Il Velino. “Riforme, Berlusconi pone la fiducia. Malan: FI terrà? Vedremo”

Opposizione dura al Governo Renzi sull’economia, coordinamento affidato a Brunetta

[…] Interpellato da Il Velino, il senatore azzurro Lucio Malan spiega che la sintesi di Romani “è corretta”. E conferma che, nella riunione, Berlusconi ha proposto un doppio registro al Partito: avanti con Renzi sulle riforme istituzionali, opposizione dura – coordinata da Renato Brunetta – sui temi economici.

Per Malan, conciliare le due diverse impostazioni, per quanto non agevole, è possibile. Il senatore azzurro richiama quanto accadde nel secondo dopoguerra: “De Gasperi e Togliatti avevano concezioni della società e degli schieramenti planetari diametralmente opposti, ma hanno scritto insieme una riforma della Costituzione”. Ora, per Malan, FI deve “dare maggiore enfasi e visibilità a quella politica di forte opposizione al Governo rispetto all’economia, materia in cui la cura Renzi sta dando risultati disastrosi”. Una doppia manovra che presenta, però, rischi per un Partito dilaniato da polemiche e contrapposizioni. Malan non nasconde la difficoltà dell’operazione, “ma dobbiamo fare in modo che il problema non emerga”. Al senatore di FI, Berlusconi è apparso “molto determinato” nel sottoporre la questione ai gruppi parlamentari. Ma il Partito terrà su questa linea? “Difficile dire, immagino di sì”, risponde prudentemente Malan. Convinto comunque che “un’ampia maggioranza” dirà “sì” a Berlusconi.

Tuttavia, rileva ancora Malan, “chi ha manifestato nei giorni scorsi i propri dubbi sulla riforma del Senato – come ho fatto anche io – e che addirittura si è prodotto, durante il dibattito in Aula, in una tirata di 20 minuti contro il disegno di legge, potrebbe non cambiare idea nonostante l’appello di Berlusconi. Mi pare che Augusto Minzolini, uscendo dalla riunione, abbia avvisato: ‘Continuo a essere per un Senato elettivo’”. Certo, la maggioranza del Partito seguirà le indicazioni di Berlusconi, ma contare i dissenzienti non è uno sforzo inutile visto che – constata Malan – “non siamo un gruppo di mille: su 59 senatori, ciascuno vale l’1,7 per cento”.

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