Governo ambiguo prenda una posizione chiara sulla questione cinese

Signor Presidente, come è stato detto, questo accordo è opportuno. Non possiamo lasciare le nostre aziende, le tante aziende italiane che svolgono attività economica con la Cina, in una situazione in cui possano essere in svantaggio concorrenziale rispetto ad altre aziende di altri Paesi europei o comunque occidentali, che invece hanno l’accordo contro la doppia imposizione. Tuttavia, sappiamo che le relazioni con la Cina non sono simmetriche, ma asimmetriche, non soltanto per la dimensione della manifattura cinese, ma anche per una serie di elementi, tra cui il mancato rispetto dei diritti umani da parte della Cina nei suoi territori, che comporta evidentemente un grande vantaggio concorrenziale per l’impresa cinese: dal punto di vista dei costi, per applicare prezzi su cui poi si sviluppa la competizione internazionale, è molto meglio avere lavoratori senza diritti, né quelli prettamente lavorativi, né quelli civili e di libertà; così si gestisce più facilmente la situazione.

Non abbiamo garanzie da parte cinese sulla copiatura e sulla violazione della proprietà intellettuale. Non abbiamo garanzie formali, ma purtroppo abbiamo la certezza fattuale che queste cose avvengono. Quante volte è successo ad aziende italiane di fare accordi con un’azienda cinese – che è inevitabilmente legata al Partito comunista cinese – e trovarsi poi il loro manufatto copiato esattamente uguale e proposto a un prezzo nettamente inferiore?

Non ci può essere una vera simmetria se non c’è da parte del Governo italiano una posizione chiara sulla questione cinese. Non possiamo certo pensare di non avere scambi commerciali con la Cina; sarebbe impensabile. Ma il Governo deve assumere una posizione chiara nella politica internazionale. Le nostre aziende, anche i nostri singoli cittadini che si recano in Cina, non potranno mai avere la copertura che il Governo cinese dà alle proprie aziende: può fare quello che vuole, le sue aziende possono vendere sottocosto, perché tanto hanno una copertura tale che possono benissimo farlo a livello strategico. Poi, una volta che hanno fatto fallire le aziende concorrenti italiane o comunque non cinesi, possono riportare i prezzi ai livelli di mercato precedenti, magari anche di più.

Noi non potremo mai chiedere questo al nostro Governo; ma di avere una posizione chiara rispetto alla Cina, questo sì. Occorre avere uno schieramento chiaro. Giustamente il presidente Casini ha detto che il Governo ha chiarito che la nostra amicizia con la Cina non pregiudica e non cambia la nostra posizione, lo schieramento dell’Italia in senso atlantico nell’ambito dei Paesi democratici. Sì, ma non bastano le parole, né in un senso, né nell’altro.

La settimana scorsa, al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite c’è stato un voto molto importante sulla questione dei diritti umani, con riferimento alla legge sulla sicurezza di Hong Kong, che praticamente distrugge i trattati firmati a suo tempo, anche dal Governo cinese, per la transizione dalla vecchia situazione (quando Hong Kong era sotto la sovranità del Regno Unito) alla sovranità della Repubblica Popolare Cinese. Ma quel trattato prevedeva un lungo periodo in cui i due sistemi sarebbero stati realmente separati e una serie di diritti sarebbero stati comunque garantiti ai cittadini di Hong Kong. La nuova legge sulla sicurezza di Hong Kong ha distrutto completamente quel trattato, ha distrutto la libertà dei cittadini di quella città e mette in pericolo qualunque straniero che si rechi a Hong Kong, che rischia di essere arrestato perché, magari non lì, magari nel suo Paese, magari in Italia, ha espresso critiche nei confronti del Governo cinese, nei confronti della sua feroce repressione contro le dimostrazioni a favore della libertà che ci sono state a Hong Kong.

Il Governo australiano ha sconsigliato ai suoi cittadini di fare viaggi in Cina perché si rischia l’arresto arbitrario sulla base di quella legge e sulla base di episodi che sono già accaduti.

Allora è giusto che il Governo coltivi rapporti economici con la Cina, ma deve schierarsi chiaramente. La settimana scorsa, quando si è trattato di votare alle Nazioni Unite, erano state presentate due mozioni: la prima era promossa da Cuba – guarda caso – a forte sostegno del governo di Pechino, e la seconda promossa dal Regno Unito che criticava e denunciava la violazione dei diritti umani da parte della polizia di Hong Kong strettamente sostenuta dal Governo cinese. Ebbene è in una occasione come quella che si fa vedere da che parte si sta e che si dimostra se si è veramente schierati con il blocco occidentale, con i Paesi per la libertà, oppure con il Governo cinese. Ebbene, in tale occasione l’Italia si è astenuta. Non ha votato contro la proposta di Cuba di pieno sostegno al Governo cinese. D’altra parte, sono due Paesi con lo stesso sistema, al contrario di Cina e Hong Kong. Cuba e Cina sono entrambe dittature comuniste, però non si vota contro, non vorremmo disturbare i signori cubani e soprattutto non vogliamo disturbare i signori cinesi.

Quando il Regno Unito ha proposto la sua mozione di denuncia della violazione dei diritti umani ci si è astenuti. Ci sono stati centinaia di giovani arrestati, malmenati e alcuni anche uccisi dalla polizia. Tutti si ricordano di quello che è accaduto a Minneapolis ma a quanto pare quello che succede a Hong Kong non interessa a nessuno. Tra la polizia che schiaccia la libertà dei dimostranti di Hong Kong, che arresta centinaia di persone solo perché manifestano le loro idee e chi li arresta, ci si astiene. (Applausi) Questo non vuol dire che siamo amici della Cina, però siamo nel blocco occidentale. Ciò vuol dire che siamo, nella migliore delle ipotesi, ambigui e quando tra l’oppresso e l’oppressore non ti schieri, di fatto stai con l’oppressore, gli dici di andare avanti perché l’oppresso non si può difendere.

Noi chiediamo al Governo italiano di assumere una posizione chiara che non vuol dire intervenire per tranquillizzare. La tecnica per la quale si finge di essere amici dell’uno e dell’altro Paese, che avrebbe l’obiettivo di mantenere l’amicizia con entrambi, rischia di renderli nemici tutti e due.

È necessaria una posizione chiara, così come sarebbe necessaria una posizione chiara sul Venezuela. Sono queste le cose che dicono da che parte stai. (Applausi). Non Basta dire che siamo sempre da parte del Patto atlantico perché se l’Italia è stato l’unico Paese che ha impedito all’Unione europea di prendere una posizione chiara sul Venezuela, quello è schierarsi. (Applausi). Non basta poi dire che siamo tanto amici dell’Alleanza atlantica.

Noi esprimiamo pieno sostegno alle nostre aziende e vorremmo che lo esprimesse anche il Governo. Ci asteniamo per chiedere al Governo di assumere una posizione chiara e non ambigua e dunque, di fatto, favorevole alla Cina che vuole trasferire il suo sistema di controllo sistematico, poliziesco, nevrotico della vita dei singoli cittadini, mettendoli completamente sotto controllo in tutte le loro mosse e in tutte le loro spese (un modello che a quanto pare non piace solo in Cina).

Noi, invece, siamo dall’altra parte, siamo per la libertà, siamo per la democrazia, siamo per la tutela dei diritti individuali e siamo anche per la tutela dei diritti delle nostre aziende di non vedersi copiati loro prodotti e di non subire la concorrenza sleale fatta da chi trascura e ignora i diritti dei lavoratori e dei cittadini in generale. 

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email