PdL Senato: “Partiti. Malan: Sui rimborsi attenti alla demagogia. Bene i controlli, ma rispetto autonomia politica”

“Soluzione equilibrata”. Lo ripete più volte il senatore Lucio Malan a chi gli ricorda che, sulla questione dei rimborsi, è necessario che i partiti facciano un passo. “Un passo che non significhi ridurre l’autonomia dei partiti”, precisa Malan che anzi puntualizza: “Va bene il controllo dei bilanci, ma attenzione a non trasformare questi meccanismi in strumenti di ingerenza nella vita delle singole formazioni politiche”.

Senatore, con il caso Lusi e poi quello Belsito, il tema dei rimborsi ai Partiti è ormai di grande attualità. C’è chi chiede un sistema di contribuzione privata, chi più controlli. Che idea si è fatto?

“E’ giusto lo sdegno dei cittadini per un utilizzo improprio dei fondi pubblici, però attenzione alle ipocrisie e ai processi sommari”.

In che senso?

“Prendiamo, per esempio, le aziende private che ricevono fondi dallo Stato: siamo davvero sicuri che siano spesi fino all’ultimo centesimo per sviluppare l’impresa e l’occupazione stessa? Non c’è nessun controllo su questi fondi, e parliamo di cifre enormemente superiori ai rimborsi ai Partiti. Circa 300 volte superiori e ben 5 volte in più dei fondi dati all’editoria”.

Intanto l’IdV e la stessa Lega hanno detto che non accetteranno l’ultima tranche dei rimborsi…

“Per quanto riguarda l’IdV, non credo che possa insegnare qualcosa sul tema dei rimborsi. I giornali per anni hanno pubblicato articoli sull’opacità della loro gestione dei rimborsi e nessuno ha sentito il dovere di smentirli”.

Ma una legge sui controlli ai rimborsi dei Partiti sarà varata?

“Senza alcun dubbio, la normativa sarà certamente approvata. I conti dovranno essere certificati da esperti esterni e questo darà un senso di sicurezza ai cittadini. Peraltro, il PdL da tempo ha adottato questo sistema – a conferma che, sul tema dei rimborsi, bisogna evitare generalizzazioni. Deve essere però chiaro un principio: non tutti potranno chiedere ai Partiti la verifica dei conti”.

Come sarebbe?

“Nel senso che è giusto che i Partiti diano ai cittadini l’assicurazione del corretto utilizzo dei fondi, ma è altrettanto opportuno che chi lo chiede sia parte attiva del processo politico. Solo gli iscritti dovrebbero poter chiedere conto della gestione finanziaria del Partito. Mi sembra un principio logico: se non si partecipa alla vita politica, come si fa a chiedere di darne contro?”.

Pensa che il ricorso ai fondi privati possa essere una via d’uscita?

“Non credo. Per carità, il sistema teoricamente potrebbe anche funzionare, ma dobbiamo ricordare che non siamo negli USA. Lì ogni cittadino, nel corso delle campagne elettorali, tira fuori una decina di dollari per finanziare il Partito e il candidato. In Italia questa cultura non esiste e, per questo, si è sviluppato il sistema del finanziamento pubblico”.

È d’accordo con Bersani che teme il potere dei ‘palazzinari’ all’interno dei Partiti, se si svolta verso un sistema di contribuzione privata?

“Sì, il rischio sarebbe quello di consegnare la politica ai ricchi oppure ai gruppi di interesse, che potrebbero essere anche stranieri. Il danno quindi potrebbe essere peggiore del sistema dei rimborsi elettorali. Una democrazia governata esclusivamente da chi può permetterselo sarebbe uno scenario terrificante”.

Intanto i rimborsi si sono ridotti, ma questo non viene detto…

“Proprio così, su questo tema c’è troppa demagogia. Rispetto al 2002, i fondi si sono ridotti – grazie all’ultima Finanziaria del Governo Berlusconi – del 30 per cento. Inoltre, la norma che nel 2005 aveva stabilito la possibilità di godere dell’intero rimborso anche in caso di legislatura interrotta è stata abolita. In pratica, oggi un Partito costa 24 centesimi al mese”.

Il presidente Fini ha bocciato l’ipotesi di una riforma del rimborso per emendamento: questo significa che presenterete un disegno di legge. Che tempi prevede?

“La decisione è stata giusta. Anche al Senato una riforma inserita per emendamento sarebbe stata considerata incostituzionale. Adesso seguiremo il normale iter e cioè quello di un disegno di legge, che potrebbe essere discusso e votato direttamente in commissione. Credo che, con un accordo politico, in una settimana sia possibile licenziare il provvedimento in un ramo del Parlamento”.

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