Appalti pubblici e concessioni: un provvedimento che non evita regali miliardari e concessioni “sartoriali” senza gara

Intervento in Aula sull’attuazione della direttiva UE in termini di appalti pubblici e concessioni

Signora Presidente, Onorevoli Colleghi,

voglio innanzitutto ringraziare entrambi i relatori, i senatori Stefano Esposito e Pagnoncelli, per il lavoro svolto in Commissione e la disponibilità data ad un esame reale e approfondito delle proposte emendative presentate per l’Aula in numero tutto sommato ragionevole, considerata l’importanza di questo provvedimento.

Una disciplina efficace sulla materia relativa alle procedure di appalto è estremamente importante sotto diversi aspetti, tra i quali l’aspetto economico in sé, perché un appalto ben fatto consente allo Stato e alle pubbliche amministrazioni di avere lavori fatti meglio, più in fretta e a costo inferiore. Ma è ancora più importante l’effetto positivo sul mercato in generale, che consisterebbe nel generare la convinzione che anche in Italia, nei lavori frutto di concessione di appalti da parte del Governo, è possibile una reale concorrenza. Chi lavora meglio, e in modo più efficiente e più intelligente, in modo da rendere il servizio migliore, ha più possibilità di lavorare – e lavorare bene credo sia più importante dell’intrallazzo, dell’amicizia, dell’aggancio e di tutte quelle cose che si sentono un po’ in ogni periodo, sia nelle chiacchierare quotidiane che nelle cronache e, di questi tempi, anche nelle cronache giudiziarie che parlano di arresti, indagini e quant’altro.

È estremamente importante superare tutti i nascondigli e le pieghe contenute nelle norme oggi in vigore che consentono ancora, nonostante le norme italiane ma anche europee, di affidare i lavori o senza gara d’appalto oppure con gare d’appalto sartoriali (quando, cioè, si sa già chi deve vincere e le gare vengono ritagliate, appunto, come un abito fatto da un buon sarto, che va bene a una sola persona e chiunque altro lo indossasse apparirebbe inelegantemente vestito). In questo senso, il lavoro svolto in Commissione e il testo che ci viene presentato fa grandi passi avanti. Non dimentichiamo, a questo proposito, una vicenda che è sotto gli occhi di tutti, relativa all’Expo, dove tutti i servizi di ristorazione sono stati affidati ad una certa ditta – prestigiosissima, per carità – senza appalto. Che ciò sia stato fatto proprio per l’Expo e proprio per un servizio che attiene all’argomento centrale di detta esposizione, è emblematico di una imperfezione non soltanto nelle norme ma anche in chi dovrebbe attuarle.

Il messaggio, quindi, deve essere chiaro a tutti: la tentazione di fare le cose affidandole ad certa persona, a una certa azienda, anche con le migliori intenzioni (si ha fiducia in tale azienda e talvolta, dietro essa, si nasconde qualcos’altro), è sempre presente e, quindi, le norme devono essere stringenti. Per questo ho presentato anch’io, insieme a diversi altri colleghi del mio Gruppo, alcune proposte di ulteriore miglioramento del testo al nostro esame. Per esempio, una norma riguarda l’obbligo di affidare tutti i contratti per lavori relativi alle concessioni mediante procedura ad evidenza pubblica. Io credo che in questa previsione andrà inserita una indicazione per il periodo transitorio. Se, infatti, dalle prossime gare d’appalto si introdurrà tale previsione – ed è giusto, perché sarebbe un ulteriore stimolo alla concorrenza e all’efficienza – per gli appalti già affidati rischiamo di andare contro la libertà di contratto e anche contro la convenienza. Alla fine, infatti, rischiamo di avere un allungamento delle procedure, che poi causerebbe problemi anche in sede di completamento dell’opera.

Ci sono altre proposte che ho ritenuto di presentare – per esempio – sulla questione dell’affidamento della direzione dei lavori e di altri compiti consimili traendoli da un albo. Il problema è che si passa da un’arbitrarietà ad un’altra. Pertanto, o il sorteggio viene fatto tra tutti gli appartenenti a questi albi oppure, anziché avere l’arbitrarietà di qualcuno, avremo in un caso l’arbitrarietà dell’Autorità nazionale anticorruzione e, nell’altro, del Ministero. Se la direzione dei lavori deve essere fatta su sorteggio e occorre sorteggiare due persone su quattro indicate dal Ministero, con tutta la fiducia nei confronti del Ministero stesso, di chi è al suo vertice e dei suoi funzionari, la scelta appare pur sempre arbitraria. Se è un sorteggio, deve essere fatto fra tutti; con ciò intendendo tutti coloro che sono qualificati per quel determinato lavoro, perché non tutti sicuramente sono qualificati per ogni tipo di lavoro.

Un’altra proposta che ho presentato, in un certo senso forse superata, è dire esplicitamente che l’articolo 5 del cosiddetto decreto ‘Sblocca Italia’ va soppresso. E` vero che la proroga sta andando in scadenza, ma proprio in questi giorni vi potrebbe essere una clamorosa smentita di quanto si vuole stabilire con questa legge se, entro il 30 giugno, viene presentata qualche proposta – e francamente non so se ne sono già state presentate – finalizzata al prolungamento di concessioni, che autorevoli fonti e centri studi (peraltro vicini agli ambienti del Partito Democratico e, quindi, non dovrebbero essere sospettati di pregiudiziale ostilità verso il Governo) calcolano in un regalo di 16 miliardi a persone che hanno in gestione importantissime strutture del nostro Paese senza aver mai vinto una gara fino ad oggi. Credo che al riguardo vada fatta una riflessione, proprio per evitare che, mentre si sta approvando una norma che va certamente nella direzione giusta, si riesca poi a fare ancora qualche colpaccio, che magari garantisce qualche altro decennio di gestione che va esattamente in direzione opposta.

Certamente, è importante svolgere una discussione approfondita e seria. Le premesse ci sono tutte. Ringrazio ancora i relatori per il lavoro svolto. Forza Italia lavorerà per ulteriori miglioramenti di un testo così importante per lo sviluppo del Paese. Il Paese non si migliora con i proclami, con i buoni intendimenti o magari tentando, con qualche pregiudizio di base, di ripartire meglio la torta della ricchezza nazionale, ma lo si fa aumentando questa ricchezza, consentendo e incoraggiando lo sviluppo, la concorrenza, il lavoro fatto bene. L’Italia riparte se ciascuno svolge bene il proprio lavoro e chi farà bene il proprio lavoro si vedrà premiato non soltanto dal mercato, ove è competente, ma anche dallo Stato, competente come in questo caso.

I primi a dover far bene il proprio lavoro sono i legislatori. Il Parlamento, e il Senato in questo caso, deve rivendicare il proprio ruolo di legislatore a tutti gli effetti, perché l’articolo 70 della Costituzione non è cambiato. È importante il ruolo del Governo, ma il Parlamento deve essere il centro della legislazione, non soltanto formalmente ma anche nella sostanza.

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