Il risparmio dalla “riforma” del Senato è 133 volte inferiore a uno solo dei regali del ministro Delrio a società partecipate: cominceremo a risparmiare nel 2200

La vera finalità di questa riforma costituzionale: togliere la voce ai Cittadini e occupare il Potere. Il referendum sarà l’ultima occasione per salvare la democrazia

Intervento in Aula nella discussione sulla riforma costituzionale

Signora Presidente, Signor rappresentante del Governo, Colleghi e Cittadini che avete il coraggio di seguire questo dibattito che, secondo una logica del tutto folle, è iniziato oggi pomeriggio alle ore 15, sta occupando questa serata e, salvo rinunce, occuperà praticamente tutta la notte per poi riprendere domani mattina – poco dopo essere terminato – perché bisogna «fare in fretta». Le cose che convengono all’aumento del potere personale del Signor Presidente del Consiglio vanno fatte in fretta; le cose che servono agli Italiani, invece, possono aspettare.

Chi cerca di parlare bene di questa riforma fa affermazioni del seguente genere: “È da tanti anni che si voleva fare questa riforma”. Addirittura qualcuno – niente meno che il Ministro per le Riforme costituzionali e anche il Presidente del Consiglio – ha affermato con slancio che “Si vuole fare questa riforma da settant’anni”: in poche parole, quindi, si voleva riformare la Costituzione già due anni prima che fosse approvata! Devo dire che non si poteva «spararla più grossa»!

È vero che si volevano attuare le riforme ormai da molti anni. Nel 2005, in quest’Aula – e naturalmente nell’Aula dell’altro ramo del Parlamento – si era arrivati ad approvare una riforma che superava in modo ragionevole il bicameralismo perfetto specializzando i ruoli di Camera e Senato, riduceva in modo consistente sia il numero dei senatori sia quello dei deputati, e rafforzava moderatamente i poteri del Presidente del Consiglio – per il quale si prefigurava una forma più radicata nelle norme di investitura popolare; ma non si rafforzava il Governo – come invece fa la riforma in esame – indebolendo gli altri Poteri. (Infatti, indebolire gli altri Organi costituzionali è un danno; invece, rafforzarne uno a fronte della pari dignità degli altri, può essere un vantaggio per la democrazia.) Ebbene, contro quella riforma si schierò il Partito Democratico, guidato da Oscar Luigi Scalfaro, che fu il primo firmatario della grande mozione parlamentare tra i cui sostenitori vi era il presidente della Provincia di Firenze, Matteo Renzi, che si diede molto da fare per bocciare la riforma. Adesso, però, egli afferma che attendiamo le riforme da tanti anni e, oggi, finalmente le facciamo: veramente, noi le avevamo fatte, completando il percorso parlamentare senza le spaventose forzature che sono state fatte oggi e nei vari passaggi che sono stati svolti!

Ricordo solo due aspetti, senza dilungarmi – perché non credo che alla gente interessino tanto le procedure (sottolineo, però, che le procedure con cui si approvano le leggi che poi investono i cittadini devono essere importanti per tutti, anche per chi non si interessa particolarmente dell’attività parlamentare). Ebbene, la Costituzione e il Regolamento del Senato garantiscono un passaggio molto veloce del disegno di legge costituzionale, visto che questa è la seconda lettura conforme del Senato; in sostanza, una volta che il testo è già stato votato (così come lo esaminiamo oggi), le garanzie contenute nella Costituzione per il cambiamento della Costituzione stessa prevedono che esso si riesamini una seconda volta. Si prevede che tale passaggio sia molto veloce: dunque, non è possibile presentare emendamenti, ordini del giorno, questioni pregiudiziali o sospensive e così via. Sono previsti solo due voti: uno in Commissione e uno in Aula. Ebbene, due voti sono già troppi, perché bisogna fare in fretta! In Commissione, pertanto, non si è potuto votare, e in Aula siamo stati costretti a tempi del tutto folli, che indicano chiaramente il disprezzo sovrano – da parte del signor Presidente del Consiglio e di coloro che ritengono di sostenerlo – per l’attività parlamentare e le opinioni dei parlamentari. Abbiamo avuto per qualche ora la presenza di un Ministro e adesso abbiamo due rispettabilissimi Sottosegretari; forse sarebbe logico, però, che per il cambiamento della Costituzione fossero investiti e fossero presenti i Ministri, in particolare il Ministro per le riforme costituzionali, e non solo per qualche ora così come atto di degnazione. Questo è un primo argomento a favore.

