Ora il PD lo dice chiaro: vuole far morire i Piccoli Comuni

di Lucio Malan

Legge di Stabilità 2016: sempre più CONSIP, anche se costa di più

Con l’articolo 28, nuovi irragionevoli vincoli che inducono i Comuni ad acquistare attraverso CONSIP anche quando trovano prezzi inferiori:

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  • Se trovi a 90,1 qualcosa che CONSIP ti dà a 100, sei comunque obbligato a comprare da CONSIP!
  • Se trovi a 90 o meno puoi farlo, ma sei un presunto delinquente perché devi mandare tutto all’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC). Sarebbe piuttosto logico mandare all’ANAC le carte di CONSIP se quello che un piccolo Comune riesce a trovare a 90 te lo fa pagare 100! So che la mafia faceva così con il caffè a Catania per mascherare le estorsioni: “Compra da noi: è un po’ più caro, ma eviti tanti altri problemi, ah!”
  • Come se non bastasse, al fornitore-eroe che osa farti pagare 90 (ma anche 80, o meno ancora!) quello che CONSIP ti dà a 100 ed è pronto ad affrontare l’ANAC, temendo che venga ad eccepire chissà che cosa, arriva la minaccia di rovinarlo in un altro modo: uno magari prende l’impegno a rifornirti per tre anni a 90, tu accetti, lui si attrezza per farlo rifornendosi a sua volta, ma deve sempre temere che CONSIP – magari per “punirlo” di non aver accettato il loro “consiglio per gli acquisti” – tiri fuori dalla manica qualcuno che ti fa 81 di prezzo. E quell’altro si titrova con materiale ormai inutile.

E tutto questo solo per “determinate categorie merceologiche”, e non dal 2017 al 2019.

Con i colleghi di Forza Italia, ho presentato diversi emendamenti: per limitare simili assurdità, per consentire di acquistare fuori CONSIP anche per differenze più piccole del 10%, per cancellare l’invio degli atti all’ANAC, eccetera. Anche la Lega ne ha presentati alcuni, e nessun altro. Comunque sono stati tutti bocciati.

Blocco turnover senza pietà per chi non ce la fa più, anzi!

Con l’articolo 16, comma 8, si continua a impedire un’adeguata sostituzione del personale che va in pensione:

Anche qui abbiamo presentato degli emendamenti, ma ecco cosa ha detto la relatrice Sen. Magda Zanoni (PD), già assessore del Comune di Pinerolo, nella seduta della Commissione Bilancio di giovedì 12 novembre, nel dare parere contrario a numerosi emendamenti – di Forza Italia e altri – per consentire almeno in parte la sostituzione del personale andato in pensione, almeno nei piccoli Comuni:

ZANONI (PD), relatrice generale sul disegno di legge di bilancio. Esprimo parere contrario e ne approfitto per fare un ragionamento anche rispetto agli emendamenti inammissibili, per i quali c’erano evidentemente altri problemi relativamente al problema del turnover nei piccoli Comuni. Voi sapete che c’è una sensibilità elevata, da parte mia, rispetto ai problemi dei Comuni, ma il caso specifico del turnover lo abbiamo discusso a lungo e, soprattutto per la Regione da cui vengo dove i Comuni molto piccoli sono tantissimi, sono in atto tutta una serie di politiche nel tentativo di realizzare fusioni e accorpamenti di funzioni. La mia sensazione è che trovare una modalità diversa per questi Comuni non li spinga nella direzione corretta. La direzione che riteniamo corretta, infatti, è finalizzata all’accorpamento delle funzioni, che consente di andare verso una dimensione di maggiore efficienza dei Comuni più piccoli.

Pertanto, pur con tutta la dovuta comprensione per le attuali difficoltà, abbiamo ritenuto che non fosse una manovra positiva.

Tra l’altro, mentre con le Province e con le Regioni ci sono ancora trattative in corso, per cui potremmo rinviare quei problemi, per quanto riguarda i Comuni è stato firmato un accordo con l’ANCI. L’ANCI, peraltro, ha tenuto un convegno recentissimo, due settimane fa, in cui ha comunque ritenuto che la manovra nel suo complesso abbia risposto alle esigenze presentate dai Comuni.

MORANDO (PD), vice ministro dell’economia e delle finanze. Esprimo parere conforme alla relatrice.

Insomma, per il PD è una buona cosa che i piccoli Comuni non riescano più a funzionare per un blocco del turnover di durata e modalità irragionevoli: così si accorpano e il problema è risolto. Si dà però il caso che anche accorpando non si risolvono i problemi, perché vanno in pensione anche i geometri degli “altri Comuni”: il problema è solo esteso. Insomma, chi di dipendenti ne ha tanti, meglio se troppi, se la cava. Chi ne aveva il giusto, o magari anche meno, si trova strangolato e si vuole che si accorpi con altri Comuni. E’ evidente che quasi mai in questo modo si attenua il problema, anche perché non si tiene conto delle distanze: andare da un Comune di montagna all’altro, anche se confinanti, per non parlare delle frazioni, non è questione di minuti, e anche se sei nella “Città Metropolitana di Torino” non è che hai la metropolitana o il tram!   

