“NO” alla soppressione del Tribunale di Pinerolo

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tribunale1Una battaglia che inizia il 22 Marzo del 2012, con una raccolta di firme che vengono consegnate agli uffici del Ministero della Giustizia.

Assieme al deputato Giorgio Merlo e al collega senatore Aldo Scarabosio, il senatore Malan tenta più volte di ottenere la revisione di una decisione – quella della riforma Severino – che punisce l’efficienza, non produce risparmi ma sprechi, aggrava il carico del tribunale metropolitano e di conseguenza, riduce l’accesso dei cittadini alla Giustizia – decisione presa, peraltro, in violazione della Costituzione, della delega stessa del Governo e persino dello stesso decreto ministeriale.

sei4 giugno 2013. Nessuna speranza per il tribunale di Pinerolo da parte del Ministro Cancellieri – Questo è quanto riportato dal senatore del PdL, Lucio Malan, che aveva presentato un disegno di legge per rivedere la geografia giudiziaria voluta dal Governo Monti e scongiurare la soppressione del tribunale di Pinerolo. “Il Ministro Cancellieri oggi ha dichiarato che una proroga sulla chiusura dei tribunali ora sarebbe disastrosa – spiega Lucio Malan. Adesso la palla passa ai politici, che potranno fare dei decreti correttivi”.

Secondo il ministro, le manovre di trasferimento degli uffici e del personale sono già avviate e non si può fare niente per tornare indietro.

Nel 2014, con un’interrogazione parlamentare, il senatore Malan sollecita il terzo Guardasigilli a rispettare la Costituzione Italiana e le decisioni delle commissioni Giustizia di Camera e Senato, che avevano votato a favore del ripristino di alcune sedi giudiziarie e a rimediare ai danni che il provvedimento del Governo Monti ha già prodotto, nel frattempo, ai cittadini del Piemonte.

Il Guardasigilli non risponde.

Il 19 gennaio 2015, nell’intervento di risposta alla relazione del ministro Orlando sull’amministrazione della Giustizia, il senatore Malan chiede: “…nel programma con cui Lei stesso è stato eletto in Parlamento c’era scritto che, per supplire ai gravi errori fatti nell’attuazione della legge delega sulla geografia giudiziaria, occorreva escludere comunque dall’elenco degli uffici da sopprimere quelli di Pinerolo, Bassano Del Grappa, Chiavari, Lucera, Rossano Calabro e Urbino. Fatto salvo Urbino, come mai non avete attuato questo punto del vostro programma? Come mai, di fronte a emendamenti presentati dal sottoscritto e da altri, il Governo ha dato parere contrario?

21 gennaio 2016. Il promesso ripristino di sei tribunali soppressi e il problema dei Tribunali dei minori brillano per l’assenza dalla Relazione annuale del Guardasigilli sullo stato della Giustizia (Intervento in Aula)

22 gennaio 2016. TRIBUNALI, MALAN (FI): IL PD HA TRUFFATO PINEROLO

“Intervenendo per il gruppo Forza Italia, ho chiesto – tra le altre cose – conto al Ministro Orlando di come mai lui, eletto nel PD, non ha mosso un dito per attuare il programma con cui il suo Partito si è presentato alle elezioni, nel quale c’era l’impegno esplicito ad annullare la chiusura di sei tribunali – il primo dei quali era proprio Pinerolo. Ho anche affermato che la riforma non ha portato alcun risparmio, tant’è vero che il Ministro non ne ha parlato. Il Ministro ha avuto la faccia tosta di rispondere con la solita tiritera: ‘Non cavalchiamo la demagogia del piccolo e bello e della prossimità, perché è come per gli ospedali: avere un tribunale vicino non significa avere buona giustizia’.

