Non è accettabile che dei cittadini vengano condannati per essersi, nei fatti, legittimamente difesi

Per aver difeso se stessi e i propri familiari, si rischia di avere la propria vita rovinata

Intervento in Aula sulla richiesta di dichiarazione d’urgenza relativa alla legittima difesa

Signor Presidente, il Gruppo di Forza Italia voterà a favore della dichiarazione d’urgenza sul disegno di legge n. 2315, che porta avanti un’istanza già recepita da un disegno di legge del 2006 di cui mi onoro di essere stato il terzo firmatario. Tale norma stabiliva la presunzione di proporzionalità degli strumenti usati per la legittima difesa, nei casi che sono stati illustrati dai colleghi.

La norma del 2006 ha avuto degli effetti positivi ma credo sia opportuno riesaminare la questione. La proposta dei colleghi Bonfrisco, Bruni e altri ha il pregio di proporre un’altra strutturazione di questa previsione e, cioè, di rendere la discriminante autonoma e non come un caso speciale di legittima difesa. Naturalmente, credo che andrebbe coordinato con l’articolo 52 che, altrimenti, rischierebbe di porre delle ripetizioni. Credo sia importante mostrare che il Parlamento si interessa dei problemi concreti dei cittadini. Tra questi non c’è solo il problema delle 44.000 rapine avvenute di recente nelle case, ma anche quello di milioni di Italiani che temono di entrare domani in quelle statistiche. È un dovere verso i cittadini esaminare se è possibile una modifica della norma in materia di legittima difesa, per rendere più chiare le situazioni. Non è accettabile che dei cittadini vengano condannati per essersi, nei fatti, legittimamente difesi.

Ricordo che, prima della legge del 2006, c’era il problema della proporzionalità dell’offesa e, in alcuni casi, la norma era stata interpretata in modo meccanico: se il criminale ti attacca con un coltello e tu gli spari, non c’è proporzione. C’è un problema però. Di solito, il criminale è giovane e vigoroso e, molto spesso, l’aggredito è una persona anziana o, comunque, debole. Se anche non ci sono fosse questa sproporzione tra le persone, c’è una sproporzione dal punto di vista dell’atteggiamento psicologico: il criminale sa molto bene cosa va a fare; è determinato ed è minuto di quello che serve (che può essere un’arma da fuoco, da taglio o semplicemente una sbarra di ferro, che può essere efficace come una pistola per uccidere una persona), mentre la persona che si trova un intruso in casa non ha la minima idea di chi sia, di quanti siano, delle loro intenzioni e ha tutte le ragioni di temere il peggio.

La legge del 2006 ha fatto sì che le condanne anomale scendessero moltissimo – forse ora sono vicine allo zero – ma resta il problema di persone che vengono assolte dopo anni di calvario giudiziario. Il record di durata dei nostri processi è ben noto. Mentre il criminale affronta i processi come parte del suo mestiere, la persona perbene, che rispetta la legge e che resta per anni appesa a un processo per omicidio e non per qualcosa da poco o per lesioni gravi o gravissime, subisce sicuramente un grave trauma psicologico; e anche sociale, perché all’inizio tutti ricordano che il tale è sotto processo per una questione di legittima difesa ma, dopo qualche anno, corre il rischio di essere ricordato come quello che ha delle rogne con la giustizia. Una persona, per aver difeso se stessa e i propri familiari, rischia di avere la propria vita rovinata dal punto di vista personale e sociale. Bisogna evitare queste cose alla radice e, se serve una modifica alla legge, ben venga.

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