Decreto-legge enti locali: l’unica certezza è l’aumento delle imposte sulla casa

Un provvedimento che colpisce i risparmi e il patrimonio dei Cittadini, e che si somma all’aumento permanente di tasse per tutti in cambio degli 80 euro – e per un solo anno – ad alcuni

Intervento in Aula sul decreto-legge enti locali

Signora Presidente,

questo salva Roma-ter, già nel suo titolo (sia pure non ufficiale) denuncia un modo confusionario di legiferare. Qui le défaillance della maggioranza e la crisi di Governo voluta dal comitato di presidenza del Partito Democratico hanno causato la decadenza del secondo “Salva-Roma”. Così siamo al terzo “Salva-Roma”, il quale – fin dall’articolo 1, comma 2, del disegno di legge di conversione – denuncia di essere frutto di tanti pasticci. Questo comma 2, in modo molto generico, dice che sono fatti salvi gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti-legge miseramente naufragati negli scorsi mesi. Cosa voglia dire che sono fatti salvi lo vedremo in seguito con piogge di ricorsi, contenziosi e danni per lo Stato e per i soggetti che con lo Stato hanno a che fare.

Ma, in mezzo a tanta confusione, emergono due cose chiare. In primo luogo, una grande eterogeneità. Abbiamo sentito gli alti moniti del Presidente della Repubblica sulla necessità dell’omogeneità dei decreti-legge; ci sono anche state sentenze – per la verità a volte anche sconcertanti – della Corte Costituzionale, che hanno dichiarato l’illegittimità di norme approvate da otto anni sulla base del fatto che otto anni dopo si è scoperto che non c’era omogeneità all’interno del decreto-legge. Qui abbiamo un decreto che già nel titolo denuncia una certa divaricazione, perché contiene disposizioni urgenti in materia di finanza locale e poi misure volte a garantire la funzionalità dei servizi svolti nelle istituzioni scolastiche: due aspetti estremamente distanti l’uno dall’altro. Ma va anche detto che sono state introdotte altre norme, come quelle relative a fondi per le emergenze nazionali e quelle sul trasporto ferroviario nelle Regioni a statuto speciale. Non si capisce se questi argomenti siano più distanti dalla finanza locale o dai servizi nelle istituzioni scolastiche.

Abbiamo pertanto una notevole eterogeneità nell’ambito della quale abbiamo però una certezza: l’aumento delle imposte sulla casa. La TASI non è solo un nuovo nome per l’IMU, ma anche un nuovo modo di gestire l’IMU. C’è, infatti, un aumento dell’aliquota che originariamente, nelle slide del Presidente del Consiglio o in talune esibizioni propagandistiche, era giustificato dal fatto che con questi ulteriori proventi i Comuni avrebbero potuto effettuare delle detrazioni. Questo, però, nel testo è detto in modo molto confuso e si dà spazio ai Comuni per fare esattamente quello che vogliono e, in molti casi, di fronte ad amministrazioni che spendono e spandono e poi devono coprire, sarà utilizzato per fare poche detrazioni aumentando, nel frattempo, l’aliquota.

Va ricordato che l’IMU, pur reintrodotta con la contrarietà di Forza Italia, prevedeva almeno una detrazione di 200 euro sulla prima abitazione e di 50 euro per i figli a carico. Questa volta la previsione non c’è; la bontà dei Comuni – compatibilmente anche con la carenza di risorse e con la tendenza, che tuttora in alcuni casi permane, di determinare degli sprechi – verrà annullata e, di conseguenza, fin da giugno gli Italiani pagheranno un’imposta sulla casa più cara della vecchia IMU. Infatti, arriverà un totale di 3 miliardi in più nelle casse dello Stato; e, se arrivano nelle casse dello Stato, vengono dalle tasche dei cittadini che, pertanto, dovranno tirare fuori 3 miliardi in più dell’anno scorso, quando già si è pagato due volte e mezzo le imposte sulla casa che si pagavano fino al 2011- ultimo anno del Governo presieduto da Silvio Berlusconi.

Un’altra disposizione che è stata approvata in Commissione alla Camera – che poi, grazie all’intervento del Gruppo Forza Italia, non è arrivata in Senato – è però degna di menzione. Evidentemente, in Commissione alla Camera la maggioranza ha ritenuto di introdurre una norma molto importante, perché dietro il nomignolo di «salva-Roma», con tutti i problemi di questa città in termini di debito, era stata inserita anche una norma «salva-Firenze» – o, piuttosto, «salva-FiRenzi» – per sanare i problemi che sono emersi, con tanto di indagine della Corte dei Conti, sulle erogazioni a favore dei dipendenti (erogazioni fatte con contratti al di fuori della legge, che la Corte dei Conti ha ritenuto non applicative di una legge ed estranee, anzi, ai criteri fissati dalla legge), che avrebbe determinato un colpo di spugna su questi illeciti. Guarda caso, Firenze è il primo Comune implicato in queste indagini. L’intervento del Gruppo Forza Italia alla Camera ha impedito che questa norma restasse nel testo, e dunque non ci è arrivata; però va segnalato il volenteroso tentativo messo in atto dai due deputati del Partito Democratico, uno dei quali ha firmato quell’emendamento e l’altro un emendamento per consentire ai Comuni con determinate caratteristiche (nelle quali, detto per inciso, assieme probabilmente anche ad altri, c’era naturalmente il Comune di Firenze) di aumentare il numero di dirigenti assumibili a tempo determinato e senza concorso – pratica che, sembra, in quella città sia già stata comunque applicata in modo piuttosto generoso.

Ebbene, tutto ciò – per fortuna – non c’è più grazie alla forte determinazione di Forza Italia. Ma quello che è previsto è più che sufficiente per farci sostenere che bisogna votare contro, in quanto l’imposizione sulla casa colpisce i risparmi dei cittadini, il patrimonio dei cittadini: si tratta di un’imposta sulla prima casa, sul luogo dove si vive, che è indispensabile a una famiglia. Oltre a colpire i privati, colpisce quelle decine o centinaia di migliaia di posti di lavoro del settore dell’edilizia, nonché dei settori che forniscono i materiali per l’edilizia – una delle eccellenze del nostro Paese – che, indubbiamente, vengono mortificati da una politica che tende ad ammazzare il mercato dell’edilizia e, dunque, a far diminuire la propensione degli Italiani a spendere per costruire, per restaurare, per acquistare degli appartamenti che già esistono, con la cancellazione conseguente di decine e decine di migliaia di posti di lavoro che certamente non sono delocalizzabili. Si possono delocalizzare tante cose, ma il lavoro fatto per costruire o ammodernare case nel nostro Paese non andrà certamente all’estero.

Dunque viene colpito proprio uno dei settori fondamentali che dà lavoro a tantissime persone sia direttamente, sia indirettamente; viene colpito da questo aumento della tassazione sulla casa, che andrà di pari passo con l’aumento della tassazione anche sui risparmi dei cittadini, contenuto nel famoso decreto-legge che dà 80 euro a ciascuno togliendo, però, a tutti quanti una somma ben maggiore.

Pertanto, la nostra posizione è certamente contraria.

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