ItaliaOggi: “Ecco perché il Cav non vuole che il Governo riscriva i collegi”

di Alessandra Ricciardi

È lo scontro di queste ore. Con toni che hanno addirittura superato in quanto a veemenza la querelle sulla reintroduzione delle preferenze. Sul ridisegno delle circoscrizioni e dei collegi, connesso alla nuova legge elettorale, il PD vuole che sia data una delega al Governo; il Cavaliere invece dice no, meglio che sbrighi tutto il Parlamento – anzi, l’ufficio studi della Camera. La quadra dovrà essere trovata prima di lunedì quando, in commissione Affari Costituzionali di Montecitorio, si depositeranno gli emendamenti. «Non ci possiamo fidare dando una delega», scandisce Lucio Malan, senatore di Forza Italia, tra i fedelissimi di Berlusconi, già relatore nella passata legislatura per il PdL del tentativo di riforma elettorale.

É prassi che i nuovi collegi siano disegnati dal Governo. Va verificata la consistenza demografica, dice il PD.

“Innanzitutto non è vero che sia prassi. Il Governo lo ha fatto solo una volta. E poi, mentre con il Matterellum poteva essere operazione complicata, con questa legge no: basta dividere i posti da assegnare in base alla popolazione della circoscrizione – come dice la Costituzione. Poi c’è la questione politica”.

E qual è?

“Conosce gerrymandering? Prende il nome da un governatore americano che disegnò nuovi collegi elettorali con confini tortuosi come salamandre, includendo quelle parti della popolazione a lui favorevoli ed escludendo quelli a lui sfavorevoli, garantendosi così un’ipotetica rielezione”.

Temete che, attraverso le circoscrizioni, si possa favorire un Partito?

“Certo. Non possiamo fidarci di dare una delega al Governo su questa materia. Basta vedere cosa è successo con la legge sulla geografia giudiziaria: una porcheria, che contraddice i criteri di delega”.

Vuoi vedere che non rompete sulle preferenze, ma sulle circoscrizioni…

“Faccio notare come, nella passata legislatura, proponemmo un sistema elettorale con le preferenze, che rappresentavano per noi una mediazione, e il PD disse di no perché non voleva le preferenze. Gli stessi, che allora erano maggioranza del partito e ora sono minoranza, oggi dicono che vogliono le preferenze. Così si capisce chi è che non vuole la riforma elettorale”.

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