PACS. MALAN (FI): NON SO SE UCCIDONO FAMIGLIA, MA DI CERTO MORIRÀ INPS

Tutelare da discriminazioni è un conto, lo statalismo un altro

“La tutela contro discriminazioni nei confronti delle persone che scelgono forme di convivenza diversa dal matrimonio è non soltanto auspicabile, ma doverosa. Se c’è qualche legge carente in questo senso è certamente da correggere. Ma l’idea che la libertà – in questo caso quella di convivenza (omosessuale o meno) – sia tale solo se è riconosciuta dallo Stato è una forma di statalismo non giustificata né dai valori tradizionali né dall’evoluzione della società.

Le tutele riservate al matrimonio sono e restano giustificate dall’esigenza di tutelare i soggetti più deboli: in primo luogo i figli, in secondo luogo chi di essi si occupa. In mancanza di prole non c’è ragione per specifiche tutele. Anche perché l’estensione di istituti come la reversibilità della pensione può facilmente dare luogo ad abusi: come impedire a un pensionato vedovo di fare un PACS con un giovane o una giovane al solo scopo di prolungare di cinquant’anni l’erogazione della pensione? Certo, oggi questo pensionato può sposare la ventenne con lo stesso obiettivo, ma di solito non lo fa sia perché il matrimonio è ancora preso sul serio, sia perché defrauderebbe figli e nipoti di una parte dell’eredità. Se invece garantiamo anche ai contraenti del PACS i diritti ad una legittima eredità, lediamo i diritti dei figli.

E poi, non so se i PACS farebbero morire la famiglia, ma probabilmente le reversibilità sbancherebbero la previdenza. L’INPS morirebbe in PACS”.

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