Negazionismo: impedendo, ancora una volta, al Senato di esprimersi, si impone una legge pericolosa che permetterà di perseguire tutto e il contrario di tutto

La logica di maggioranza vanifica l’intendimento di proteggere la memoria della Shoah dalla minaccia di cancellazione, che aveva trovato l’unanimità in Commissione Giustizia

Intervento in Aula per la dichiarazione di voto del Gruppo Forza Italia sull’introduzione del negazionismo come aggravante del reato di istigazione all’odio per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi

Signor Presidente, mi trovo davvero in una situazione in cui speravo di non trovarmi.

La Commissione ha approvato all’unanimità un testo – dunque, evidentemente, anche con il voto del Gruppo Forza Italia – ed è a quel voto che mi riferisco per indicare la volontà del mio Gruppo rispetto a questo disegno di legge. Mi riferisco a tale voto perché – con una procedura che non è stata decisa da Lei, Presidente Gasparri, ma è stata introdotta in un momento in cui Lei non presiedeva, dunque sotto un’altra Presidenza – è stata stabilita una cosa francamente paradossale, e cioè che abbiamo un testo base, quello sul quale quest’Aula sta lavorando a tutti gli effetti, anche in questo momento. L’unico testo che è legittimato da un voto, il testo sul quale ci dovremmo esprimere, è quello approvato dalla Commissione, all’unanimità per di più. Ebbene, siamo liberi? Abbiamo il diritto di esprimerci su quel testo? Abbiamo il diritto di dire che il testo approvato all’unanimità dalla Commissione è quello che preferiamo? Direi di sì, visto che è stato approvato, per l’appunto, dalla Commissione e che in questo momento è in discussione. È stato però presentato l’emendamento del senatore D’Ascola, interamente sostitutivo dell’articolo 1. Sono cose che capitano, a volte anche quando il disegno di legge è composto da centinaia di commi – che, sappiamo, magari possono contenere forzature finalizzate ad altre cose; in questo caso, però, il disegno di legge è breve e dunque ci può stare. Sotto la sua Presidenza, Presidente Gasparri, sono stati accettati i subemendamenti, li abbiamo discussi e sono stati tutti respinti. Resta, a questo punto, il testo della Commissione e la proposta modificativa presentata dal senatore D’Ascola. Io vorrei potermi esprimere contro questo emendamento perché lo riteniamo, come abbiamo ampiamente illustrato anche in sede di votazione dei subemendamenti, fortemente peggiorativo di quanto approvato all’unanimità in Commissione. Vorremmo essere liberi di poterci esprimere su quello che resta e cioè, a questo punto, il testo D’Ascola – dato che sembra abbastanza definito che la maggioranza di Governo approverà questo emendamento. Io vorrei che il mio Gruppo e che ciascuno di noi si potesse esprimere sul testo perché ora la scelta dovrebbe essere tra il testo della Commissione e la proposta D’Ascola. Una volta che la proposta D’Ascola fosse approvata, e verosimilmente lo sarà, dovremmo poterci esprime sulla scelta di avere il testo D’Ascola o non avere nessuno testo. In questo secondo caso, credo che, probabilmente con dissensi nel mio Gruppo, sarei a favore di quel testo: meglio un testo che ha molte carenze che nessun testo. Comunque, al di là di quello che posso pensare io o può pensare il mio Gruppo, deve essere un diritto del Senato potersi esprimere su un emendamento e ognuno di noi deve essere libero di poter dire che preferisce il testo base, ripeto approvato all’unanimità dalla Commissione, rispetto a quello proposto dall’emendamento D’Ascola, per poi potersi esprimere nella scelta tra il testo così emendato e nessun testo. Di questa procedura, francamente, in ormai quindici anni di Senato non ricordo alcun precedente, perché penso che assai difficilmente ci sia stato un emendamento, interamente sostitutivo di un testo approvato dalla Commissione, quale unico testo del disegno di legge. Se anche fosse, dovrebbe prevalere la possibilità di esprimersi non su un testo qualsiasi – perché può succedere che un emendamento sia precluso, ma che sia precluso il testo della Commissione è follia – ma a favore del testo della Commissione. Sono libero di dire, come dico – ed entro ora nel merito – che l’emendamento che stiamo discutendo, e che però costituirà, se approvato, l’intero disegno di legge, ci lascia alquanto insoddisfatti. Veniamo alle differenze principali.

