NOI CI SIAMO, A SOSTEGNO DI QUELLE TANTE PERSONE CHE SONO IN PRIMA LINEA NEL COMBATTERE QUESTA BATTAGLIA

Signor Presidente, signor Ministro, la sua presenza qui per la terza volta ci dà lo spunto per ringraziarla per il suo riguardo nei confronti del Parlamento, che vuol dire riguardo nei confronti del Paese, perché qui vengono rappresentati gli italiani e pubblicamente ci sono delle dichiarazioni di cui si dovrà rendere conto. Lei ha privilegiato le sedi parlamentari e il lavoro rispetto ad apparizioni di facciata nei talk-show; una sobrietà che le riconosciamo e che apprezziamo, ma che non tutti nel suo Governo hanno applicato. (Applausi). Gli italiani non ricorderanno forse il suo viso, come invece ricorderanno il viso di altri esponenti del Governo che hanno fatto conferenze stampa a sorpresa di continuo; ma noi ci ricorderemo del suo impegno e della sua sobrietà.

Diciamo anche che fa bene a rivendicare le luci dell’attività che ha fatto il Governo e le cose positive che sono avvenute nel nostro Paese: la tempestività con la quale il 31 gennaio è stato stabilito lo stato d’emergenza, l’impegno grandissimo di tante persone e di tante categorie, i medici, gli infermieri, i volontari, gli alpini, le forze dell’ordine e tutti coloro che hanno dato il loro apporto, anche quelli che continuano a tenere in piedi i servizi essenziali, magari meno visibili. Sono tutte prove positive, ma da quella dichiarazione dello stato d’emergenza, il 31 gennaio, poi qualcosa evidentemente non ha funzionato. L’Italia ha sicuramente segnato dei punti estremamente positivi, nell’azione in queste settimane, ma non può essere un esempio in generale. Siamo stati il Paese con più contagi fino a qualche giorno fa, pur superati ora dagli Stati Uniti, che però hanno una popolazione cinque volte superiore. Siamo il Paese che piange purtroppo il maggior numero di morti e che ha anche la maggiore mortalità. Siamo un Paese in cui, a sessanta giorni dalla dichiarazione dello stato d’emergenza, ancora mancano le mascherine per tantissime categorie, anche a rischio.

Manca anche una serie di attrezzature: mi scrivono ora da Bergamo che hanno carenza anche delle bombole d’ossigeno. Qualcosa non ha funzionato. All’approvvigionamento bisognava pensarci: lei, signor Ministro, ha sottolineato le difficoltà di approvvigionarsi in un momento in cui tanti lo stanno facendo, ecco perché le settimane e i giorni sono preziosi. Solo l’11 marzo è stato nominato il commissario, che si dovrebbe occupare dell’approvvigionamento dei materiali, ma erano ormai quaranta giorni che era stata dichiarata l’emergenza. Francamente staremmo meglio, se ci si fosse mossi prima sotto questo aspetto e se il commissario avesse messo in atto una maggiore tempestività, una maggiore rapidità e una maggiore risposta anche a coloro che si offrivano e che proponevano la produzione e la fornitura di materiali.

Purtroppo la cosa è stata anche messa in forma addirittura di ridicolo, ma la questione dei continui moduli e dei continui cambiamenti è davvero un messaggio sbagliato. La burocratizzazione di una cosa che invece deve essere basata sulla sostanza non è il messaggio giusto da dare ai cittadini. Possibile che nei Ministeri non si capisca che sul modulo di autodichiarazione deve essere chiaro che cosa si è usciti a fare e non è necessario che si citi di essere consapevoli della tale circolare, del tal decreto, dell’altro decreto ministeriale o dell’altro DPCM. Come si fa a essere consapevoli di questo coacervo di norme? (Applausi). L’ultima è quella di ieri, per far uscire i bambini. Mi arrivano messaggi dalle zone difficili, ma anche dalle zone che stanno riuscendo meglio a combattere il contagio: è un messaggio sbagliatissimo. Già c’erano delle norme confuse e arriva anche la circolare del capo di gabinetto del Ministero a correggere, ad aggiungere, ad allargare e a restringere, poi arrivano le dichiarazioni del Ministro: non è così che si deve fare. Questo accade nel momento in cui molte norme, anzi quasi tutte, sono state scritte dal Governo e la maggior parte per decreto – neanche per decreto-legge – e cioè senza il disturbo di dover fare accordi in Parlamento. Ebbene, anche questo ci dice che le norme è meglio che si facciano in Parlamento (Applausi) se quando le fa il Governo da solo le fa in modo così confuso e contraddittorio. Abbiamo letto e abbiamo visto anche una serie di critiche che sono state fatte al sistema Italia: critiche costruttive, che sottolineiamo. Forza Italia ha sempre come centro della propria azione la difesa degli interessi degli italiani: che siamo al Governo o che siamo all’opposizione a noi interessa questo, per cui apprezziamo la sua richiesta di unità e condivisione.

Per questo condividiamo le cose positive ma prendiamo atto delle cose negative. L’Università di Harvard ha fatto uno studio in cui ha indicato, tra le carenze del sistema italiano, il fatto che le diverse Regioni gestiscano la sanità in modi diversi. Ma sarebbe proprio il livello nazionale, sulla base della Costituzione, che affida al livello dello Stato la profilassi internazionale e i principi fondamentali della tutela della salute, quindi è proprio a livello statale che toccava coordinarli. Lo Stato ha dato una serie di principi che noi condividiamo ma avrebbero dovuto essere messi in atto prima.

