UNIONI CIVILI. MALAN (FI): COSA DISSE BOSCHI SU MARINO CHE LE CELEBRAVA SENZA LEGGE?

“Ora che, in modo brutale e offensivo per l’Italia e per il Parlamento, il PD sta ottenendo il matrimonio gay sotto il falso nome di unioni civili, il ministro Maria Elena Boschi, insieme a molti altri del PD, diventa legalista sull’argomento, attaccando Alfio Marchini per aver detto di non avere intenzione di celebrarle da sindaco. Ma dov’erano l’onorevole Boschi e gli altri slalomisti della legge quando fior di sindaci del PD, a cominciare da Ignazio Marino, istituivano il registro delle unioni civili, celebrando ciò che tanti giornali definivano nozze gay?

Nella Arezzo del ministro Boschi, il registro fu istituito nel settembre 1998, poche settimane dopo Firenze – feudo del presidente Matteo Renzi. E Renzi, che pure pochissimi anni fa partecipava al Family Day, con la sua consueta doppiezza non ha mai abolito quel registro nei suoi anni da sindaco – forse perché, già nella piazza del Family Day, premeditava la svolta omosessualista. Milano istituì il registro illegale solo nel 2012 perché il PD prima non governava. Quando il duo Renzi-Boschi si è impadronito del Governo, dopo aver ‘serenamente’ eliminato Letta, erano oltre 200 i Comuni con il registro illegale. Il Governo non disse una parola né quando nell’ottobre 2014 il sindaco PD di Lodi, Simone Uggetti, oggi molto noto, fece questo atto illegale, né quando il sindaco di Roma Ignazio Marino, PD, fece lo stesso nel gennaio 2015 con tanto di fastose cerimonie in Campidoglio.

Questi sono atti illegali. Invece non c’è nulla di illegale nel fatto che il futuro sindaco di Roma, Alfio Marchini, non intenda celebrare le ‘unioni civili’, visto che nel ddl Cirinnà non c’è alcun obbligo personale perché questo atto lo compia il Sindaco. Prima di accusare bisognerebbe conoscere le leggi su cui si pone la fiducia”.

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