“Rispetto alla mia prima visita, avvenuta il 28 dicembre, ho visto il dottor Scaramella decisamente più provato. Quaranta giorni di detenzione con un regime che, pur non essendoci isolamento giudiziario, è di fatto molto duro, con gravi limitazioni, e che non possono restare senza conseguenze anche su un uomo giovane e equilibrato come lui.
Se poi penso alle motivazioni del suo trattenimento in stato di detenzione sono veramente sgomento. Una presunta calunnia ai danni di un ex agente dei servizi segreti russi, consistita nell’aver riportato alle autorità nel novembre 2005 notizie ricevute da Litvinenko, il quale non è mai stato sentito o cercato dai magistrati. Grazie a quelle notizie sono stati arrestati sei criminali in possesso esplosivi. Nel frattempo Litvinenko è stato assassinato e non può più essere sentito per scagionare Scaramella, ma quando era vivo non l’hanno nemmeno cercato. In ogni caso, quaranta giorni di carcere preventivo per una presunta calunnia, consumata da ben più di un anno è un caso credo unico.
Non avevo mai parlato con Scaramella prima di averlo incontrato in carcere, non ho alcun legame con lui se non quello di essere stato membro della commissione di cui era consulente, ma non posso rimanere in silenzio di fronte a una vicenda come questa, su cui è calato invece un silenzio inquietante. Forse perché parlare di Scaramella fa ricordare che Litvinenko ha definito <<uomo del Kgb>> Romano Prodi”.