Insomma: Orlando ha chiamato ‘demagogia’ il programma del suo Partito! Dunque, aver scritto quegli impegni precisi era una truffa premeditata! Lo sappiano tutti coloro che ci avevano sperato: sono stati truffati. Il Ministro non ha neppure provato a trovare scuse di situazioni che sono cambiate rispetto al 2013 – cosa, del resto, non vera – ma ha detto chiaro che era demagogia. E non ha neppure provato a smentire ciò che ho detto sulla mancanza di alcun risparmio in merito. Ha solo provato a buttare la responsabilità sull’ex ministro Nitto Palma, che non c’entra, perché era giusto ridurre le sedi e la delega era scritta bene. Ma poi, è stata attuata in modo grossolano e in contrasto con la delega dalla pessima ministra Severino, contro il parere delle Commissioni Giustizia Camera e Senato, e non è stata modificata dall’inefficace ministra Cancellieri. Orlando poteva ancora fare delle correzioni, peraltro nuovamente richieste dalle Commissioni di Camera e Senato, ma l’ha detto chiaro: l’hanno scritto nel programma ma non avevano intenzione di farlo.

Le ragioni di questo indegno comportamento sono numerose, non ultimo il pugno di ferro di Giorgio Napolitano che ha fatto pressioni di ogni genere perché il pessimo decreto della Severino non fosse toccato. Perché Napolitano era così determinato su questa riforma? Non lo so, posso solo ipotizzare che fosse un favore all’Associazione Nazionale Magistrati, che detesta i piccoli tribunali perché aveva difficoltà a controllarli politicamente. In cambio di cosa? ….È facile immaginarlo”.

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1) LA SOPPRESIONE AGGRAVA IL CARICO DI TRIBUNALE METROPOLITANO (TORINO) – UNICO CASO IN ITALIA!

Non solo nella legge-delega alla lettera b), ma anche nel D.Lgs. 491/99, la razionalizzazione, ovvero l’alleggerimento, del carico dei tribunali metropolitani è un elemento importante. Tanto che è stato seguito in tutta Italia. È infatti già dal 491/99 che i locali della sede di Pinerolo sono stati ampliati con spese più volte autorizzate dal Ministero della Giustizia. Notoriamente, fino a pochissimi giorni prima dell’approvazione della schema di Decreto in esame, il progetto era di accorpare a Pinerolo una serie di comuni confinanti al suo circondario, ora inclusi in quello di Torino. Il tribunale di Torino è l’unico tribunale metropolitano in tutta Italia cui vengono aggiunti carichi: con la soppressione delle sedi distaccate di Susa e Moncalieri, e con la soppressione di Pinerolo.

Milano e Napoli, al contrario vengono alleggerite accorpando settori di circondario a tribunali sub-metropolitani, o con l’istituzione di Napoli Nord. Solo Roma, tra le grandi sedi, non vede ridotto il proprio carico, date le dimensioni anomale, per superficie e per popolazione, di Roma e per il suo status costituzionale di Capitale.

A parte Torino (circondario di oltre 1,8 milioni di abitanti) la più grande sede cui viene accorpato un tribunale sopprimendo è Vicenza (su cui si aggiungerà Bassano del Grappa). Ma il bacino di utenza di Vicenza è poco più di un terzo di quello di Torino.

2) È CONTRARIA ALLA LETTERA e) DELLA DELEGA

“e) assumere come prioritaria linea di intervento… il riequilibrio delle attuali compentenze territoriali, demografiche e funzionali tra uffici limitrofi della stessa area provinciale carratterizzati da rilevante differenza di dimensioni.

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Basta leggere delega e tabella insieme per osservarne lo stridente contrasto.

3) LA SOPPRESSIONE DI PINEROLO NON RISPONDE A “CRITERI OGGETTIVI E OMOGENEI”  (lo dice lo stesso decreto!)

a) Lo dice il decreto. Nelle schede analitiche allegate allo schema di decreto, si legge, a proposito del distretto di Milano: “Busto Arsizio si distingue… per essere limitrofo al tribunale metropolitano di Milano (fatto che ne sconsiglia di per sé la soppressione)“,”sicché similmente a quanto proposto nell’area metropolitana di Torino, esigenze di razionalizzazione del servizio impongono, ove possibile, di individuare soluzioni idonee a decongestionare il Tribunale metropolitano di Milano”.

