La Stampa.blog: “Parlamento e stereotipi”

La discussione “unanimista” sulla Convenzione di Istanbul e l’intervento di Malan, PdL

“A rompere il clima di unanimismo, un po’ eccessivo (ammettiamolo) in un Paese che fa così poco concretamente per la parità, è Lucio Malan, senatore PdL. A Malan, forse l’unico a uscire allo scoperto, dobbiamo dare il merito dell’onestà. Credo che il suo pensiero sia quello di molti (e molte):

“Non credo che le donne siano in una situazione cruciale di subordinazione nel nostro Paese, come dice il preambolo della convenzione. Se c’è prevaricazione di uno sugli altri non credo sia violenza, ma retaggio culturale che colpisce non solo gli uomini, ma anche le donne che sono portate a rinunciare a carriere e cose per le quali hanno talento e capacità. Questo afflato di politically correct, in particolare del substrato culturale che la ispira (la Convenzione, ndr), va preso con prudenza. Dobbiamo evitare di sposare per intero filosofie culturali estremistiche.

È ovvio che la violenza non può che suscitare la più forte esecrazione e ripugnanza, ma molti dei preamboli e delle affermazioni di questa Convenzione sembrano dare per scontato – e prendere come assioma – il concetto che l’unico antidoto alla violenza contro le donne sia la totale parificazione promossa con la cancellazione di qualunque stereotipo di specificità della donna rispetto all’uomo. Non si potrà neanche più dire che quella professione la fa meglio una donna o che non può fare quel mestiere perché non è portata. E’ una visione un pochino manichea. Non è solo la cultura egualitaristica che ci dice che la violenza contro le donne è orribile, ma i valori migliori di una società diversa ci portano nella stessa direzione”.

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