Il Predellino: “Malan, compensi nella P.A.? Il limite è finto”

di Lucio Malan

Forse qualcuno ricorda la “stangata” del Governo Prodi contro i maxi compensi nella Pubblica Amministrazione. “Finalmente colpiamo i grand commis, i super burocrati”, si disse. La Finanziaria 2008, infatti, conteneva una norma per porre limiti ai trattamenti economici tra i dipendenti dello Stato. Il limite massimo non era espresso con somma definita ma in un ammontare “non superiore quello del primo Presidente della Corte di Cassazione”. Va be’, così, quando aumenta il compenso del primo Presidente, si alza anche il limite ma, intanto, è un limite. I giornali scrissero che si trattava di circa 300mila euro. Nessuna famiglia sarebbe finita sul lastrico ma, intanto, si metteva un freno.

Dall’approvazione di quella legge (24 dicembre 2007) sono passati 962 giorni. I quotidiani sono usciti circa 950 volte ma non risulta che qualcuno, compresi quelli sempre pronti a urlare su altre voci di spesa, abbia indagato sulle conseguenze di quelle disposizioni.

Appena sette giorni dopo, veniva emanato un decreto legge al quale fu aggiunto, in sede di conversione, un comma che prevedeva l’entrata in vigore della “stangata” solo dopo “l’emanazione di un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da emanare entro il 1° luglio 2008”. Com’è noto, il Governo Prodi cadde assai prima e, rinvio dopo rinvio, si è giunti solo nel dicembre 2009 alla redazione di uno schema di regolamento che possa rendere effettive queste norme.

Venuti al dunque, però, ci si accorge che i limiti sono ancora meno severi di quelli dichiarati. Infatti, il “tetto” di 300mila euro è salito a 311mila, ben più del doppio dell’indennità parlamentare lorda, ed è stato “interpretato” nel senso che va inteso al netto degli oneri contributivi. In pratica, si sale almeno a 340mila.

Il Governo del centrosinistra, sempre attento alle esigenze dei proletari, aveva poi previsto che fossero esenti dal limite un numero “massimo di 25 unità, corrispondenti alle posizioni di più elevato livello di responsabilità”. Un successivo comma aggiunge che ai magnifici 25, alla Banca d’Italia e alle autorità indipendenti il limite è raddoppiato: andiamo dunque a 680mila!

A questo punto, ci si aspetterebbe che sopra tale generoso “tetto” (data l’altezza, è più un “cielo” che un “tetto”: un “cielo in una spettanza”, in somma!) non si possa andare. Ma dagli ulivisti arriva un altro aiutino. Sopra il tetto ci si va, altroché: si taglia (si taglierà, perché ancora non ci siamo) “ben” 25 per cento di ciò che va oltre il tetto. In pratica: con il “limite massimo” a 340mila, chi prendeva 1 milione prenderà ancora 835mila euro. Se però è un membro delle provvidenziali autorità indipendenti o dell’indispensabile Banca d’Italia, si attesterà a 910mila euro. Un “limite massimo” un po’ elastico. Applicando così i limiti di velocità, neanche Valentino Rossi ad andatura da Gran Premio si prenderebbe la multa.

Ma ancora non basta. Al momento della verità, il regolamento rivela l’asso nella manica: “l’esclusione, dal computo che concorre alla definizione del limite, della retribuzione percepita dal dipendente pubblico presso l’amministrazione di appartenenza nonché del trattamento di pensione”, nonché la “non applicabilità della disciplina agli emolumenti correlati a prestazioni professionali o a contratti d’opera di natura non continuativa nonché agli emolumenti” spettanti ai membri di consigli di amministrazione. Viene da chiedersi se siamo al teatro dell’assurdo: dal limite ai compensi vengono esclusi i compensi ricevuti? Si deve allora intendere che il limite si applica, perci,ò solo ai “secondi lavori”, purché – si capisce – non si tratti di prestazioni professionali o non continuative o di membri di consiglio di amministrazione.

Ipotizzando una “modesta” paga per il primo lavoro di 180mila euro all’anno (abbiamo appreso dai giornali che c’è chi supera il mezzo milione!) il limite, perciò, sale a 520mila, salvo ulteriori eccezioni e ampliamenti. Per esempio, i “magnifici 25” – i membri delle autorità indipendenti e gli uomini d’oro della Banca d’Italia – vedono il loro limite salire a 860 mila euro. Limite, che, abbiamo visto, è assai elastico. Sicché, chi prima prendeva un milione scende a 880 mila, oppure a 965mila se sono tra i citati magnifici 25, salvo – naturalmente – i compensi professionali ecc. ecc.

Mi è parso perciò ragionevole presentare un emendamento al decreto legge sulla manovra, che restituisse una parvenza di serietà a questi limiti pur senza colpire troppo forte questi signori – cosa che probabilmente creerebbe problemi a chi ci deve avere a che fare.

L’emendamento prevede:

  1. scendere da 311mila euro + contributi (circa 340mila) al doppio dell’indennità parlamentare senza esenzione per i contributi (circa 288 mila euro);
  2. i magnifici 25 ed equiparati scendono da 680mila al quadruplo dell’indennità parlamentare (576mila);
  3. niente esenzione per le prestazioni professionali, contratti non continuativi e compensi per consigli di amministrazione;
  4. esenzione del computo del “primo lavoro” solo per una somma pari all’indennità parlamentare (144mila euro).

L’emendamento è a disposizione del Governo che lo può inserire nel maxiemendamento.

Un’ultima nota. Il 1° giugno scorso, il Primo Ministro britannico, David Cameron, ha reso nota la classifica dei 170 “mandarini” che guadagnano più di lui che percepisce 142.500 sterline (170mila euro). In testa, John Fingleton – capo del Garante della concorrenza – con 280mila sterline, pari a 335mila euro. In Italia sarebbe dentro i “limiti massimi”, anche se quello fosse il suo secondo lavoro e non si tenesse conto del fatto che è un’autorità indipendente, per cui i limiti sono raddoppiati.

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