É perciò chiaro che il provvedimento era stato giustamente scritto senza l’irrazionale soppressione del Tribunale di Pinerolo, tanto che la sua conservazione al fine di non congestionare ulteriormente il tribunale metropolitano viene addirittura citato come esempio da seguire per il distretto di Milano! Poi, per ragioni sconosciute, ma certamente estranee ai “criteri oggettivi e omogenei” che la delega esige, Pinerolo è stato soppresso. Ma, essendo la verità difficile da estirpare, è rimasto il riferimento al suo mantenimento, o addirittura potenziamento, nella parte che riguarda il distretto di Milano! Anche per applicare il testo della scheda analitica, è necessario porre rimedio alla ingiustificata eliminazione della sede di Pinerolo.

a) C’è una palese disparità con Ivrea. Tutte le buone ragioni per il mantenimento degli uffici giudiziari di Ivrea valgono, in maggior misura, per Pinerolo.

  1. Il circondario di Pinerolo ha oggi una popolazione superiore del 14%.
  2. La città di Pinerolo ha una popolazione superiore del 49,4% a quella di Ivrea.
  3. I comuni della provincia di Torino più distanti dal capoluogo, sia in linea d’aria sia come percorso stradale, si trovano nel circondario di Pinerolo.

4) È UN’ANOMALIA A LIVELLO NAZIONALE

– Pinerolo è, per popolazione, il 3° tribunale in Italia fra quelli soppressi. Ma i primi due, Vigevano e Cassino, sono accorpati a Pavia e Frosinone (poco più grande di Pinerolo), non al quarto tribunale d’Italia, Torino, che, proprio per questo – se il decreto restasse com’è  – diventerà il terzo superando Napoli.

– Ben 44 tribunali non soppressi hanno una popolazione inferiore a quella di Pinerolo. 54 hanno una superficie inferiore. 24 dei tribunali non soppressi hanno superficie e popolazione inferiori a quella di Pinerolo.

– Il tribunale di Imperia, pur accorpando Sanremo, risulterà più piccolo di Pinerolo, sia come popolazione sia come superficie. La popolazione di Pinerolo è superiore del 50% a Patti con l’accorpata Mistretta. Enna e l’accorpata Nicosia, così come Lagonegro e l’accorpanda Sala Consillina (né l’una né l’altra sono capoluogo!), hanno una popolazione complessivamente inferiore a quella di Pinerolo.

– C’è una sede accorpante che è poco più di un terzo di Pinerolo, ma per la buona ragione che accorpa parti del territorio di un tribunale capoluogo di regione, mentre il circondario di Pinerolo, al contrario, andrà a gravare su Torino.

5) È UN’ANOMALIA A LIVELLO REGIONALE

Oggi Pinerolo è il 4° dei 17 tribunali del Piemonte. Pur restandone 9, Pinerolo sarebbe soppresso, mentre resterebbe Ivrea, pur essendo oggi il 7° nella Ragione.

6) È LA SOPPRESSIONE DELL’EFFICIENZA

Oggi Pinerolo ha i tempi di definizione dei processi tra i migliori in Italia, pur avendo il rapporto magistrati/popolazione più basso d’Italia ( Pinerolo 1 ogni 20 mila abitanti, Ivrea 1 ogni 16 mila, Torino 1 ogni 8500, Roma 1 ogni 4500…).

Nella relazione del Presidente del Tribunale si legge che sono rarissime le declaratorie di prescrizione in ambito penale, mentre in ambito civile, già nel 2010 non vi erano più cause iniziate nel secolo scorso.

L’informatizzazione a Pinerolo è ad altissimo livello e consente una efficace consultazione anche a distanza.

