e Gasparri chiedono al Governo «quali siano gli elementi della risoluzione che hanno indotto il Governo italiano» a questa scelta e, se è stata decisa una posizione comune della UE, «quale sia stata la posizione dell’Italia».

«Da novembre a oggi, ricorda Malan, nonostante diversi solleciti, l’interrogazione è rimasta senza risposta da parte del Governo – che, invece, nel frattempo ha dato più di un segnale sul fronte opposto. «Il voto del Governo contro la famiglia al Consiglio dei diritti umani dell’ONU – spiega Malan a evangelici.net – è vergognoso sia nel suo contenuto sia nel metodo, perché è stato dato nella speranza che nessuno se ne accorgesse. La vera ragione del voto contrario è conformismo al politicamente corretto: si pretendeva che la risoluzione specificasse che con “famiglia” si dovevano intendere anche le coppie gay. Ma l’ipocrisia di Renzi e dei suoi sodali è tale che non hanno il coraggio di dirlo, anche perché, poi, quando fa comodo, dicono di essere bravi cattolici».

L’interrogazione parlamentare

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