Il Senato aveva già approvato per due volte un testo (in Assemblea e poi in Commissione) in cui si introduceva il requisito del «pubblicamente» per quanto riguarda non solo questo caso particolare ma tutti i casi di istigazione all’odio e alla discriminazione razziale. Era già stato deciso in prima lettura dal Senato e poi confermato dalla Commissione, in seconda lettura, di estendere il requisito a tutti. L’emendamento D’Ascola lo elimina in generale e lo reintroduce con una formula estremamente ambigua e suscettibile di grande discrezionalità da parte del giudice. D’altra parte, il testo è espresso in modo così vago che il giudice sarà obbligato ad esercitare un’enorme discrezionalità; dunque, meno certezza del diritto: esattamente l’opposto di quanto ci si prefiggeva.

In secondo luogo, è stato respinto il sensatissimo emendamento che chiedeva perlomeno di ridurre l’applicazione della norma nel caso dei crimini di guerra – che, a mio parere, sono troppo numerosi così come inquadrati nell’attuale testo – limitandola a quelli in cui ci sia stata una sentenza di tribunale. Qui invece rischiamo di poter perseguire tutto e il contrario di tutto, alla fine perdendo così di vista il vero obiettivo che si voleva perseguire con il disegno di legge, di cui mi onoro di essere il secondo firmatario (ero il primo firmatario nella scorsa legislatura; è stato un lavoro lungo), nel testo approvato in prima lettura dal Senato e poi in Commissione dal Senato

In questi tempi, dove gli atti di ostilità verso gli ebrei – quelli che sono nel nostro Paese e in Europa, e quelli che sono in Israele – in questo tempo in cui i pochissimi sopravvissuti a questa mostruosità sono sempre più anziani e l’inevitabile passare degli anni fa sì che siano sempre meno numerosi, l’intendimento è che questa memoria non sia soggetta al pericolo di cancellazione. Era opportuno mettere nella nostra legge un sigillo che ponesse rimedio alla mostruosità che si svolse proprio in queste Aule parlamentari, nel 1938, con l’approvazione delle leggi razziali che sono un orrore, una macchia di infamia sul nostro Paese. Purtroppo, questo intendimento è stato vanificato da una logica ancora una volta di maggioranza di Governo, di compromessi tra varie correnti; in questo caso, magari, addirittura per la sete di protagonismo di qualche Presidente di Commissione, e non mi riferisco al presidente D’Ascola ma ad altro Presidente di Commissione Giustizia di un altro ramo del Parlamento – la quale però, tutto sommato, è libera di esprimere ciò che vuole. Noi, però, dovremmo essere liberi di procedere nel nostro lavoro e, se abbiamo detto sì all’unanimità ad un testo in Commissione, dovremmo avere la dignità di dire sì allo stesso testo anche in Aula, e non fare di questo disegno di legge, che è il più bipartisan di tutti quelli che abbiamo esaminato dall’inizio della legislatura (nel senso che parte e va avanti come bipartisan), una questione – ancora una volta – di maggioranza e opposizione. Com’è stato evidenziato dalla mancanza di risposte su precise richieste fatte nella, tutto sommato, breve discussione sui subemendamenti, l’unica giustificazione a questo testo al posto di quello della Commissione è che bisognava raggiungere un compromesso di maggioranza tra personalismi emersi in altra parte del Parlamento.

Con profondo rincrescimento, annuncio pertanto che il Gruppo Forza Italia non parteciperà a questo voto in ragione di una procedura che non condividiamo assolutamente, che riteniamo pericolosa e che temiamo verrà applicata in ben altre circostanze, che – francamente – non abbiamo la fantasia di sapere quali saranno ma in relazione alle quali è chiaro che questa sarà una forzatura inaccettabile. Non vogliamo votare contro un testo che diventa obbligatoriamente l’unica cosa su cui ci si può esprimere. C’è un testo della Commissione su cui non ci possiamo esprimere, in quanto dobbiamo esprimerci su un altro testo, nato al di fuori dell’esame e della logica della discussione avvenute in Commissione e in Aula. Allo stesso modo, non possiamo votare a favore di un emendamento che, formalmente, riteniamo fortemente peggiorativo rispetto al testo della Commissione.

Richiamandomi al voto favorevole espresso in Commissione, dichiaro il non voto del Gruppo Forza Italia all’emendamento in esame, che riteniamo peggiorativo, e a questa procedura che riteniamo pericolosa e sbagliata.

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