Signor Presidente, la ringrazio per aver voluto questo momento.
Due anni fa avvenivano i massacri di cui in questi giorni si parla finalmente molto: il loro orrore dovrebbe essere di monito a coloro che – com’è stato accennato nel modo migliore proprio da chi ha parlato prima di me – nelle piazze hanno giustificato – se non addirittura celebrato – quegli atti orribili.
A quei massacri compiuti sul terreno si aggiungeva il lancio di migliaia di missili dall’area di Gaza, che da vent’anni (all’epoca era da 18 anni) è sotto il controllo palestinese, perché Israele ha ritirato ogni colono e ogni forza armata da quel territorio. Ebbene, proprio da quel territorio partirono migliaia di missili, altri venivano dalle milizie di Hezbollah, dal Sud del Libano, e dalle milizie Houthi, dallo Yemen, oltre alle minacce dall’Iran. Quello è stato il momento più drammatico della storia di Israele degli ultimi decenni, forse eguagliato solo dall’altro attacco – anch’esso nel giorno dello Yom Kippur – del 1973.
Da allora c’è stata una reazione dello Stato d’Israele, che ha tutto il diritto di difendersi di fronte a un atto palese di guerra: era giustificata da ogni norma internazionale e dal buonsenso una reazione, che però è stata tale da far dire – e cito il Capo del Governo – di aver finito per superare il principio di proporzionalità, causando troppe vittime civili.
Detto questo, dobbiamo ricordare com’è nata la vicenda: il primo nemico del popolo palestinese sono proprio Hamas e coloro che la sostengono e la giustificano.
Ci troviamo sempre tutti d’accordo nel ricordare gli ebrei morti e uccisi, sia nella Shoah, 80 e più anni fa, sia due anni fa.
Dobbiamo anche sempre ricordare gli ebrei vivi: quelli che sono ancora ostaggio nelle mani di Hamas; quelli che vivono in Israele sotto la continua minaccia di missili di attentati, e coloro che appartengono alle comunità ebraiche nel mondo, anche in Italia, che si sentono sotto attacco, perché lo sono. Molti ebrei rinunciano e consigliano ai loro figli e ai loro familiari di non manifestarsi come tali e di non portare la kippah, anche se hanno l’abitudine di farlo.
Ebbene, contro questo, contro ogni gesto di antisemitismo e contro le parole ingiustificabili nei confronti della senatrice Segre, credo che dovremmo essere altrettanto uniti come quando ricordiamo gli ebrei che sono stati uccisi.
Oggi 2 anni dopo il 7 ottobre ricordiamo gli ebrei vittime di un crescente antisemitismo
