Il Governo si prende il potere di modificare qualsiasi tipo di contratto e di stabilire la paga oraria minima

Una delega vaga, sulla quale viene posta la fiducia. E che dà per scontato che, ad attuarla, sarà il Governo Renzi

Intervento in Aula sul decreto lavoro

Signor Presidente,

numerosi colleghi hanno affrontato il problema di una delega vaga, sulla quale – per di più – viene posta la fiducia. Chi ci ascolta potrà pensare che si tratta di problemi del Parlamento, per cui chi se ne importa della delega vaga: l’importante è fare le cose.

Facciamo allora qualche esempio. Penso al comma 7 dell’unico articolo del provvedimento, come risulta nel testo del maxiemendamento. (A questo proposito: benché la Costituzione dica che le leggi si fanno in articoli, ormai non è più così – e anche questo viene tollerato da chi avrebbe il dovere di vigilare. C’è dunque un unico articolo, come ormai risulta per quasi tutte le leggi, perché così è più pratico porre la questione di fiducia visto che, altrimenti, bisognerebbe scomodarsi a porre due o tre questioni di fiducia se ci fossero due o tre articoli.) Ebbene, al comma 7 c’è uno dei cosiddetti criteri – quelli che la Costituzione impone – secondo cui si dà mandato al Governo di individuare e analizzare tutte le forme contrattuali esistenti, in funzione di interventi di semplificazione, modifica o superamento delle medesime tipologie contrattuali. In altre parole, si dice al Governo di guardare a tutti i tipi di contratto – c’è chi dice che oggi siano 40 o 30, ma non importa – per eventualmente modificarli, eliminarli o semplificarli, cioè per fare esattamente quello che vuole. Questa non è una legge: potrebbe essere il discorso vago di un politico di basso livello – non in termini di rappresentanza istituzionale, ma di capacità politica, perché politica vuol dire agire politicamente e cioè realizzare attraverso la politica dello Stato le cose che servono ai cittadini.

Sempre al comma 7, alla lettera f), si parla di introduzione, eventualmente anche in via sperimentale, del compenso orario minimo: una bella cosa che, penso, da tempo si sarebbe dovuta fare in Italia in tutti campi, e non soltanto dove c’è il contratto nazionale di lavoro. Peccato che non c’è scritto. Innanzitutto, dà la facoltà di farlo anche in via sperimentale: puoi farlo per due mesi, solo per qualcuno, per sempre o per cinque anni. Non si sa. Ma soprattutto non c’è nessuna indicazione sul quanto, cioè si dà al Governo la decisione di stabilire il minimo al quale un lavoratore può essere pagato. Ma il Governo può dire che il minimo è un centesimo all’ora, nel qual caso è una presa in giro o addirittura un’istigazione ai datori di lavoro, che potranno dire: «lo dice la legge». Non dico un centesimo, ma il Governo potrebbe stabilire ad esempio 50 centesimi: «lo dice la legge, adesso ti posso pagare 50 centesimi». C’è qualche sciagurato che propone ai giovani di pagarli 50 centesimi con la scusa che poi imparano, invece vengono tenuti a fare mansioni umilianti illudendoli che possono imparare. Oppure si può decidere che il compenso minimo sia di 50 euro, uccidendo un intero settore economico. Tutto ciò non è neanche proponibile; non dovrebbe neanche essere ammessa una cosa di questo genere, ed è indegno di un’Aula parlamentare metterla al voto. Cosa diversa è votare sì, votare no o astenersi. Una cosa di questo genere non può essere votata.

Teniamo presente un’altra cosa. Adesso i parlamentari della maggioranza voteranno la fiducia per varie motivazioni. Ebbene, prendiamo la più nobile, anche se poi ce ne sono altre un po’ meno nobili. Prendiamo la più nobile e speriamo sia quella vera, ossia che i parlamentari della maggioranza hanno fiducia che il Governo faccia di questa delega in bianco un buon uso. Dopodiché mi chiedo cosa ci stia a fare il Parlamento, cosa ci stiano a fare le leggi e la Costituzione o coloro che dovrebbero vegliare affinché queste siano rispettate. Ma, comunque, supponiamo che ci sia questa fiducia che il Governo Renzi ne faccia un buon uso. Il fatto è che nessuno ci garantisce che sarà il Governo Renzi ad attuarla, perché dobbiamo considerare che vi sono dodici mesi per attuare queste deleghe. Chi ci dice che il Governo non si dimetta e che, se si andasse alle elezioni, vinca qualcun altro? Voi, che ora siete assenti ma che più tardi voterete a favore, pensate che Renzi farà chissà quali belle cose, ma magari non vi sarà più Renzi, bensì qualcun altro che farà esattamente l’opposto di quello che volete. Perché succede questo? In parte per voluta arroganza: la corsa ad andare sempre più in là, a schiacciare sempre di più le prerogative non del Parlamento ma dei cittadini, per riportare tutto al Governo, la cui efficienza si vede molto bene ad esempio nella totale incapacità di pagare i debiti della pubblica amministrazione: questo sì distrugge centinaia di migliaia di posti di lavoro e migliaia di aziende per far vedere chi comanda.

Ma chi comanda non sa usare i suoi mezzi.

La seconda ragione per cui si usa questo sistema è di poter fare le leggi nella direzione centrale del Partito Democratico, oppure in qualche recesso accanto alla direzione centrale del Partito Democratico. Bene, finché c’è la nostra Costituzione, questo non dovrebbe avvenire, perché c’è chi deve vegliare affinché ciò non avvenga. Altrimenti siamo nella situazione del Partito comunista cinese o del Partito comunista dell’Unione Sovietica.

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