16 OTTOBRE 1943, COLTIVARE MEMORIA È UN DOVERE

Signor Presidente, esattamente 82 anni fa avveniva l’episodio principale della vergognosa e infame persecuzione degli ebrei nell’ambito della Shoah, voluta dal regime nazista e di cui anche il regime fascista italiano è stato complice. In quella circostanza, 1.023 persone di quelle arrestate furono mandate ad Auschwitz con un treno apposito. Dopo quattro giorni arrivarono sul campo di sterminio e già alcuni erano morti durante il viaggio, perché non era stato risparmiato nessuno, dai neonati agli anziani, ai malati. Di quei 1.023 solo 16 sopravvissero: 15 uomini e una donna.Ogni dettaglio di quell’evento è più di un’infamia, a cominciare dal fatto – ma ce ne sono cento di questi dettagli – che l’operazione fu stabilita di sabato, che per gli Ebrei è il giorno del riposo, per fare in modo che fossero il più possibile nelle loro case. L’entità del rastrellamento fu attenuata in alcuni casi: decine e forse centinaia di ebrei riuscirono a fuggire, alcuni da soli, alcuni per la collaborazione di una grande varietà di persone (a partire addirittura da un gerarca fascista a persone comuni, che si trovavano da quelle parti, vicino all’area che ancora oggi è chiamata “Ghetto”).È un episodio che non va mai dimenticato, non vanno dimenticate le responsabilità, non va dimenticato che questo è uno dei mille e più episodi simili accaduti in Europa in quel periodo.Da quella terribile esperienza nacque per gli ebrei la spinta, che era già iniziata almeno 70 anni prima, di cercare un luogo dove potessero difendersi e non fossero preda di cambiamenti di regime o di decisioni che avvenivano a volte ripetutamente, a volte in modo del tutto inaspettato, come accadde in Germania e in Italia. Da lì nacque lo Stato d’Israele.L’antisemitismo non va ricordato solo per quanto è avvenuto in passato. Evidentemente la sua storia è molto più antica che non quella di 80 anni fa e va anche ricordato al presente. Ricordiamo gli ebrei morti, ma non dimentichiamo quelli vivi, che anche in Italia, anche in questa Capitale, specialmente di questi tempi, sono indotti a nascondere la loro identità e la loro appartenenza. Sono incoraggiati a nasconderla (non tutti lo fanno), per questioni di prudenza, perché sono oggetto di violenze e di attacchi, cosa che non è accettabile.L’infamia assoluta di 80 anni fa non deve farci dimenticare quanto avviene anche oggi.

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