MALAN (FdI). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghi senatori, in un momento così difficile per la Nazione, il Governo dovrebbe lavorare per creare coesione e inclusione, per far sentire tutti gli italiani nella stessa squadra; il Governo dovrebbe mostrarsi ed essere affidabile, proporre misure ragionevoli, senza voler fare i primi della classe in qualsiasi forma di estremismo; dovrebbe spiegare queste norme e dovrebbe essere trasparente; in altre parole, dovrebbe dire la verità.
Ieri in Commissione, nell’esaminare questo provvedimento, che si è potuto esaminare solo in Commissione perché anche questa volta il Governo impone la fiducia impedendo all’Assemblea, ossia ad oltre il 90 per cento dei senatori, di esprimersi (si sono potuti esprimere solo i componenti della Commissione), abbiamo ottenuto qualche piccola cosa, ossia di poter ritenere valido il green pass da tampone fino alla fine del turno di lavoro, per evitare le cose che irresponsabilmente già si sono causate in queste settimane, come ad esempio treni che si devono fermare a metà corsa perché il macchinista ha esaurito le quarantotto ore di validità del suo green pass. Inoltre, si è ottenuto di evitare che ogni giorno il datore di lavoro debba chiedere il green pass a un lavoratore che il datore sa avere un green pass che vale, ad esempio, per due mesi.
Ma è troppo poco, perché per il resto abbiamo ricevuto solo dei no a proposte ragionevolissime, avanzate non soltanto da noi, ma anche da altri del centrodestra, e non solo. Il no è stato fisso: no all’esenzione dal green pass per i lavori all’aperto, dove non c’è pericolo di contagio; no all’esenzione dal green pass per chi lavora da solo, isolato; abbiamo avuto un no dal Governo per l’accesso alle biblioteche perlomeno per ritirare o depositare libri in spazi riservati; abbiamo avuto un no alla proposta di avere accesso agli impianti sportivi per i minori di diciotto anni; no all’equiparazione dei bus turistici agli altri autobus, come se quelli turistici fossero particolarmente accoglienti per il virus e gli altri no, dove magari c’è la gente pigiata. Abbiamo ricevuto dal Governo il rifiuto di accettare l’esenzione dal green pass per chi ha un’infezione da Covid rilevabile con i test anticorpali.
C’è stato un no anche su una proposta non soltanto ragionevolissima, ma basata su evidenze scientifiche menzionate durante le audizioni in Commissione. Abbiamo chiesto di portare a dodici mesi la validità del green pass per i guariti, poiché risulta in tantissimi studi in tutto il mondo, anche molto dettagliati, che la guarigione da Covid dà una resistenza al contagio dal virus molto più affidabile e molto più lunga, anche contro le varianti, rispetto a quella da vaccino.
Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità e ascoltatissimo dal ministro Speranza su tutti questi temi, in audizione qui al Senato il 7 ottobre ha detto queste precise parole: confermo che i dati scientifici ci dicono che l’immunità naturale, come peraltro è fisiologico anche per altre infezioni, ha una maggiore persistenza rispetto a quella vaccinale. Abbiamo fatto presenti queste parole al sottosegretario Sileri, che aveva espresso parere contrario sul nostro emendamento che chiedeva di estendere a dodici mesi la validità del green pass per i guariti.
Il sottosegretario Sileri dice di aver telefonato al professor Brusaferro, il quale ha negato di aver pronunciato queste parole, ma lui le ha dette e c’è un video, reperibile sul sito del Senato, che tutti possono vedere.
Il Parlamento serve a questo, a parlare e a dire cose davanti a tutti, ma forse qualcuno preferisce fare le discussioni all’interno di oscuri CTS e comitati vari, di trattative di corridoio che evitano di portare, per esempio, la legge di bilancio al Senato nei tempi previsti. Noi siamo invece per fare le cose davanti a tutti, però ci è stato detto di no. (Applausi). È successo anche di peggio: è stato bocciato un ordine del giorno che chiedeva di scongiurare – questa era l’espressione – l’imposizione del green pass ai bambini al di sotto dei dodici anni. Ci hanno detto di no.
Il senatore Romeo ha depositato – e chiedo formalmente che venga pubblicato negli atti allegati alla seduta – un elenco di studi di altissima qualificazione che dicono che è ingiustificabile, non è necessaria ed è sconsigliabile la vaccinazione dei bambini al di sotto dei dodici anni, salvo i casi particolari, come quelli degli immunodepressi e così via. Questo però non è stato sufficiente.
