Maternità surrogata e commercio di gameti a Milano: a un anno dalla denuncia, totale inerzia della Procura meneghina

Interrogazione del senatore Malan al Ministro della Giustizia
Premesso che:

l’art. 12, comma 6, della legge n. 40 del 2004, prevede che «Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro»;

in data 23 settembre 2015, una coppia di attivisti di “ProVita”, associazione onlus che persegue finalità di solidarietà sociale in difesa della vita, si recavano ad un incontro aperitivo organizzato dall’associazione “Prepara”, in località riservata per motivi di privacy a Milano, pubblicizzato come occasione di approfondimento della “gestazione per altri”;

in realtà, come testimoniato dai due attivisti anche con registrazioni, in quell’occasione avveniva una promozione delle pratiche di “maternità surrogata” e commercializzazione dei relativi servizi, con l’indicazione dei prezzi dei gameti femminili, per la selezione della gestante e per le analisi di salute sugli embrioni e sul feto, oltre a quelli per provvigioni di agenzia e avvocati;

in data 6 ottobre 2015, i fatti venivano denunciati con esposto alla Procura della Repubblica di Milano da Antonio Brandi, presidente di “ProVita” onlus;

è difficile ipotizzare una più aperta violazione del citato art. 12, comma 6, della legge n. 40 del 2004; il fatto che alcune fasi della “produzione” avvengano all’estero non cambia certo la natura di commercializzazione di gameti e di surrogazione di maternità nell’attività descritta,

si chiede di sapere

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti illustrati e se non ritenga opportuno attivare i propri poteri ispettivi per verificare il corretto funzionamento del citato ufficio giudiziario, in merito a quella che all’interrogante pare un’evidente inerzia rispetto alle notizie di reato ampiamente documentate.

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