Il secondo argomento a favore è quello secondo cui si riducono i costi della politica. Ma se c’è una cosa che è costosa è proprio questa riforma, perché i benefici, dal punto di vista del risparmio di spesa, sono risibili. La novità è che i senatori non saranno più pagati dallo Stato ma dalle Regioni che li manderanno qui. Peraltro, ci sarà il problema di come verranno in Senato i sindaci. La riforma, infatti, prevede anche la presenza di 21 sindaci – il che è molto curioso, in quanto sarebbe normale che la Camera di un Parlamento fosse eletta dai cittadini. In democrazia dovrebbe essere così; se non siamo in democrazia, è un altro conto. Inoltre, la cosa normale sarebbe che i sindaci senatori fossero eletti dai cittadini o – tutt’al più – da altri sindaci. La riforma prevede invece che essi siano eletti dai consiglieri regionali. Pensate un po’: stiamo parlando di consiglieri regionali che, nella prima fase di applicazione della legge, non saranno stati eletti per rivestire anche la carica di senatore. I cittadini – sì – li hanno infatti votati, pensando però che dovessero fare i consiglieri regionali e non i senatori, i designatori di senatori o i designatori di sindaci senatori. Ebbene, chi pagherà le spese che questi sindaci sosterranno per venire dalla loro città in Senato? Le Regioni? I Comuni? Sarà quindi obbligatorio che i senatori siano sindaci di Grandi Città. I sindaci di Grandi Città – penso a Città metropolitane come Torino, Milano, Napoli o Roma – sono così senatori di diritto, anche in questo caso senza che siano stati votati da nessuno. Essi sono già Presidenti di quella che prima si chiamava Provincia e ora si chiama Città metropolitana.

Si è fatta una grande campagna contro il doppio incarico. Per carità, basta doppi incarichi. Il Presidente del Consiglio è anche il segretario onnipotente del principale partito del Paese però, per carità, il doppio incarico per gli altri non va bene. Ciò nonostante, quando si tratta di fare una riforma raffazzonata e pessima come quella in esame, si scopre che il triplo incarico va benissimo e anche con riferimento a incarichi non da poco. Penso ai sindaci di Torino, Milano e di altre Città metropolitane con decine o centinaia di Comuni. Penso al caso della mia ex Provincia, che non è una città. Luserna San Giovanni e Bardonecchia non sono città, eppure, per la demenziale riforma portata avanti da questo Governo, lo sono diventate. Pensate un po’, sono città. Ci si trova in mezzo alla campagna o sulla punta di una montagna, eppure si tratta di città. Questi Signori svolgeranno i ruoli di sindaco, di sindaco metropolitano di decine o centinaia di Comuni e anche di senatore. Pensate un po’ che roba.

Ragioniamo sul risparmio che si otterrà. Nel bilancio del Senato – largheggiamo – la voce che riguarda i senatori è pari, in totale, a circa 70 milioni di euro. Il massimo che si potrà risparmiare sono 60 milioni di euro, perché una serie di spese continueranno ad esserci. Questi Signori, infatti, dovranno pur venire a Roma e non potranno farlo a spese loro, a meno che stabiliamo che non si può ricoprire la carica di senatore se non si è ricchi (si potrebbe pure fare così, anche se sarebbe poco compatibile con la nostra Costituzione, ma se la Carta costituzionale non deve essere democratica va benissimo anche imporre che i senatori siano ricchi). Come dicevo, il risparmio ammonterebbe a 60 milioni di euro. Contemporaneamente, cosa fa il Governo per ottenere i voti di un importante gruppo? Giovedì scorso, il ministro Delrio ha firmato un regalo per trent’anni ad una di quelle società partecipate che, secondo i numerosi proclami del Governo Renzi (che vengono ripetuti da due anni senza che si sia mai battuto chiodo sull’argomento), saranno sottoposte ad una stretta “perché occorre smetterla con questo tipo di società”. Ebbene, il Governo ridurrà le partecipate piccole, quelle che a volte non costano. Si realizza una stretta sulle piccole società partecipate e, nello stesso tempo, si regala un business di 335 milioni di euro all’anno, per trentaquattro anni, a una partecipata (parlo di Autostrada del Brennero SpA). Di questi 335 milioni di euro, nello scorso anno 153 milioni sono stati di margine, cioè di profitto (mi riferisco a quella parte che, in regime di concorrenza, potrebbe assottigliarsi perché ciascuno si propone a cifre magari inferiori). Ripeto: 335 milioni di euro. Ma occupiamoci solo del margine: 152 milioni moltiplicato per trentaquattro anni vuol dire circa 5 miliardi. In pratica, il risparmio presunto che si realizzerà con il futuro Senato è 133 volte inferiore alla singola firma apposta dal ministro Delrio a quel provvedimento. Si poteva mantenere questa spesa ulteriore del Senato, che sono perfettamente d’accordo deve essere ridotta, per centotrentatré anni, fino all’anno 2149. E dunque, già con quella firma, abbiamo bruciato centotrentatré anni di risparmi sul Senato. Cominceremo però a risparmiare dal 2150. Peccato però che, lo stesso giorno, il Ministro abbia firmato anche un altro regalo alla società Autostrada che è, per l’87 per cento, gestita da una società della Regione Friuli-Venezia Giulia – casualmente presieduta dal vice segretario del Partito Democratico (anche qui, nuovo doppio incarico), la presidente Debora Serracchiani. Altri 86 milioni l’anno, per un totale di altri 2 miliardi e mezzo e per un totale complessivo di 8 miliardi. In sostanza, prima di vedere il risparmio derivante dalla riforma del Senato, dovranno passare altre decine di anni, per cui cominceremo a risparmiare nel 2200.

