L’odio preconcetto verso lo Stato di Israele è la naturale evoluzione dell’antiebraismo

Chi ne è portatore, o non sa quello che accadde all’epoca della Shoah nazista, o non sa ciò che accade oggi. Compreso “Settembre nero”, messo in atto dai soldati della Giordania e non da Israele. Un modo squilibrato di “fare” la Storia mentre la si continua a ignorare

Intervento in Aula in dichiarazione di voto sulla mozione 219 concernente l’antisemitismo

Signor Presidente,

anch’io, come il senatore Morselli, ho avuto l’esperienza di sentirmi dire da Colleghi – ai quali riferivo di cosa si sarebbe parlato oggi in Senato – “Ancora si parla di queste cose”: ebbene sì, ancora di parla di queste cose ed è un bene che lo si faccia, e vanno ringraziati i colleghi Del Turco e Compagna che hanno avuto l’iniziativa di questa mozione.

È bene che se ne parli, perché, oltre ai gravi e inquietanti episodi citati dal Ministro Frattini, accadono altri piccoli episodi meno importanti ma non meno inquietanti, legati – mi riallaccio all’intervento più ampio del senatore Pianetta – a quella naturale evoluzione dell’antiebraismo che è l’odio preconcetto verso lo Stato di Israele; che non vuol dire avere posizioni critiche degli eccessi di una parte o dell’altra, ma avere un odio preconcetto nei confronti dello Stato di Israele.

Ad esempio, sono accaduti alcuni episodi inquietanti che forse tutti ricordano ma che è bene richiamare alla mente.

Poco più di tre anni fa, un giornalista della RAI sentì il bisogno di scusarsi con l’Autorità palestinese perché un collega giornalista di altra testata televisiva ebbe l’ardire di trasmettere le immagini dei tre soldati israeliani linciati a freddo in una caserma palestinese. Sempre poco più di tre anni fa, in una manifestazione cosiddetta per la pace in Palestina dove andai a curiosare (tengo a precisarlo: non a partecipare, perché temevo di vedere quello che infatti vidi), alla quale erano presenti bandiere di prestigiosi Partiti e anche gonfaloni di diverse città – non in scampoli laterali di questa manifestazione, ma proprio sul posto dove avveniva la maggiore concentrazione di questo evento, cioè al Circo Massimo – accadde che venissero bruciate le bandiere dello Stato di Israele, dominasse lo slogan “l’Intifada vincerà”, fossero onnipresenti i cartelli inneggianti alla lotta contro lo Stato di Israele, fossero distribuiti volantini che prospettavano come soluzione per il conflitto la distruzione dello Stato ebraico. Accade che vengano pubblicate da giornali per nulla estremisti lettere che contengono frasi come questa: “Gli Ebrei, da parte loro” – si badi bene: “gli Ebrei“, non lo Stato di Israele o il Governo Sharon – “plaudono all’occupazione dell’Iraq, proprio loro che, in cinquant’anni di Storia, hanno inflitto sofferenze ai palestinesi più di quante ne abbiano subite loro in un millennio dagli europei“. Questa lettera viene pubblicata senza alcun commento, senza nessuna lettera contraria che si indigni – anche perché, in altre parti, la stessa lettera equipara la cosiddetta resistenza irachena a quella del Popolo italiano contro il nazifascismo; viene, invece, commentata aspramente la mia lettera in risposta a quella.

Quindi, accadono episodi di questo genere.

Accade, invece, più di rado di sentir citare alcuni fatti che andrebbero sempre ricordati per una migliore comprensione del conflitto israelo-palestinese, per la risoluzione del quale il Governo italiano ha operato sia dal suo insediamento, sia nei sei mesi di Presidenza dell’Unione Europea. Mi riferisco al fatto che il territorio che era destinato ai palestinesi dalla Risoluzione dell’ONU dalla quale nacque lo Stato di Israele è scomparso perché, il giorno stesso in cui nacque lo Stato d’Israele, i Paesi che circondavano queste due entità (lo Stato di Israele e i territori per i palestinesi) attaccarono lo Stato di Israele con l’intento di spazzarlo vìa, impresa che sembrava anche semplice perché si trattava di poche migliaia di armati di fronte a cinque eserciti organizzati. L’offensiva non andò come volevano coloro che attaccarono, gli Israeliani riuscirono a difendersi e, certamente, nel contrattacco occuparono altri territori. Ma anche le parti di territorio destinate ai palestinesi – che finirono sotto il controllo, in piccola parte, dell’Egitto (la striscia di Gaza) e, in gran parte, della Giordania (la Cisgiordania) – non furono mai cedute ai palestinesi in quegli anni. In seguito, anche questi territori furono occupati dallo Stato di Israele, durante le guerre del 1967 e del 1973.

