Basta la parola di un (vero o presunto) minorenne perché l’Italia venga meno a un accordo stipulato con uno Stato di provenienza dei migranti

Qualora i minori lo richiedano, le autorità diplomatico-consolari non vengono coinvolte. Bisognerebbe almeno aggiungere che la parola di questi giovani non vale quando c’è un’intesa

Intervento in Aula per dichiarazione di voto sull’emendamento 5.116 (articolo 5) del disegno di legge in materia di protezione dei minori stranieri non accompagnati

Signora Presidente,

innanzitutto vorrei richiamare l’attenzione – del relatore e del Governo in particolare – su una precisazione: per un errore di battitura, il testo dell’emendamento in esame reca scritto «comma 1», ma si intendeva dire «comma 3». Sarebbe dunque: «Le iniziative di cui al comma 3, ultimo periodo, possono includere» e spiego cosa significa.

Al comma 3, ultimo periodo, c’è scritto che il Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale e il Ministero dell’Interno promuovono le opportune iniziative, d’intesa con gli Stati interessati, al fine di accelerare il compimento degli accertamenti di cui al presente comma. Notate bene: non per il rimpatrio che ci chiede l’Europa, per carità, ma per applicare quello che dice questa stessa legge.

Poi, però, in questo testo si dice anche che, qualora i minori chiedano di non coinvolgere le autorità diplomatico-consolari, su loro semplice richiesta, queste non vengono coinvolte. Ma allora di quali intese stiamo parlando, all’ultimo periodo?

Nell’ultimo periodo si dice che ci possono essere delle intese con i Paesi di origine per meglio addivenire all’identificazione e all’acquisizione di tutti i dati utili, ma notate bene che, se solitamente i minori non vengono ritenuti capaci di fare nessuna azione (un diciassettenne che magari già guadagna, per gli strani casi della vita, non può aprire un conto in banca), a questi signori diamo addirittura la possibilità di intervenire nei rapporti tra il nostro e il loro Stato. Se noi volessimo interloquire con il Governo tunisino, con il Governo algerino, con il Governo marocchino o con il Governo di qualsiasi altro Paese da cui vengono queste persone, basterebbe la parola di uno che si dice minorenne perché questa intesa non si attivi. Lo scopo di questo emendamento, quindi, è quello di far sì che all’interno del testo, che resta pur sempre un testo sbagliato, vi sia almeno una coerenza interna. Poiché all’ultimo periodo di questo comma si afferma che si può arrivare a delle intese con il Paese interessato, bisognerebbe almeno aggiungere che la parola di questi giovani (o sedicenti giovani) signori non vale quando c’è un’intesa. Il testo afferma che, se c’è un’intesa con la Tunisia in base alla quale tutti i giovani che vengono dicono di provenire – o si sospetta che provengano – da quel Paese, possono essere identificati in qualche modo non già per l’espulsione (perché è proibita da questo disegno di legge) ma almeno per sapere chi sono, per sapere se c’è già un altro Amri in erba che coltiviamo nel nostro vivaio. Basta la parola di un ragazzetto, che viene in Italia senza conoscere la nostra lingua né le nostre leggi (eccetto questa, che conoscerà benissimo, perché è a causa di questa legge che sarà venuto), perché il nostro Paese venga meno a un accordo stipulato tra la Repubblica italiana e la Repubblica tunisina. Neanche impegnandosi a lungo si potrebbe riuscire a scrivere una cosa più folle di questa. Non so quale altra mano, al di là di quelle note, vi sia dietro norme così folli.

Facciamo, almeno, in modo che ci sia questo barlume di sensatezza, per cui la parola di un sedicente diciassettenne non valga più di un accordo fra l’Italia ed un altro Stato sovrano con il quale, se stipuliamo un accordo, evidentemente avremo dei buoni rapporti.

Le chiedo, Signora Presidente, di chiedere al relatore e al Governo, alla luce di questa precisazione su un punto che pure mi pareva evidente, di rivedere il loro parere. Temo che non lo faranno, vista l’ottica sin qui adottata, ma non mettiamo limiti alla provvidenza.

 

Votazione nominale dell’emendamento 5.116 (testo corretto), presentato dai senatori Malan e Rizzotti: il Senato non approva.

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