Terzo argomento a favore di questa riforma è che le leggi si faranno più rapidamente. È proprio quello di cui c’è bisogno in Italia: avere più leggi fatte peggio, con maggioranze poco rappresentative del Paese. C’è bisogno di questo? Occorrono altre leggi? Quali leggi del Governo Renzi avrebbero migliorato la situazione del Paese? Ne vogliamo di più, vogliamo farle più in fretta? Già adesso, del resto, le facciamo in fretta grazie alle procedure utilizzate, forzando o violando – a volte spudoratamente – i Regolamenti di Camera e Senato e persino la Costituzione; che viene violata anche da questa norma perché la Carta costituzionale dice che un provvedimento deve essere esaminato dalla Commissione e dall’Aula, mentre il provvedimento in esame – anche se si è potuta fare almeno la discussione generale, al primo passaggio in Senato, quello più importante – non ha visto neanche un voto in Commissione, giacché la maggioranza temeva di non avere i numeri. Quindi, lasciamo perdere il rispetto della Costituzione.

C’é fretta di approvare altri provvedimenti come la legge Delrio, citata poc’anzi? La legge Delrio non ha abolito le Province, ma il diritto dei cittadini di votare i loro rappresentanti in Provincia. Alcuni cittadini sono stati privati del tutto di questo diritto. Gli abitanti delle cosiddette Città metropolitane sono stati privati totalmente della possibilità di influire in qualunque modo, anche attraverso i sindaci, nella designazione dei soggetti che presiedono alla gestione, con ampi poteri, della loro area vasta. Abbiamo bisogno di altre leggi Delrio? Siamo a posto! Abbiamo bisogno di altre leggi come lo ius soli, che sembra fatto apposta per attirare nel nostro Paese ulteriori immigrati, che costano molto, ma molto di più di quanto costa un qualunque cittadino che gode dell’assistenza dello Stato? Abbiamo bisogno di questo? Abbiamo bisogno di fare questi provvedimenti più in fretta? Dobbiamo fare altre leggi come il bonus bebè esteso agli extracomunitari, per cui un miliardo è andato in quella direzione? Un miliardo del bonus bebè del Governo Renzi nel corso di questi tre anni finisce per i bambini extracomunitari. Questa disposizione, assieme a tante misure che massacrano la famiglia sotto ogni punto di vista – ma in questo momento mi riferisco a quello economico – corrisponde ad altri quindici anni di risparmi assai presunti operati sul Senato. Arriviamo pertanto al 2215 come data nella quale si inizierà a sentire qualche beneficio da questa riforma.

Ovviamente è una presa in giro e non ci sarà mai un beneficio da tale riforma.

D’altra parte, lo ius soli e le altre norme volte a facilitare l’ingresso di stranieri nel nostro Paese ci dicono che costoro servono in quanto disposti a fare quei lavori che gli Italiani non sono più disposti a svolgere. Oramai, con la situazione di grave difficoltà in cui versano tanti Italiani, sono assai pochi – credo nessuno – i lavori che gli Italiani non sono più disposti a fare. Magari lavori pagati un euro l’ora gli Italiani non sono disposti a farli perché lavorerebbero in perdita. Qualche disperato del terzo mondo invece è disposto a farlo. Pertanto, se si punta a qualcosa di peggio della proletarizzazione, alla riduzione in miseria del lavoratore, vanno bene gli immigrati.