Sono certamente episodi importanti – così come il vero massacro di palestinesi, che fu sistematico, il famoso “Settembre nero“, che diede il nome a una nota organizzazione terroristica e che fu perpetrato da soldati della Giordania.

Dico questo perché vi è una squilibrata informazione, un modo squilibrato di fare Storia – tanto che la citazione di questi due episodi trova lo scetticismo e lo stupore dei miei interlocutori – che producono i risultati che si sono visti nel sondaggio. Non alludo al sondaggio basato su una domanda francamente stupida e fuorviante – che è quello più noto – ma a uno più articolato, fatto recentemente in modo intelligente dall’Eurispes, nel quale l’affermazione che andava commentata e giudicata se vera o falsa era: “il Governo di Sharon sta compiendo un vero e proprio genocidio e si comporta con i palestinesi come i nazisti si comportarono con gli Ebrei“. Su questa frase, il 36 per cento degli intervistati (il sondaggio è stato fatto in Italia) ha risposto di essere molto o abbastanza d’accordo. Vi risparmio la scansione per aree politiche.

Evidentemente, se si riscontrano risposte di questo genere, è perché coloro che hanno questa opinione o non sanno quello che accadde all’epoca della Shoah nazista, o non sanno ciò che accade oggi. Una più ampia informazione, che riesca a superare veramente ogni pregiudizio, è una premessa importante per sconfiggere l’antiebraismo, per assumere posizioni equilibrate e capaci di frenare gli eccessi del conflitto israelo-palestinese da una parte e dall’altra.

Desidero infine ringraziare il Governo per l’opera che ha svolto, in particolare in questi sei mesi, con riguardo ai punti toccati dalla mozione – sulla quale ribadisco, naturalmente, il voto favorevole del Gruppo Forza Italia.

Sono stati compiuti passi per certi versi scontati – perché sembrerebbe scontato riconoscere lo status di terrorista a una organizzazione che terrorista è – e apparentemente facili ma, in realtà, non è stato facile compiere questi passi perché, altrimenti, ciò sarebbe già accaduto in passato.

È anche motivo di orgoglio pensare che, grazie alla Presidenza italiana, le affermazioni di quel Primo Ministro malese sono state condannate senza compromessi dall’Unione Europea.

Per tali ragioni, ribadisco il voto favorevole di Forza Italia a questa mozione.

Mozione sull’antisemitismo

Il Senato,
premesso che:

si è fatta più intensa e forte la preoccupazione di tutte le aree politiche presenti nel Parlamento italiano per l’insorgere in varie parti del mondo di una nuova ondata di razzismo, di xenofobia e di antisemitismo;

nel corso delle ultime settimane, le voci che in Europa si sono levate per denunciare l’insorgere di questi fenomeni hanno trovato puntuale conferma da ricerche e indagini che danno la misura di un pericolo grave e di una tragica regressione verso periodi della Storia che si pensavano superati nella coscienza civile del mondo;

che molte Comunità di Ebrei hanno manifestato preoccupazioni gravi per la loro convivenza in città dell’Europa che hanno costituito la culla delle tradizioni ideali e culturali più innovative e liberali;

che il Rabbino Capo di Parigi, leader religioso di una Comunità che conta 700.000 aderenti, ha invitato i membri della Comunità a non indossare i segni della loro appartenenza alla tradizione ebraica, rinunciando persino all’uso della kippah,

impegna il Governo:

a continuare, anche con un’azione di stimolo a livello di Unione europea, nella politica di lotta alle organizzazioni terroriste, con particolare riferimento all’ala militare di Hezbollah, sulla linea dei risultati raggiunti con l’inclusione di Hamas nella lista europea delle organizzazioni terroriste;

a richiamare la coscienza europea a una considerazione meno superficiale delle tematiche riconducibili all’antisemitismo, facendo rivolgere dal Presidente del Consiglio, anche in forza delle attuali responsabilità del nostro Paese, un fermissimo appello alle tradizioni migliori delle democrazie europee contro il risorgere odioso del mostro dell’antisemitismo;

ad attivarsi affinché sia affidata, in nome e per conto dell’Unione europea, all’Università di Gerusalemme, e in particolare al suo Centro Vidal Sassoon per lo studio dell’antisemitismo, la redazione di un dizionario dell’antisemitismo, nelle sue manifestazioni antiche e moderne, nelle sue forme ideologiche, nei suoi contesti geografici.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email