La meritocrazia consisterebbe nel premiare le modalità, i gruppi e le persone che ottengono buoni risultati. La burocrazia consiste nell’applicare in modo cieco criteri inefficienti. Qui siamo ancora al di sotto, poiché i criteri sono applicati o disapplicati a seconda dei casi, con il risultato di punire l’efficienza.

7) NON È UN RISPARMIO MA UNO SPRECO

Il ministero della Giustizia ha negli scorsi anni autorizzato la spesa di 774mila euro per l’ampliamento degli uffici giudiziari di Pinerolo. I lavori sono ormai in via di completamento. Nel maggio 2012 il ministero, riferiscono le figure di vertice degli uffici giudiziari di Pinerolo, ha verificato l’idoneità degli uffici, come recentemente ampliati e razionalizzati, ad accogliere una utenza e un personale ampliati.

Invece per accogliere nuovo personale e nuova utenza a Torino, sarebbero necessari nuovi lavori.

L’ANM locale afferma inoltre che “Non potranno inoltre essere incassate tutte le sanzioni pecuniarie e le oblazioni che si riescono ad ottonere grazie alla rapida definizione di tutti i processi penali”, oggi superiori ai costi di gestione degli uffici!

Infine, non andrebbe ignorato il disagio e il costo per i cittadini che dovrebbero recarsi a Torino. Un costo anche per le amministrazioni locali, per le forze dell’ordine del territorio ogni volta che devono recarsi in tribunale.

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emendamento

Il Governo si oppone. Malan: “Vuole spendere di più pur di mortificare i territori

(Dal Resoconto sommario dei lavori della commissione Bilancio – lunedì 17 dicembre 2012, seduta notturna)

Il sottosegretario Polillo si esprime in senso contrario sui subemendamenti 2.0.4000/16, 2.0.4000/17, 2.0.4000/18, 2.0.4000/19 e 2.0.4000/20.

Il senatore Malan (PdL) ritira i subemendamenti 2.0.4000/17 e 2.0.4000/19, mentre insiste per l’accoglimento del 2.0.4000/16, che riproduce il contenuto del parere della commissione Giustizia, peraltro identico a quello espresso dall’omologa commissione della Camera dei Deputati. Sottolinea la disomogeneità dei criteri utilizzati per definire l’elenco dei tribunali soppressi o accorpati, con conseguente violazione delle disposizioni costituzionali.

Il Presidente invita il senatore Malan a ritirare anche il subemendamento 2.0.4000/16; analogo invito rivolge al senatore Andria a proposito dell’emendamento 1.92, che incide sulla stessa materia. Fra l’altro, segnala il rischio che su tali proposte si determinino votazioni contraddittorie, a meno che non si realizzi una preventiva convergenza delle proposte.

Il senatore Andria (PD)  prende atto delle obiezioni emerse nel dibattito a proposito di una possibile revisione della riorganizzazione dei Tribunali e ricorda che la delega consente al Ministro della Giustizia di intervenire anche successivamente con disposizioni correttive, tenendo conto delle possibili incongruenze e delle preoccupazioni che si rilevino nei territori. Ciò premesso ritira l’emendamento 1.92.

Il senatore Malan (PdL), pur ribadendo il significato della sua proposta e il rammarico per il fatto che il Governo non abbia inteso accoglierla, ritira il subemendamento 2.0.4000/16.

subemendamento

L’emendamento prorogava di sei mesi (fino a marzo 2014) l’efficacia della soppressione delle sedi indicate dal parere votato quasi unanimemente dalla commissione Giustizia del Senato:

A.S. 3584 – Emendamento all’emendamento 2.0.4000

Nell’articolo 2-bis, dopo il comma 10, inserire i seguenti:

“10-bis.Per i tribunali e le sedi distaccate di cui alla Tabella 2 allegata, il termine di cui al decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155, articolo 11, comma 2, è prorogato al 13 marzo 2014, e i termini di cui al decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155, articolo 5, commi 4 e 8 sono prorogati al 31 luglio 2013.

Senn. Malan, Zanetta

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