“La serietà al Governo”: a colpi di fiducie, decreti-legge e leggi-delega, l’Esecutivo esautora il Parlamento e usa – male – fondi nascosti e negati per mesi per legiferare pasticci che nemmeno conosce

Intervento in Aula nella discussione della fiducia sul decreto-legge in materia finanziaria

Signor Presidente, Signori rappresentanti del Governo,

con l’apposizione della questione di fiducia anche su questo provvedimento, assistiamo all’ennesimo esproprio della facoltà del Parlamento di espletare la funzione legislativa assegnatagli dall’articolo 70 della Costituzione. Si combina l’ennesimo pasticcio con tutto quanto è stato molto bene illustrato dai Colleghi. Si usano fondi che non si sa di avere, dopo averli nascosti per mesi e aver negato che vi fossero. Naturalmente, queste risorse aggiuntive si utilizzano male.

Cito un solo aspetto specifico di questo provvedimento: si rendono nuovamente disponibili 1.952 milioni di euro per vari Ministeri e varie necessità. Ora, sappiamo da tempo – lo disse il Ministro dell’Interno Amato all’inizio di luglio dell’anno scorso – che una delle emergenze e delle maggiori necessità del nostro Paese è quella di tutelare la sicurezza. Disse anche che le risorse per Polizia e Carabinieri erano scarse, al punto da compromettere la loro operatività. Qualche giorno dopo, il Governo approvò il decreto Bersani che tagliò 80 milioni di euro all’Arma dei carabinieri e 200 milioni di euro alla Polizia. Tutto ciò in grande coerenza con quanto uno dei più importanti Ministri aveva evidenziato. In questi 1.952 milioni di euro che vengono resi disponibili, sono previste tante spese per varie necessità ma per il Ministero dell’interno sono previste esclusivamente due voci: 16 milioni di euro per i servizi di accoglienza degli stranieri e 779.000 euro per l’assistenza economica e sanitaria, sempre a favore degli stranieri. Si tratta di un chiaro esempio delle priorità che ha osservato questo Governo.

Il Governo si è appropriato, ormai direi in tutta la legislatura, della funzione legislativa che la Costituzione assegna al Parlamento. Questa “centralizzazione democratica” (un po’ come la “democraticità” del Partito Democratico, dove si scelgono i candidati buoni e quelli sbagliati prima di iniziare) in stile sovietico ha avocato al Governo la facoltà di fare le leggi, perché la grandissima parte delle norme durante questa legislatura è stata approvata senza lasciare mai al Senato e alla Camera la facoltà di intervenire.

Ricordo, ad esempio, il decreto Bersani, con finte liberalizzazioni e vere tasse, sul quale è stata posta la fiducia. Siccome tra i vari slogan, forse quello principale della coalizione che attualmente governa –  e dell’allora candidato e oggi, purtroppo, presidente del Consiglio Prodi – era “la serietà al Governo”, noi temevamo di andare incontro a un anno triste, con pochi spunti umoristici. Anche questa promessa elettorale, invece, è stata accantonata e c’è stato molto di che ridere. Per esempio, la fiducia sul cosiddetto decreto Bersani fu apposta in Parlamento nonostante, nella conferenza stampa che seguiva il precedente Consiglio dei Ministri, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, onorevole Enrico Letta (uno dei candidati giudicati tollerabili dal Comitato Centrale del Partito Democratico), depositario delle decisioni del Consiglio dei Ministri, avesse dichiarato “Non abbiamo autorizzato la fiducia sul decreto Bersani”. Qualche giorno dopo, è stata apposta la fiducia in Aula. A seguito di mie interrogazioni, più volte sollecitate, sei mesi dopo ci è stato detto che effettivamente il Consiglio dei Ministri l’aveva autorizzata: sicuramente è vero ma è strano che, nella conferenza stampa tenutasi qualche minuto dopo, il depositario degli atti del Consiglio dei Ministri abbia negato l’autorizzazione a porre la fiducia. E così, una bella serie di norme, di finte liberalizzazioni e vere tasse, sono state poste con il decreto Bersani.