Ecco alcuni interventi interessanti, subito dopo:

CERONI (FI). Signor Presidente, vorrei capire perché l’emendamento 16.63 è stato dichiarato inammissibile mentre l’emendamento 16.78 è stato ritenuto ammissibile, dal momento che entrambi gli emendamenti intervengono sul turnover del personale. L’articolo 16, ai commi 8 e 9, interviene sul turnover del personale nella pubblica amministrazione. L’emendamento 16.63 era parziale, cioè consentiva ai Comuni di piccole dimensioni di poter derogare al blocco del turnover, mentre l’emendamento 16.78 sopprime e quindi ripristina le regole dell’anno passato. Ciò detto, a me interessa far capire, cara relatrice Zanoni, che in questo caso non basta avere un po’ di pietà: bisogna agire.

Condivido la necessità del blocco del turnover, perché se vogliamo tagliare la spesa pubblica dovremmo cercare di arrivare, da 2,95 milioni di dipendenti pubblici, a 2,5 milioni o anche a due milioni, se è possibile, eliminando tutti quelli che non lavorano e che non servono a nulla. Non possiamo, però, mettere in difficoltà e far chiudere i Comuni minori, con una popolazione fino a 5.000 abitanti, specialmente quelli nei quali è presente, ad assolvere ad un determinato compito, una sola figura professionale (un solo ragioniere, un solo responsabile dell’ufficio tecnico o un solo responsabile dei servizi sociali) e che a causa del blocco del turnover indiscriminato non sono in grado di assolvere alle funzioni che lo Stato assegna loro. Su questo bisognava intervenire.

Capisco che l’ANCI si sia espressa favorevolmente, ma quella è un’associazione che ha già fallito, perché non credo che ottenga risultati a favore dei Comuni o che faccia battaglie in loro difesa: ormai, appare del tutto evidente che è una fiancheggiatrice dell’azione del Governo e se la volontà del Governo è di trasformare l’Italia in una Nazione con 20 Comuni da tre milioni di abitanti, anziché da 8.500, può farlo, ma deve assumersene la responsabilità. Certamente vedremo tutti i Comuni con un bilancio come quello di Roma e cioè vedremo l’Italia trasformarsi in un Paese di 20 Comuni che hanno come esempio di gestione il Comune di Roma.

Se c’è un minimo di buona volontà, mi chiedo se ci sia la volontà di consentire, ai Comuni che hanno una sola figura professionale dedita a svolgere un determinato ruolo, di poter sostituire il dipendente che va in pensione. Non lo dico per tutti. Noi siamo d’accordo con l’irrigidimento della sostituzione di quelli che non servono, ma chi ha un solo responsabile dell’ufficio tecnico, chi ha un solo ragioniere come fa a tirare avanti l’attività? Come assolve alla richiesta di dati per una quantità di statistiche che arrivano da tutte le parti? Vorrei avere un cenno su questo. Si può considerare l’ipotesi di una riformulazione dell’emendamento, con riferimento unicamente agli enti fino a 3.000 abitanti (neanche 5.000) che hanno una sola figura professionale dedita ad una mansione? Una chiusura su tutto significa obbligare i Comuni a chiudere la propria attività. Mi auguro che su questo il Governo dia una risposta.

BARANI (AL-A Nota: è la formazione di Verdini, che sta votando insieme al Governo). Signor Presidente, in effetti, se ricordo bene, nell’audizione dell’ANCI il presidente Fassino aveva proprio chiesto che l’unione delle funzioni avvenisse non più in base alla popolazione, ma in base a omogeneità territoriali, proprio per far sì che i piccoli Comuni potessero avere le funzioni associate anche con quelli più grandi (sopra i 10.000 abitanti) che ne erano esclusi, proprio per ovviare alla mancanza del personale e al blocco del turnover. Almeno questo ci ha detto il Presidente dell’ANCI Fassino in audizione in merito a quanto il senatore Ceroni ci faceva notare.

Sappiamo dunque che anche per Fassino la soluzione è l’accorpamento: del resto lui è già sindaco metropolitano di 315 Comuni, pur essendo stato eletto da uno solo.

CERONI (FI). Signor Presidente, tornando al tema affrontato prima: non volete che vengano assunte delle persone ma, in attesa del riordino degli enti di area vasta, possiamo consentire agli enti locali di fare almeno i contratti a tempo determinato? Se non volete neanche questo, approvate un decreto-legge e, in quel modo, sciogliete gli enti locali. Consentite almeno di fare contratti a tempo determinato per quelle situazioni in cui c’è necessità assoluta.

Insomma, dopo le belle parole ecco la realtà: il Governo Renzi e il PD vogliono far morire i Piccoli Comuni. Chi ci ha provato nel passato (anni ’30 e anni ’80) è finito male.

Io continuerò a difendere i Piccoli Comuni: perché sono la nostra Storia, perché in realtà sono una risorsa e non un costo, perché tutelano il territorio. Altri fanno il contrario.

 

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