Lo Spiffero: “Non Partito e il centrodestra verrà”

di Stefano Rizzi

Il senatore piemontese Malan spiega il progetto berlusconiano del rassemblement sul modello dei repubblicani USA. E alla baldanzosa Lega dice: “Attenti a non fare la fine di Marine Le Pen”. Perché i moderati “cercano uno statista, non un caposquadra”

[…] Già, perché – “pur con le naturali differenze, sia pure minime – l’idea del rassemblement non è nuova, ma quella che Silvio Berlusconi tentò già nel ‘93”, ricorda il senatore azzurro Lucio Malan, tra i più convinti sostenitori della tesi che “quel che conta è prendere più voti di Renzi, non certo intestarsi vittorie di partito che non riescono a cambiare il quadro politico e di governo del Paese”. Allora, le bizze di Mariotto Segni e il mancato appoggio di altre forze moderate, ma anche della stessa Lega, fece naufragare il piano che, oggi, un Berlusconi più acciaccato (anche) politicamente, non rinuncia a riproporre come unica via d’uscita dalle secche e dal calo di consensi per il centrodestra. […]

L’altro giorno l’ex premier ha aperto all’ipotesi primarie “purché stabilite per legge”, ma la questione resta complicata. E non la si risolve certo usando come parametro il risultato elettorale, magari di regionali parziali. Di questo avviso pare lo stesso Malan che, ai potenziali compagni di viaggio, lancia un avvertimento: “Bisogna creare le condizioni per prendere più voti di Renzi, per non finire come Marine Le Pen”. L’esempio francese serve per dire chiaro e tondo che un risultato pur ottimo di un partito del centrodestra non basta per governare il Paese. Tanto più se si proietta lo scenario dopo il primo luglio dell’anno prossimo, quando entrerà in vigore la nuova legge elettorale e, probabilmente, l’appuntamento naturale con le urne del 2018 potrebbe subire una decise accelerazione verso un suo anticipo.

Il messaggio alla Lega – con la quale pure il parlamentare barbet, anche per suoi trascorsi di militante sotto le insegne di Alberto da Giussano, ha da sempre ottimi rapporti – è chiaro. Così come è chiaro, anzi esplicito, l’intento di “cogliere la prima occasione utile per mandare a casa Renzi e impedirgli di continuare a provocare disastri all’Italia”. Certo: questo impone al centrodestra di essere pronto e attrezzato per una competizione elettorale – cosa che oggi è ben lontana dell’essere. Se a questo si aggiunge che pure un desaparecido di quella che fu la diaspora finiana come Italo Bocchino, oggi, da direttore del Secolo d’Italia, ammette: “Berlusconi è stato il grande rivoluzionario politico che ha creato il bipolarismo. Non è più quello di vent’anni fa. Ma la sua strategia è essere imprescindibile. Chiunque voglia rifondare il centrodestra deve fare i con lui” – beh allora l’autoinvestitura di Salvini come guida del centrodestra rimane poco più di uno slogan alla vigilia del voto. “Il successo della Lega a queste elezioni ci sarà, è indubbio” ammette Malan, che tuttavia tiene il punto sulla questione della prospettiva e del bersaglio grosso: “Uno statista guarda a un disegno complessivo, il capopartito al suo risultato immediato e tutto il resto vada come vada. Vogliamo uno statista o un capopartito?”

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