Uno strumento che sarebbe stato sicuramente utile, e che lo è stato comunque in qualche misura, è l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, il cui vertice è stato da lei cambiato – parlo del direttore generale, il dottor Bevere – contro il parere delle Regioni. Era stato confermato appena l’estate scorsa dal ministro Grillo. Poi c’è stato anche un ulteriore cambio, molto criticato anche da regioni governate dal Centro-Sinistra. Diciamo che aver indebolito uno strumento simile in questo periodo di sicuro ha indebolito un apporto che sarebbe stato prezioso.

Noi vogliamo sottolineare alcuni punti di cui abbiamo già parlato, già addirittura il 30 gennaio, quando lei è venuto a riferire su questa emergenza per la prima volta. Abbiamo chiesto fin da allora – anche se ora il tema è ampiamente superato – maggiori controlli negli aeroporti; abbiamo chiesto fin da allora un uso più ampio delle mascherine, degli strumenti che proteggono se stessi ma soprattutto gli altri. Ma le mascherine è necessario averle. Tutt’ora ci sono categorie mediche e paramediche, ci sono le Forze dell’ordine che ne hanno una grandissima carenza in termini di quantità ma anche di qualità. Alle Forze dell’ordine vengono fornite mascherine neanche come questa, che viene ritenuta comunque non sufficiente per chi è a diretto contatto con altre persone, ma di qualità decisamente inferiore. Questo non è accettabile. È giusto ricordare il grande lavoro dei nostri eroici medici, paramedici e delle altre categorie, ma dobbiamo anche dare loro gli strumenti. Dobbiamo anche dire una parola chiara: in un periodo nel quale i medici e i paramedici combattono in prima linea e hanno avuto tanti morti – decine di medici solo in Lombardia hanno perso la vita – per difendere gli altri, per lavorare al servizio degli altri, è inaccettabile che vi sia questa corsa alle denunce per responsabilità medica. Conto che le procure facciano fare a queste denunce la fine che meritano perché in momenti di pandemia davvero non è accettabile il tentativo di lucrare sulla situazione di emergenza.

Abbiamo chiesto e condividiamo, ma deve essere fatto osservare a tutti i livelli, di separare il più possibile le strutture che si occupano di Covid dalle altre. La compresenza negli ospedali e anche l’utilizzo di determinate attrezzature è stata una delle cause della diffusione dell’epidemia.

Noi sottolineiamo l’esempio del Veneto con il tracciamento e l’uso massiccio di tamponi per tutte le categorie a rischio, cioè coloro che per lavoro, per la loro stessa attività, sono a contatto con molte altre persone, specialmente se malate. In molti posti, invece, questo non avviene, c’è una carenza in questo ambito. Occorre tracciare tutte le persone a rischio per allargare il più possibile il perimetro, prevenire l’aggravarsi delle malattie. Il risparmio sul tampone non è davvero lungimirante neanche dal punto di vista meramente economico. Il costo di una giornata sola di ricovero, e purtroppo le giornate sono molte di più, è molto, ma molto, ma molto più alto del costo di un tampone. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).

Dobbiamo diffondere il più possibile questa strategia. In Veneto ha funzionato e anche in altri Paesi ha funzionato.

Bisogna prestare grande attenzione – lo ha menzionato nella sua comunicazione – ai test sierologici – lei l’ha definito il test di sieroconversione – per sapere chi può tornare a lavorare, chi può tornare alle proprie attività, perché tutte le attività sono importanti.

Abbiamo detto – l’ha ripetuto la presidente del nostro Gruppo, Anna Maria Bernini, circa un mese fa, il 27 febbraio – che l’emergenza economica sarebbe stata presto altrettanto urgente rispetto all’emergenza sanitaria. L’ha detto ieri Silvio Berlusconi in un’intervista: adesso dobbiamo evitare di portare le persone alla fame e alla disperazione per l’emergenza economica. Ma le due cose vanno insieme: non ci può essere una ripresa evidentemente dell’attività economica se non c’è un’efficace azione dal punto di vista sanitario, ma non si può pensare di tenere chiuso il Paese per mesi. Bisogna vedere – ed è urgente – tutto quello che si può fare per poter tornare di nuovo a produrre. Ripeto, lo ricordava la presidente Bernini un mese fa.

Una senatrice della maggioranza, che non citerò – ma è rimasto agli atti – disse: «Stai facendo un terrorismo assurdo!», «Ma vergognati, non sai di cosa parli». (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Evidentemente avevamo ragione, ma noi non vogliamo avere ragione: vogliamo fare qualcosa di buono per il nostro Paese.

Per questo la sosterremo, signor Ministro, ma chiediamo di essere ascoltati e che le nostre proposte vengano prese in seria considerazione e vengano fatte applicare. Lei, nonostante le grandi competenze che hanno le Regioni su questo aspetto, ha comunque il dovere di farlo sotto molti aspetti e per quanto riguarda i principi fondamentali. Noi la sosterremo e saremo pronti a sottolineare gli aspetti positivi e quelli su cui si può migliorare, nel sostegno al nostro Paese, nel ricordo dei tanti che ci hanno lasciati, a sostegno di quelle tante persone che sono in prima linea nel combattere questa battaglia. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).

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