Il Giornale: “Casa di Montecarlo. Malan: Avvocato Ellero? Nemmeno lui crede a quello che dice”

Onorevole Lucio Malan, Lei che lasciò la Lega con Renato Ellero…

«No, prego, io lasciai la Lega quando ancora serviva a qualcosa».

Sì, vabbè…

«Eh no, scusi, è importante».

Ma noi le chiedevamo che tipo è Ellero…

«Appunto».

Ha vinto, faccia Lei.

«21 ottobre 1994: Umberto Bossi ci dice che bisogna mollare Berlusconi – e poi abbiamo capito perché».

L’avviso di garanzia durante il G7 di Napoli…

«Bossi sapeva che ci sarebbe stato un massacro giudiziario. Ciò che non si aspettava era che il Premier sarebbe sopravvissuto».

Ma questa è un’altra storia.

«Io e altri decidiamo di uscire e fondiamo il gruppo dall’agevole nome Federalisti liberaldemocratici per sostenere il Governo».

Ellero scende dal Carroccio nel gennaio 1995.

«Il Governo Berlusconi è già bello che morto. Ellero e gli altri che sono usciti con lui, però, non aderiscono al nostro Gruppo».

Motivo?

«Siamo tutti leali a Berlusconi ma loro, essendo usciti dopo, temono di finire a fare i figli della serva».

E questo che cosa ci dice di Ellero?

«Mettiamola così. Io non so se quel che dice sull’appartamento di Montecarlo è vero, di certo mi sarei aspettato di vedere i documenti, tanto più che la questione va avanti da settimane».

È un tipo inaffidabile?

«Lui stesso sembra non fidarsi molto di quello che dice».

Parla di un cliente così facoltoso che avrebbe potuto comprare l’intero palazzo a Montecarlo, altro che appartamento.

«Tipico. Vede, son passati vent’anni e, probabilmente, il cliente facoltoso Ellero ce l’ha davvero».

Però?

«Che bisogno aveva di dire che si può permettere tutto il condominio? È che lui non è mai stato modesto nelle sue dichiarazioni, di certo non si sottostima».

E qui scatta il “mi ricordo quella volta che…”

«Lui affermava di avere stretti rapporti personali con personaggi notevoli e un buon accesso a Berlusconi».

Dice che mentiva?

«Non lo so, ma so che il 90 per cento di chi dice di avere facile e frequente accesso al Premier mente».

Tornando all’amarcord.

«Una volta mi telefonò… Che poi, anche lì…»

Cosa?

«Lui urla anziché parlare. E non disdegna di parlare di qualunque cosa in qualunque circostanza».

Tipo?

«C’è un’aneddotica sui suoi viaggi in treno, quando faceva ragionamenti bizzarri senza curarsi di chi avesse accanto in carrozza».

Una macchietta?

«Macchietta lo ha detto Lei, non mi faccia dire macchietta…»

L’ho detto io.

«È molto esuberante, per certi versi eccentrico, estroverso, molto generoso nel parlare».

Diceva della telefonata.

«Lui era capogruppo della Lega federalista Italiana; io non ero a capo del mio Gruppo ma avevo un certo ruolo».

La chiama e dice?

«Lucio, noi fuoriusciti dalla Lega dobbiamo votare in modo diverso da Forza Italia, sennò questi non ci considerano. Bisogna dargli delle legnate, per farci dare retta».

Diedero più retta a Lei, che è ancora in Parlamento col Pdl…

«Lui fu bravo a capire in tempo che Forza Italia non lo avrebbe candidato e, con la sua irruenza, fece una candidatura di disturbo».

Ma, secondo Lei, potrebbe aver fatto questa uscita per cercare i riflettori?

«Uuuuuhhh!»

Era un sì?

«Lui certo non è uno schivo: non rifugge la ribalta, è bravissimo a fare dichiarazioni che poi vengono riprese dai media».

I maligni dicono già che sta cercando una collocazione politica…

«Eh, ma, in quel caso, le cose che dici devono essere vere. Se si scopre che sono balle?»

L’hanno visto con i grillini…

«Ah, ah, davvero? Del resto, è noto per le sue prese di posizione sempre originali».

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