Vi è stata poi una serie di norme di poca importanza, di poca portata, fino ad arrivare alla finanziaria 2007 approvata alla fine dell’anno scorso. La Finanziaria è stata approvata con un emendamento di 1365 commi che il Senato ha avuto solo qualche ora per leggiucchiare più che soppesare, perché non si è potuto fare molto altro, nel quale vi sono stati i pasticci più inusitati. Ad esempio – fatto del tutto veniale – c’era un provvedimento, peraltro non negativo, riportato due volte. C’è stata l’introduzione del condono in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, poi eliminato grazie a un emendamento della Casa delle Libertà al disegno di legge – giunto all’approvazione definitiva ieri – sulla sicurezza del lavoro. Vi era, infatti, nella Finanziaria un comma che prevedeva che i datori di lavoro che avessero regolarizzato secondo determinate modalità eventuali dipendenti non regolari fossero esentati per un anno dai controlli relativi alla sicurezza sul lavoro: un’altra bella ciliegina messa su questa ricchissima Finanziaria.

Si verificano anche altri episodi che tengono alto il buonumore, e di uno vorrei rendere partecipe l’Aula, visto che ne siamo stati testimoni nelle Commissioni riunite affari costituzionali e difesa. Le Commissioni riunite hanno per alcune settimane, in diverse sedute, discusso un provvedimento per un riconoscimento a favore delle vittime delle stragi nazifasciste e degli internati italiani deportati in Germania, per poi scoprire (nonostante il rappresentante del Governo fosse stato presente anche nelle prime tre sedute) che, in realtà, quasi tutto il contenuto del provvedimento era già contenuto nel maxiemendamento della Finanziaria: un mostro tale che perfino il rappresentante del Governo (uno dei 102, per intenderci, perché qui dovrebbe esservi un’elevata specializzazione) che si occupa di quel settore non sapeva vi fosse contenuto. Questa è la serietà del Governo. Temevamo di annoiarci, invece non ci annoiamo affatto.

Approvata la legge Finanziaria, arriviamo al provvedimento più importante che segue (visto che il DPEF è risultato essere una presa in giro, perché non contiene le cifre più importanti), l’attuale decreto-legge. Per non sbagliarsi, il Parlamento è chiamato ad approvarlo con il voto di fiducia, ossia senza avere la possibilità di intervenire.

Meno male che quella attualmente al Governo doveva essere la coalizione che tutela le prerogative del Parlamento! In nome di tali prerogative, la coalizione, nell’unico successo ottenuto nel corso di questi mesi di Governo, è riuscita a convincere un numero sufficiente di Italiani a votare contro la riforma della Costituzione che la Casa delle Libertà aveva approvato nella scorsa legislatura. Il Governo ci è riuscito convincendoli che quella riforma sminuiva il ruolo del Parlamento, cosa assolutamente non vera, salvo poi espropriare in ogni modo il Parlamento dalle sue prerogative. Non ci sono soltanto i voti di fiducia, ma anche i decreti‑legge convertiti in fretta e furia dove, di fatto, il Parlamento non può fare nulla. Ci sono inoltre le leggi-delega, con cui, con pochi commi spesso confusi, si delega il Governo a legiferare su un vasto settore.

Per fortuna, il Governo non riuscirà a farlo, nella maggioranza dei casi per le sue divisioni interne, ma il danno resta – soprattutto per il Paese. Visto che, lo ripeto, il Governo vuole fare le leggi da solo e senza il contributo del Parlamento, le faccia almeno bene! Invece si sceglie tutto tranne ciò che interessa ai Cittadini (ossia la sicurezza e la riduzione delle tasse), poiché le priorità sono ben altre.

Per fortuna, come dicevo, fra qualche mese o forse prima avremo finito di ridere di questo Governo che prometteva la serietà e potremo – speriamo con nuove elezioni – tornare a un Governo che la serietà non la proclami ma la pratichi veramente.

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