Però c’è il rischio che un lavoro effettivamente, almeno nelle speranze del Governo, gli Italiani sempre meno vogliono fare: votare per il Partito Democratico. Effettivamente, chi te lo fa fare a votare per il Partito Democratico? Un Italiano dovrebbe votare per il Partito Democratico? Un pensionato dovrebbe votare il Partito Democratico, quando non gli dà neanche quello che la Corte Costituzionale ha detto che gli deve? 18 miliardi ha detto la Corte Costituzionale: quando fa comodo è citata come fonte di saggezza, oltre che fonte di diritto; comunque è una sentenza che va applicata. Il Governo dice: la sentenza dice 18 miliardi; io vi do 2 miliardi chiamandolo bonus. Fantastico! Questo è il modo in cui si trattano i pensionati. Ma uno dovrebbe votare per il Partito Democratico? No. Dovrebbe votare per il Partito Democratico un pensionato o un lavoratore autonomo, visto che il famoso bonus di 80 euro a parità di reddito se sei dipendente lo prendi, ma se sei lavoratore autonomo o un pensionato non lo prendi? Dunque, è probabilmente incostituzionale. Perché dovrebbero votarlo? Dunque ci vuole qualcuno che faccia il lavoro che gli Italiani non vogliono più fare. Questo lavoro è votare per il Partito Democratico e allora si provano a importare delle persone dal terzo mondo, si dà loro la cittadinanza rapidamente in modo che magari facciano il lavoro che gli Italiani non vogliono più fare: votare per il Partito Democratico.

Abbiamo bisogno che il Governo possa realizzare più in fretta l’occupazione della RAI, che è un patrimonio di tutti? Sentenze della Corte Costituzionale dicono che deve essere espressione pluralistica; invece, con la riforma che è stata recentemente votata, diventa una sorta di proprietà privata di chi controlla il Governo. Abbiamo fretta di fare altre leggi per aumentare le tasse sui depositi bancari, sulla casa, sui fondi pensione, sui risparmi, sulle casse professionali, sui CD e anche sulle chiavette USB? Francamente non credo che abbiamo fretta di fare altre leggi.

Abbiamo fretta di fare altre leggi come quella sulla responsabilità civile dei magistrati che, decenni fa, gli Italiani avevano chiesto, a schiacciante maggioranza, con referendum? Poi è stata fatta questa riforma che dice che, sì, i magistrati rispondono. Rispondono tranne quando ciò di cui possono essere accusati attiene all’interpretazione delle leggi e delle prove e alla valutazione dei fatti. Sarò ingenuo, ma mi chiedo in cosa consista il lavoro del giudice se non nella valutazione delle prove dei fatti e nell’interpretazione delle norme. Se un magistrato fa qualunque cosa che sia attinente a queste due cose, è scritto nella legge chiaramente che comunque non pagherà mai. Questa legge non è contro i magistrati ma è a favore dei magistrati che lavorano bene, per evitare che siano danneggiati e che il loro lavoro sia reso inutile e vano dai magistrati che, invece, fanno male il loro lavoro; ed è a favore dei magistrati che lavorano bene e dei cittadini perbene che hanno diritto di essere assolti se innocenti e di vedersi dare ragione in un processo civile se hanno ragione, e torto quando hanno torto, ed è giusto che siano condannati se colpevoli. Ma niente, il Governo aveva fretta di fare queste norme.

Abbiamo fretta di fare altre norme come quella che il Governo avrebbe dovuto fare, specialmente da quando il PD ha avuto il Ministero della Giustizia. Nel programma del Partito Democratico per le elezioni, sulla base delle quali c’è questa maggioranza in questo Parlamento, il Partito Democratico aveva scritto chiaramente che alcuni tribunali soppressi affrettatamente dal precedente Governo, nell’ambito di un’applicazione pessima della delega ricevuta dal Parlamento, dovevano essere ripristinati, scritti chiaramente nel programma del Partito Democratico. Bene, quando il Governo era solo presieduto da un esponente del Partito Democratico, ma senza il Ministro della giustizia dello stesso partito, non l’hanno fatto. Adesso che hanno sia il Presidente del Consiglio che il Ministro della giustizia del PD, non l’hanno fatto di nuovo, nonostante sia scritto sul programma.

Ebbene, di fronte a questo, è chiara la finalità della riforma di questa Costituzione: togliere la voce ai cittadini, dare il potere a pochissime persone, liberi di sprecare i soldi dei cittadini per conquistare voti, ricchezza e appoggi personali. Per questo bisogna dire “no” da adesso e ogni giorno, fin quando ci sarà il referendum in cui gli Italiani avranno l’ultima occasione per salvare la democrazia in Italia.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email