PdL Senato: “Referendum. Malan: Con la vittoria dei ‘Sì’ ci sarà un drastico aumento delle tasse sull’acqua”

Domenica e lunedì si voterà per i referendum abrogativi. Due dei quattro quesiti riguardano l’acqua. Il primo viene presentato dai promotori come un voto “contro la privatizzazione”. Di cosa si tratta in realtà?

“Il primo non riguarda solo l’acqua, ma anche i rifiuti e i trasporti pubblici locali. Il SI’ al quesito, definito dai suoi promotori “contro l’affidamento dell’acqua ai privati”, in realtà vuole reintrodurre il monopolio delle municipalizzate. Una grande fonte di costi per la politica, in termini di dirigenti e di assunzioni di favore. Con la nuova legge, che il referendum vuole abrogare, anche laddove la gestione fosse di una società pubblica si dovrebbe ricorrere ad una gara d’appalto. E a vincere sarà solo il migliore, con l’ente pubblico che detterà i criteri e le modalità della gara”.

Una legge non nuova…

“In effetti è quasi identica ad un disegno di legge firmato da Prodi, Bersani, Di Pietro e Bonino nel 2006. E’ dunque alquanto curioso vedere oggi Bersani e Di Pietro condurre una battaglia per l’abolizione di quelle norme che loro stessi avevano proposto in tempi non sospetti”.

A cosa si riferisce il secondo quesito?

“Il secondo quesito vuole sopprimere la remunerazione di quanto investito nei servizi. Il risultato sarebbe che le società pubbliche e private non investirebbero più un centesimo. Di conseguenza, le condizioni dei nostri acquedotti, già i peggiori dell’Europa occidentale con uno spreco del 30% di acqua, non solo non migliorerebbero ma peggiorerebbero sensibilmente. Se questo referendum passasse ci resterebbero due alternative. Con la prima, lo Stato o gli enti locali dovrebbero investire economicamente. Ma questi soggetti non hanno i soldi necessari e se anche li avessero non potrebbero impiegarli a causa dei vincoli europei. Altra alternativa sarebbe ricavare circa cinque miliardi l’anno da nuove imposte. Quindi la vittoria del SI’ porterebbe ad un drastico aumento delle tasse, alla perdita nell’immediato di numerosi posti di lavoro di chi si occupa di manutenzione degli acquedotti e a un maggior spreco di acqua. I referendari vogliono salvaguardare quella stessa gestione pubblica che finora ci ha danneggiato”.

Lei ha dichiarato che con la vittoria dei SI’ sull’acqua entrerebbero in vigore le direttive UE, più dure e liberiste. Cosa vuol dire?

“Esistono norme europee che impongono la concorrenza in tutti i settori, senza distinzione tra pubblico e privato. Nessuno può avere il monopolio. Sono i principi in base ai quali è arrivata in Italia la concorrenza sui telefoni. E’ grazie a quelle regole se oggi paghiamo un quarto della bolletta telefonica rispetto a vent’anni fa. Quanto alla remunerazione del capitale investito, l’UE impone addirittura che il prezzo dell’acqua debba coprire tutti i costi che ci sono nel servizio idrico, incluso il costo ambientale. Un esempio: se su 70 litri di acqua che arrivano in casa, 30 vengono dispersi nell’ambiente, anche quei 30 che non si consumano devono essere pagati. C’è pertanto il rischio che possano entrare in vigore senza ammortizzatori norme europee estremamente dure”.

Lei ha definito il referendum statalista, ideologico, truffaldino e incomprensibile…

“Certo. Statalista, perché vuole riportare lo Stato al monopolio, dopo tutte le esperienze negative del passato. Ideologico, perché parte dal presupposto che privato sia cattivo e statale sia buono. Principio applicato in Unione Sovietica, dove il rispetto per l’ambiente e per il cittadino ha toccato i minimi della storia dell’umanità. Truffaldino, perché viene spiegato come referendum contro la privatizzazione dell’acqua. La verità è che è contro la concorrenza e contro un servizio a prezzi migliori per i cittadini. Infine incomprensibile, perché l’informazione disonesta che viene fatta rende davvero problematico interpretare il tutto”.

L’Opposizione parla addirittura di “conseguenze politiche” dalla vittoria del ‘sì’. Cosa ne pensa?

“I Governi si legittimano con le elezioni politiche e non con i referendum. Le conseguenze politiche avrebbero dovuto trarle loro stessi, visto che vogliono abrogare norme identiche a quelle che hanno proposto. Per cui dovrebbero avere il buonsenso di dimettersi”.

Lei andrà a votare?

“Io starò ben lontano dai seggi elettorali. Non ho nessuna intenzione di agevolare con il mio NO la vittoria del SÌ”.

Quanto costerà agli italiani questo referendum?

“I quattro quesiti costeranno ai cittadini circa 400 milioni di euro. Inoltre, cosa da non sottovalutare, se dovesse passare il quorum ci sarà un’ulteriore somma, di qualche milione di euro, che verrà incassata dai comitati promotori del referendum”.

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