I magistrati dovrebbero ricordare che l’articolo 21 della Costituzione garantisce a ciascuno di esprimere liberamente il proprio pensiero

Intervento in Aula nella discussione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari nei confronti del senatore Raffaele Iannuzzi (insindacabilità ex articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell’ambito di un procedimento penale)

Signor Presidente,

ritengo importante andare avanti con la riforma delle norme sui reati d’opinione. Sarebbe, però, sufficiente che tutti i magistrati (molti lo fanno) – in particolare quelli che intraprendono le azioni giudiziarie su casi di questo genere, che poi arrivano in Aula – ricordassero che, accanto agli articoli del Codice penale relativi al reato di diffamazione, vi è anche l’articolo 21 della Costituzione – che garantisce a ciascuno di esprimere liberamente il proprio pensiero, con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

In altri Paesi, la semplice applicazione del corrispondente articolo della Costituzione impedisce che questi procedimenti abbiano inizio, altro che arrivare in un’Aula del Parlamento e doversi appellare all’articolo 68 della Costituzione per impedire che una semplice espressione di opinione sia punita per danni del tutto immaginari.

Tutt’altro che immaginari sono invece i risarcimenti, che spesso rovinano la vita di chi si trova a dover pagare cifre assai elevate. Non dimentichiamo che una persona non deve per forza essere miliardaria o anche soltanto benestante perché scrive su un giornale o rilascia una dichiarazione alla Stampa. Dunque, l’applicazione di tali norme dovrebbe cessare in virtù dell’articolo 21 della Costituzione, senza arrivare ad appellarsi all’articolo 68 della stessa.

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