Cito soltanto una persona, il professor Vaia, direttore dello Spallanzani, l’istituto di punta nel nostro Paese nella cura delle malattie infettive, particolarmente distintosi nella lotta al Covid, il quale proprio oggi dice che non vede la necessità di vaccinare i bambini al di sotto dei dodici anni. Chiedere solidarietà sociale a bambini al di sotto dei dodici anni rasenta l’ideologia e il fanatismo. Questo è quanto è stato detto da uno studioso serio. (Applausi).
Chi stai invece dall’altra parte? Pfizer e Moderna naturalmente; ti pare che dicono che le loro cose non vanno bene? Tra parentesi, ci sono parecchie cose di Pfizer che nel passato non sono state molto corrette. Quanto al vaccino Moderna, ci sono sei importanti Paesi europei che lo stanno vietando ai soggetti al di sotto dei trent’anni, mentre lo si vuole introdurre addirittura per i bambini di cinque. Ma dove sta la ragionevolezza, dove sta il rispetto degli italiani e dei bambini? (Applausi).
Tra i principali sostenitori della vaccinazione dei bambini c’è Walter Ricciardi, il quale proprio oggi ribadisce di essere assolutamente certo che vadano vaccinati i bambini al di sotto dei dodici anni, citando dati totalmente inventati sull’andamento dell’epidemia in Inghilterra: parla di decine di morti tra i bambini, peccato che il sito ufficiale dell’istituto per la sanità parli di sei vittime in tre mesi e sotto i diciotto anni, ma forse i bambini di diciotto anni sono un’altra cosa.
Lo stesso Ricciardi si è distinto per varie cose; in particolare pochi giorni fa, il 22 ottobre, partecipando a una trasmissione televisiva ha detto che chi aveva fatto il vaccino Johnson&Johnson doveva rifarlo entro due mesi. Su richiesta di chiarimento da parte della conduttrice del programma, ha dichiarato che doveva essere rifatto subito, a distanza di due mesi. Su questa incredibile affermazione hanno convenuto Franco Locatelli, coordinatore del CTS, Guido Rasi, tra i principali consiglieri del ministro Speranza e lo stesso sottosegretario Sileri. Poi, però, che cosa è successo? Si scopre il documento della FDA (Food and drug administration) americana – o meglio, lo scopre la professoressa Gismondo, che è andata a vedere – in cui si diceva che il vaccino Johnson&Johnson andava fatto almeno due mesi dopo la somministrazione: «(…) at least two months after». Non dico che è stato un errore di traduzione; il problema è che non si è capito il senso della frase e, sulla base di una frase mal letta e mal tradotta, coloro che hanno in mano i destini della nostra sanità e dei nostri bambini hanno fatto affermazioni incredibili e, anziché essere mandati via, continuano a stare lì.
Potremmo poi citare tutta la serie di scienziati, come si dice, particolarmente in questa città, che nel febbraio 2020 dicevano che il Covid non rappresentava nessun pericolo e che era più facile morire colpiti da un fulmine e così via.
Parliamo però un momento di Brusaferro, cioè di colui che, insieme al ministro Speranza, ha fatto un’azione durissima – parole dello stesso Ministro – nei confronti dell’Organizzazione mondiale della sanità perché occultasse il documento in cui si dimostrava che l’Italia era in grave ritardo sul piano pandemico, non avendolo aggiornato dal 2006 e non avendolo fatto scattare a tempo dovuto.
Una carenza che probabilmente è costata migliaia di morti, tanto è vero che l’Italia ha avuto una mortalità molto più alta degli altri Paesi, specialmente nella prima fase.
La grande preoccupazione del ministro Speranza e di Brusaferro è stata quella di occultare il documento; dopodiché, il ministro Speranza, proprio qui al Senato, ha detto che non aveva fatto alcuna interazione nei confronti dell’Organizzazione mondiale della sanità, e abbiamo la sua stessa testimonianza, pubblicata da «Report», che dice di aver appena parlato con il direttore regionale per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della sanità, Kluge. (Applausi).
Ebbene, negli Stati Uniti chi mente davanti al Congresso rischia fino a cinque anni di carcere; noi a Speranza chiediamo soltanto che se ne vada (Applausi)e che lasci il posto a una persona che sia in grado di gestire una situazione così delicata.
Non possiamo obbligare le persone a vaccinare i bambini sulla base di dichiarazioni di persone che si dimostrano bugiarde davanti al Senato. (Applausi).
Chiediamo che si attuino tutte le misure che servono; vogliamo una Commissione di inchiesta seria, non come è stata ristretta nel suo ambito; chiediamo di attivare le cure domiciliari e tutto quello che serve.
Fratelli d’Italia vuole il bene comune, vuole lavorare per le misure che servono e non per fare un po’ di copertina, per fare un po’ di sfarzo.
Vogliamo difendere i bambini rispetto a un trattamento non giustificato da evidenze scientifiche.
