Da 6 anni, Regione Lazio senza regole per la procreazione assistita

Interrogazione al Ministro della Salute
Premesso che:

– l’art. 10 della legge 19 febbraio 2004, n. 40, recante “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”, prevede che gli interventi di procreazione medicalmente assistita siano realizzati nelle strutture pubbliche e private autorizzate dalle Regioni e iscritte all’apposito registro;

– la norma stabiliva altresì che le Regioni definissero, “entro tre mesi” dalla data di entrata in vigore della legge: i requisiti tecnico-scientifici e organizzativi delle strutture, le caratteristiche del personale delle strutture, i criteri per la determinazione della durata delle autorizzazioni e dei casi di revoca delle stesse e per lo svolgimento dei controlli sul rispetto delle disposizioni della legge;

– la Regione Lazio non ha ancora provveduto ad ottemperare a quanto previsto dal citato articolo, benché la legge sia entrata in vigore il 10 marzo 2004 e il termine dei tre mesi sia dunque scaduto da sei anni e mezzo;

tale inadempienza comporta che qualsiasi struttura può effettuare gli interventi di procreazione medicalmente assistita, senza le dovute garanzie stabilite dalla legge; peraltro, anche i centri migliori appaiono trovarsi in una situazione non del tutto regolare perché non hanno mai avuto la possibilità di iscriversi all’apposito registro,

si chiede si sapere:

quali siano in merito gli intendimenti del Ministro in indirizzo, anche considerata la particolare situazione in cui si trova la gestione della sanità nel Lazio.

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