Al Ministro dell’istruzione. –
Premesso che, per quanto risulta all’interrogante:
nel corso dell’anno scolastico 2020/2021, alla signora M.M. madre di L. N., del 2010, frequentante la classe quinta della scuola primaria del convitto nazionale “Umberto I” di Torino, così come a tutti gli altri genitori, nell’ambito del piano di offerta formativa, è stato proposto un corso di educazione sessuale;
ai genitori è stato trasmesso un pacchetto di documentazione, comprensivo di slide e, dopo la visione del materiale (raffigurante mamma, papà, famiglia, bambini eccetera), la madre ha ritenuto quanto proposto idoneo all’età del figlio L., rilasciandone il relativo consenso informato;
L. è un bambino sano, bene educato e ben seguito dalla madre nonché da sempre studioso con profitto, in particolare in matematica, materia nella quale alla fine del 2020 si è classificato a livello nazionale nell’ambito di una nota competizione accreditata presso il Ministero dell’istruzione;
il giorno 22 aprile 2021 la signora M.M. ha ricevuto dalla maestra, M.L.C., nella chat su WhatsApp dei genitori della classe del figlio le fotografie degli elaborati sotto forma di cartelloni realizzati dai ragazzi raffiguranti: scritte “noi LGBT pensiamo sin da piccoli specialmente noi femmine che ci sia un cavaliere che ci viene a salvare ma alle volte cambia… Magari qualche volta le principesse non vogliono essere salvate da un cavaliere ma da una ‘Cavaliera’ e magari sposarsi pure. Noi facciamo parte e li sosteniamo, e voi?”; disegno LGBTQ+, “chi siamo noi per giudicare”, “ognuno è libero di fare ciò che vuole”, una marcata X rossa sopra la frase “che brutte quelle persone che stanno insieme e sono dello stesso sesso”; varie scritte su una bandiera arcobaleno, fra le quali spicca cubitale “in classe c’è LGBTQ+”, e poi altro come “LGBT FOREVER”, “Forza LGBT+IA”, “siamo uniti”, “W LGBT”, “Love is Love”;
a seguito della ricezione di quel messaggio la madre ha chiesto al figlio L. spiegazioni su quei lavori; il bambino ha provato un profondo disagio e sconforto per le domande postegli, e ha risposto con evidente imbarazzo che sono state le maestre a fare tutto quel “lavoro” e che in sostanza lui ha scritto parte di quei cartelloni sotto la loro totale indicazione e supervisione;
la signora M.M. pensava che quei lavori fossero stati inseriti nel corso di educazione sessuale per il quale lei aveva rilasciato il consenso informato, ma è emerso che i lavori di propaganda LGBT sono stati eseguiti in altra circostanza;
il 27 aprile 2021 la madre di L. ha scritto un’e-mail all’insegnante M.L.C. presentando le proprie ferme rimostranze, fra cui la natura sensibile dell’argomento trattato e la mancanza di informazione sulle attività citate, per le quali non le è stata chiesta alcuna autorizzazione, a differenza di quanto avvenuto per il corso di educazione sessuale; la maestra avrebbe risposto che il tema era stato affrontato dietro una “forte richiesta da parte di alcuni alunni” della classe, e che il tema era stato “trattato in maniera soft… ponendo l’attenzione sul rispetto della diversità” ex art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea; il figlio non avrebbe confermato che alcuni alunni avessero richiesto di trattare la tematica LGBT;
la signora ha chiesto ed ottenuto un colloquio con il rettore della scuola, professoressa G.G., la quale ha difeso acriticamente l’operato delle insegnanti del figlio, responsabili di quel “lavoro” in classe sulle tematiche LGBT;
L. ha terminato la classe quinta vedendo penalizzati tutti i suoi voti finali: il sospetto della madre è che la scuola si sia voluta rivalere sul figlio, ingiustamente penalizzandolo nella valutazione finale a causa delle sue rimostranze verso quella lezione trattante tematiche LGBT,
si chiede di sapere:
come il Ministro in indirizzo giudichi i fatti esposti;
se e quali provvedimenti intenda adottare nei confronti dei responsabili dello svolgimento di tale lezione fuori offerta formativa e senza il consenso dei genitori;
come si concili tale progetto ideologico con il ruolo della famiglia, che ha in maniera privilegiata il compito di educazione dei figli, considerato anche il fatto che essa rappresenta l’ambiente più idoneo ad assolvere l’obbligo di assicurare una graduale educazione della vita sessuale, in maniera prudente e armonica, conformemente alle proprie convinzioni morali;
in che modo si ritengano rispettati i diritti fondamentali riconosciuti, garantiti e tutelati dalla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, in particolare l’art. 18, che garantisce la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, i propri valori religiosi nell’educazione, l’art. 26, nella parte in cui attribuisce ai genitori il diritto di priorità nella scelta di educazione da impartire ai propri figli, e l’art. 30 della Costituzione italiana che garantisce e tutela il diritto e dovere dei genitori ad educare i propri figli.
