“Se nei referendum sull’acqua dovessero vincere i Sì, non resteremmo senza legge, ma avrebbero vigore le direttive dell’Unione Europea, molto più liberiste del cosiddetto ‘decreto Ronchi’.
Ad esempio, la direttiva 2000/60, all’articolo 9 prevede che i prezzi siano basati sul ‘principio del recupero dei costi, compresi i costi ambientali e relativi alle risorse, prendendo in considerazione l’analisi economica’. Ovviamente questo comprende la remunerazione del capitale investito, che il referendum vorrebbe cancellare, oltre ad altri costi ancora. E questo, in nome della tutela dell’ambiente.
In generale, l’Unione Europea prevede la libera concorrenza, e non fa eccezione per le aziende pubbliche e municipalizzate. Le norme che oggetto dell’altro referendum hanno rimandato al 2012 l’obbligo degli appalti e prevedono eccezioni.
Insomma, i referendum abrogherebbero norme morbide e ne farebbero entrare in vigore altre molto più dure. Infatti, il nuovo articolo 117 della Costituzione, voluto dal centrosinistra, subordina le nostre leggi all’ordinamento europeo”.
