Il Giornale del Piemonte: “L’impegno per i giovani e l’occupazione”

Il senatore del PdL: «Lavorerò contro la burocrazia, per la trasparenza e per rendere più semplice l’accesso al lavoro»

«Il redditometro? Inutile e controproducente: meglio il contrasto d’interessi. Monti critica i politici ma è in campo da decenni»

Impegno e serietà al servizio del territorio. Lucio Malan è secondo nella lista dei candidati per il Senato in Piemonte, dietro soltanto a Silvio Berlusconi. Una posizione che è il riconoscimento per un lavoro intenso che ha dato risultati concreti.

«I temi sui quali mi sono impegnato nella legislatura che si sta concludendo sono parecchi. Qualche esempio? Mi sono battuto per la difesa dei diritti dei contribuenti, quando l’Agenzia delle Entrate ha spedito a più di un milione di italiani una lettera per chiedere la documentazione relativa alla dichiarazione dei redditi, dando un tempo di venti giorni per rispondere, quando lo Statuto del contribuente dice che non si può chiedere documentazione concedendo meno di 60 giorni di tempo. Nonostante le resistenze alle mie sollecitazioni, il Governo è stato costretto ad accettare un ordine del giorno in cui si impone di non ripetere questa prassi e di inserire i diritti del contribuente in Costituzione». Oltre ad essersi battuto per la libertà religiosa «con mozioni, sia all’estero sia in Italia, e la promozione di nuove Intese con confessioni religiose», Malan si è interessato dei diritti dei consumatori «producendo una norma – spiega – che consente di segnalare il proprio nominativo tramite un numero telefonico o via mail evitando di essere oggetto di continue telepromozioni. In pochi lo sanno, ma è possibile evitare di essere chiamati da chi utilizza lo strumento telefonico per vendere i propri prodotti».

Altro tema caro a Malan, i giovani e il lavoro. «Nei concorsi pubblici – spiega il senatore del Pdl – ci deve essere più trasparenza e correttezza. E servono regole per blindare i concorsi minimizzando o annullando il rischio di imbrogli. Penso alle domande a risposta multipla che a differenza di altri sistemi di valutazione offrono maggiori garanzie». Non solo, Malan propone che «le imprese che svolgono servizi per il pubblico, in regime di esternalizzazione, debbano assumere una parte del personale per concorso, proprio alla stregua di un’azienda pubblica». Lavoro, quindi. Tema sempre più caldo. «Bisogna – sottolinea Malan – rendere più facile lavorare per chi vuole lavorare. Eliminando tutti quegli inutili adempimenti burocratici e tutti i controlli ex ante ai quali si deve sottoporre chi vuole aprire un’attività. I controlli vanno certamente fatti, ma ex post, evitando di bloccare investimenti e posti di lavoro». E sburocratizzando, svincolando le imprese dai «piccoli e grandi centri di potere, che con un timbro o un bollo possono condizionare l’attività di un artigiano o di un imprenditore», per Malan «si contribuirebbe anche alla lotta alla corruzione, che proprio in questi gangli rischia di annidarsi».

Lotta alla corruzione e lotta all’evasione fiscale, quindi, restano temi fondamentali. Ma gli strumenti utilizzati dal governo tecnico suscitano nell’esponente del Popolo della libertà più di una perplessità: «Il redditometro, per esempio – osserva Malan – è soltanto uno dei tanti modi per importunare il contribuente. Non ha riflessi positivi nella lotta all’evasione. Al contrario: favorisce il nero e gli acquisti all’estero. Ben vengano i controlli, intendiamoci, ma questi devono essere svolti in modo serio, dal momento che il fisco possiede già gli strumenti per indagare». Una buona soluzione per combattere il sommerso, per Malan, sarebbe invece quella «di introdurre il contrasto di interesse, consentendo al contribuente di detrarre alcune tipoligie di spese».

Semplificare, quindi snellire. «Come nel caso del problema della SIAE e diritti d’autore. Ci sono migliaia di manifestazioni che vengono ostacolate burocraticamente ed economicamente. Ci sono Comuni che, per organizzare una serata per beneficenza, devono pagare fior di quattrini – soldi che, poi, i musicisti nemmeno incassano. Altra burocrazia, altro arbitrio. Serve una svolta liberale».

Malan chiude con un passaggio sulla «salita in politica» di Mario Monti, decisione – per inciso – presa dopo un anno da senatore a vita e dopo altrettanto tempo a capo del Governo. «Nel fare politica non c’è nulla di male – conclude – ma trovo di un’ipocrisia insopportabile sentire queste frasi pronunciate da una persona che da quasi vent’anni fa politica nei più alti organismi europei. Ritengo irrispettoso e inopportuno sentire parlare con disprezzo di chi fa politica per passione, di amministratori locali che, magari, per loro attività incassano poche centinaia di euro al mese».

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